Visualizzazione post con etichetta poliica. Mostra tutti i post
Milena Gabanelli rinuncia alla corsa per il Quirinale, ecco la sua lettera integrale
Pubblichiamo di seguitola lettera con cui Milena Gabannelli dopo la notizia della sua rinuncia alla corsa del Quirinale
Mi rivolgo ai tanti cittadini che hanno visto in me una professionista sopra le parti e quindi adeguata a rappresentare l’inizio di un cambiamento nel Paese. Sono giornalista da 30 anni e ho cercato sempre, in buona fede, di fare il mio mestiere al meglio; il riconoscimento che in questi giorni ho ricevuto mi commuove, e mi imbarazza.Certamente non mi sono mai trovata in una situazione dove sottrarsi è un tradimento e dichiararsi disponibile un segno di vanità. Forse non si sta parlando di me, ma dell’urgenza di dare un volto a un’aspettativa troppo a lungo tradita.
Che io non avessi le competenze per aspirare alla Presidenza della Repubblica mi era chiaro sin da ieri, ma ho comunque ritenuto che la questione meritasse qualche ora di riflessione. E non è stata una riflessione serena.
Quello che mi ha messo più in difficoltà in questa scelta è stato il timore di sembrare una che volta le spalle, che spinge gli altri a cambiare le cose ma che poi quando tocca a lei se ne lava le mani. Il mio mestiere è quello di presentare i fatti, far riflettere i cittadini e spronarli anche ad agire in prima persona. Ma quell’agire in prima persona è tanto più efficace quanto più si realizza attraverso le cose che ognuno di noi sa fare al meglio.
Io sono una giornalista, e solo attraverso il mio lavoro – che amo profondamente – provo a cambiare le cose, ad agire in prima persona, appunto.
Milena Gabanelli
| Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "Like" | |
| Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog | |
I neutrini del Cern più veloci della luce: l’elogio della Gelmini per il tunnel che non c’è
La notizia del superamento del limite della velocità della luce da parte di neutrini, un risultato fisico choc che sarebbe stato ottenuto nell’ambito di un esperimento del Cern, potrebbe essere oscurata dalla rivelazione che, secondo il ministro Mariastella Gelmini, l’Italia avrebbe contribuito “alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso”. Un tunnel unico di 732 chilometri che parte dal Gran Sasso e collega direttamente con la cittadina elvetica. Peccato che in realtà il tunnel non esiste.L’incredibile svista del ministro è tratta dall’entusiastico comunicato stampa diramato ieri dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in cui Mariastella Gelmini intende esprimere le sue congratulazioni all’intero mondo della ricerca italiana, non avendo però esattamente chiaro cosa abbiano fatto gli scienziati italiani. “Credo che quello della Gelmini sia uno svarione notevole – ha commentato Giuseppe Longo, professore ordinario di astrofisica dell’università Federico II di Napoli – non c’è alcun tunnel costruito fra il Cern e i laboratori del Gran Sasso. I neutrini dell’esperimento sono stati accelerati nell’acceleratore Lhc costruito sotto Ginevra, e poi sono stati orientati e sparati verso il Gran Sasso. Queste particelle praticamente non interagiscono con la materia e quindi, sostanzialmente, trapassano la roccia. Non c’è nessun tunnel. Tra l’altro, se si fosse scavato per 730 chilometri, data la curvatura terrestre questa fantomatica infrastruttura avrebbe attraversato il mantello, e quindi si sarebbe fuso tutto».
I fasci di neutrini lanciati dal Cern di Ginevra verso i laboratori dell’Infn (Istituto Nazionale Fisica Nucleare) del Gran Sasso hanno prodotto una grande quantità di dati, registrati nell’ambito dell’esperimento ‘Opera‘, che ora sono in fase di verifica da parte degli scienziati di tutto il mondo. “Questi dati sono a disposizione degli studiosi. La comunità scientifica li sta vagliando con cautela proprio in queste ore. Il Ministro, però, deve avere tra l’altro dei risultati tutti suoi, perché dà già per assodata la cosa” ha aggiunto Longo. Nel comunicato, infatti, il ministro emette già il giudizio: “Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo”. “Le informazioni che invece ha diffuso il Cern sono serie e professionali e hanno espresso tutte le cautele possibili e immaginabili sulla verifica di questo risultato” ha continuato Longo.
Nel comunicato stampa, inoltre, si fa riferimento agli investimenti italiani in questo progetto, a testimonianza del presunto grande impegno del Governo a favore della ricerca scientifica in Italia. Quello che però non c’è scritto è che l’esperimento ‘Opera’ ha come portavoce Antonio Ereditato, 56 anni, napoletano di origine, che ha avuto una cattedra non dal suo paese, ma dalla Svizzera. Da cinque anni, Ereditato è infatti direttore del Laboratorio di alte energie all’Albert Einstein Center for Fundamental Physics dell’Università di Berna. Si tratta di uno scienziato che “lavorava al Dipartimento di Fisica dell’Università Federico II di Napoli, era un mio collega. E certamente ricade nella categoria dei cervelli in fuga, dato che alla fine ha trovato una cattedra in Svizzera. Una categoria che testimonia l’assoluta eccellenza della ricerca italiana, e che però è costretta a scontrarsi con un mondo dell’università gestito dal Governo in modo incompetente come, tra l’altro, dimostra il recente comunicato del ministro Gelmini» ha concluso Longo.
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Il FQ
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Una cena nella villa di Vietti per riavvicinare Udc e Pdl
La lussuosa villa di montagna piemontese del vicepresidente del Csm, Michele Vietti (plenipotenziario dell'Udc subalpino), teatro di una riunione "segreta" fra Pdl e Udc preliminare a un riavvicinamento tra i due partiti. L'incontro è avvenuto venerdì della settimana scorsa, ma la notizia non è rimasta riservata a lungo essendo stata divulgata dal sito torinese "Lo spiffero". E avendo suscitato polemiche all'interno dello stesso Pdl: "Non è la casa del vicepresidente del Csm la sede più opportuna per un dialogo fra partiti", protesta la deputata piemontese pdl (nonché presidente della Provincia di Asti), Maria Teresa Armosino.Ecco i fatti. L'incontro s'è svolto nelle Valli di Lanzo, ad Ala di Stura, buen retiro di Vietti. Va detto che in Piemonte l'Udc ha corso alle regionali piemontesi con la democratica Mercedes Bresso, mentre alle provinciali s'è addirittura presentato in solitaria. Era necessario, in questo momento di "dialogo" a distanza tra i due partiti, rompere il ghiaccio anche se su questo la posizione di Casini è tranchant: "Fino a quando c'è Berlusconi, non se ne parla". Ma tant'è. Sta di fatto che anfitrione delle prove generali di una riappacificazione Pdl Udc è stato il padrone di casa, il vicepresidente del Csm. Fra i suoi ospiti, per il pdl, il coordinatore piemontese Enzo Ghigo, il presidente del Consiglio regionale Valerio Cattaneo, il capogruppo regionale Luca Pedrale, gli assessori Alberto
Cirio e Michele Coppola, il presidente Finpiemonte Massimo Feira. Dalla parte di Vietti, il fidato Alberto Goffi, segretario regionale dello scudocrociato, e Loredana Devietti, capogruppo in Provincia.
Chi non ha ben digerito la riunione politica a casa Vietti è stata la Armosino. "Non critico - ha commentato la deputata astigiana pidiellina - un eventuale accordo con l'Udc laddove ci sia stato, ma che questo eventuale patto politico sia stato raggiunto nella casa del vicepresidente del Csm, una persona da sempre presente nell'ambiente economico e politico della Regione". "Questo - ha aggiunto Armosino - può dare origine a malumore per la sua evidente inopportunità. L'accordo avrebbe dovuto essere discusso nelle sedi più appropriate dei partiti anche per le implicazioni che ciò porta a cascata su tutte le altri amministrazioni oltre quella regionale". Insomma, l'onorevole Armosino proprio non ci sta che l'incontro nella villa di Vietti "sia poi sfociato, in consiglio regionale, nell'approvazione della delibera bipartisan sull'attribuzione dei fondi culturali". La deputata astigiana si chiede infine "se si tratti di un patto politico stabile, su casi di programma predefiniti, o se anche in questo caso siamo di fronte a scelte non politiche ma che lasciano presupporre un interesse anche diverso?".
Pronta la replica del senatore Ghigo. "Ma quale incontro segreto - risponde - è stata una rimpatriata del tutto casuale alla quale qualcuno ha voluto dare un significato politico. Sì, c'è un riavvicinamento a livello nazionale, e credo che i grandi rapporti tra me, Vietti Goffi e altri esponenti del Pdl rientrino nella norma. Ma non è che ci siamo presi impegni in quella circostanza. E' stata una serata in piacevole amicizia". Non va dimenticato a onor del vero - osservano alcuni commentatori politici locali - che all'interno del Pdl, in Regione, esiste un gruppetto di sette dissidenti capitanati dall'asse Burzi-Armosino-Bonsignore. Pare ovvio, dunque, nell'ambito dei giochi politici di campanile, che Vietti e Goffi, in consiglio regionale, non si lascino sfuggire l'occasione per limitare la valenza politica di quei sette. E di fare qualche "dispettuccio" all'ex amico Bonsignore. Ma questa è un'altra storia.
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Repubblica.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Tarantini: “Soldi per il silenzio sulle escort, Ghedini sapeva. Lavitola? Uno psicopatico”
Top secret. Dopo quattro ore di interrogatorio, la Procura di Napoli ha imposto il segreto totale sulle dichiarazioni di Tarantini. Approfondimenti e chiarimenti delle cose dette lo scorso tre settembre. Il giro di soldi, il ruolo degli avvocati, l’ossessione di B. sulla pubblicazione delle intercettazioni di Bari. In quella occasione Gianpi ha parlato della cassa straripante di bigliettoni dedicata a lui. Dell’andirivieni di ragionieri, commercialisti, avvocati semplici e avvocati parlamentari: tutti attorno a lui, imprenditore fallito, cocainomane, organizzatore di festini e gestore di una rete di escort. Tutti al suo servizio per espresso ordine del Sultano di Arcore.
“L’onorevole Ghedini aveva un canale privilegiato”. Il 3 settembre, Tarantini tratteggia il ruolo del legale di B., “la persona in assoluto più vicina al presidente”. “Credo che quando Berlusconi faccia determinati conti o cose, Ghedini lo sappia. Vede un fogliettino, una nota, non so come gestiscono la contabilità, Berlusconi, ma vede la nota ha scritto duecento (mila, ndr) a Lavitola per Tarantini, o comunque a Ghedini che non è scemo dice: ‘Cavolo, fammi vedere qua i soldi dove stanno’”. È il buco nero dei 500 mila euro che Berlusconi assegna a Gianpi, ufficialmente per aiutarlo ad aprire un’attività imprenditoriale preferibilmente all’estero. Soldi in buona parte trattenuti da Lavitola, ma questa è un’altra storia. Di quella somma gli avvocati del premier sapevano tutto. Sapeva l’onorevole Ghedini, che presto dovrà dare chiarimenti ai magistrati napoletani, sapeva l’altro avvocato che Berlusconi mette a totale disposizione di Tarantini, Giorgio Perrone. È lo stesso legale a confermarlo nel suo interrogatorio. “Nel settembre 2010 mi chiamò Berlusconi e mi chiese di assumere la difesa di Tarantini. Subito dopo io chiamai Ghedini al quale comunicai tale circostanza…”.
Quindi è Berlusconi che nomina l’avvocato a Tarantini. Che interrogato si impappina, poi ammette: “Sì è Berlusconi che prende l’iniziativa perché è Quaranta (prima suo difensore, ndr), che chiede forse a Ghedini, forse è D’Ascola (altro legale del pool del Cavaliere, ndr) che consiglia a Quaranta Perrone”. Una girandola di principi del foro che ufficialmente Tarantini, da poco uscito dagli arresti domiciliari, senza un centesimo di euro in tasca, non riuscirà mai a pagare. Ma non è un problema, perché il Cavaliere vede e provvede. Perrone è premuroso, si preoccupa di quei 500 mila euro. “Mi sussurrò all’orecchio se io avessi ricevuto i 500 mila euro da Lavitola… lui l’aveva saputo da Ghedini”.
“Cose compromettenti, questo è un Ruby-2”
Ma perché tante attenzioni, cosa allarma in quel periodo Berlusconi? L’ossessione è sempre la stessa, ritardi, insabbiamenti, fughe di notizie a parte, alla Procura di Bari stanno per essere depositate tutte le intercettazioni con le brave ragazze che Tarantini portava in Sardegna e a Palazzo Grazioli. “Ci sono delle cose che lo compromettono (Berlusconi, ndr), perché vederlo di nuovo sui giornali con ragazze che… punto e a capo: Ruby due, certo che non è cosa piacevole per lui, la causa sono stato io”. Pentimenti postumi a parte – Tarantini ha lucrato per anni sui vizietti di Berlusconi – fa pensare il riferimento a Ruby, la minorenne marocchina protagonista di un altro scandalo. In quei summit particolari non c’erano solo escort alla D’Addario, “ma mogli di notai, imprenditori, gente nota, che avevano relazioni con me”. Tutte a Palazzo Grazioli, tutte al Bunga-Bunga.
“Finisce il processo e muoio di fame”
Tarantini respinge l’accusa di essere un ricattatore, lui Berlusconi lo adora, mai avrebbe pensato di ricattarlo. “Quello vi dimentica, quello vi abbandona, mi diceva Lavitola”, per Gianpi uno “psicopatico”. E allora si allarma, non vuole perdere “l’amor suo”. Quando i magistrati gli chiedono dell’incontro con Berlusconi ad Arcore, ma dopo aver “staccato le batterie dei cellulari” per non essere localizzati, gli vengono le lacrime agli occhi. “Non lo vedevo da due anni, credo mi sia anche commosso”. Scaccia i cattivi pensieri che il finto amico Lavitola gli mette in testa, decide che l’unico modo per conservare il rapporto con Silvio è tenere in vita l’incubo Bari. “Avevo paura, domani mattina finisce il rapporto e non so come vivere… domani mattina chiude il processo, questo qua intermediario (Lavitola, ndr) che è un mascalzone che mi ha rubato i soldi, finisce, io che faccio, muoio di fame?”. Finisce la bella vita, le vacanze a Cortina, la casa ai Parioli, i vestiti griffati e le cene a 200 euro a cranio. Gianpi Tarantini ha sempre vissuto di mala-politica. “Io sono Gianpaolo Tarantini, ho favorito la prostituzione, ho ricevuto cocaina e ho corrotto la Sanità in Puglia, purtroppo in Puglia lavorava la sinistra con quelli vicino a D’Alema”.
Il tesoretto: “È per una società off shore”
Cinquecentomila euro, più tremila a settimana per le spese, la casa ai Parioli pagata a prezzi stracciati: questo era il “tesoretto” destinato Gianpi. Soldi che transitavano anche attraverso società offshore. “Chiesi a Lavitola di organizzare questa benedetta società per far confluire i soldi. Io non volevo comparire per ragioni ovvie di indagine. Lui disse che avrebbe fatto tutto lui”, dice nell’interrogatorio. Ma come funzionava questo passaggio di danaro, chiedono i pm? “Lui (Lavitola, ndr) dice attraverso società offshore”. E il “transito” era da “Berlusconi a Lavitola”.
Il Cavaliere, secondo la ricostruzione di Gianpi, è categorico con Lavitola: “Io ti do i 500 mila euro, li dà a Valter e poi Valter li dà a te. Faccio un bonifico a Valter e li dà a te”. Nel suo interrogatorio Tarantini parla anche della Procura di Bari e degli incontri tra il procuratore Antonio Laudati e l’avvocato Quaranta. Il tema è sempre il deposito di tutti gli atti del processo escort. Dopo l’incontro Quaranta “mi dice – fa mettere a verbale Tarantini – che è vero che c’è l’avviso di conclusione, che gli è stato consegnato (Laudati, ndr), in quanto coordinatore delle mie indagini. Nicola mi dice che mi vuole incontrare e mi dice che in queste intercettazioni Laudati gli dice che… ma fanno dei commenti più di gossip che…”.
“Il favoreggiamento ci sta tutto, eccome”
Il pm vuole saperne di più, cercare di capire qual è stato il ruolo degli avvocati nel rapporto con la Procura: “Ce li dica, sono importanti”. Tarantini: “Sono dei commenti più di gossip che legati all’indagine stessa. Perché dice: ‘Nei cosi si dice che tu gli hai regalato il maglione, che tu…’ Laudati a Nicola: ‘Ma come fa un personaggio come Berlusconi ad accettare regali da uno sfigato come Tarantini, che bisogno ha? Questo sostanzialmente dice Laudati”. Secondo Tarantini, il magistrato si sarebbe lasciato andare anche a valutazioni sul processo: “Dice: ‘Là il favoreggiamento (della prostituzione, ndr) ci sta tutto, ci sta tutto! Altro che non ci sta”. Chi lo dice, chi è che parla, chiedono ancora i pubblici ministeri. “Laudati”, risponde secco Tarantini. “Quaranta non parla più con i pm, parla solo con Laudati in quanto coordinatore delle mie indagini”. L’avvocato chiede notizie al procuratore: “Dottore, ma è vero quello che sta uscendo sui giornali? Tutto sto casino, sto pandemonio? (…) E Laudati risponde: “Sì, è vero, mi è arrivato questo coso, ma che cosa ha combinato? Questi sono pazzi!”.
di Enrico Fierro e Antonio Massari
Da Il Fatto Quotidiano del 9 settembre 2011
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
“L’onorevole Ghedini aveva un canale privilegiato”. Il 3 settembre, Tarantini tratteggia il ruolo del legale di B., “la persona in assoluto più vicina al presidente”. “Credo che quando Berlusconi faccia determinati conti o cose, Ghedini lo sappia. Vede un fogliettino, una nota, non so come gestiscono la contabilità, Berlusconi, ma vede la nota ha scritto duecento (mila, ndr) a Lavitola per Tarantini, o comunque a Ghedini che non è scemo dice: ‘Cavolo, fammi vedere qua i soldi dove stanno’”. È il buco nero dei 500 mila euro che Berlusconi assegna a Gianpi, ufficialmente per aiutarlo ad aprire un’attività imprenditoriale preferibilmente all’estero. Soldi in buona parte trattenuti da Lavitola, ma questa è un’altra storia. Di quella somma gli avvocati del premier sapevano tutto. Sapeva l’onorevole Ghedini, che presto dovrà dare chiarimenti ai magistrati napoletani, sapeva l’altro avvocato che Berlusconi mette a totale disposizione di Tarantini, Giorgio Perrone. È lo stesso legale a confermarlo nel suo interrogatorio. “Nel settembre 2010 mi chiamò Berlusconi e mi chiese di assumere la difesa di Tarantini. Subito dopo io chiamai Ghedini al quale comunicai tale circostanza…”.
Quindi è Berlusconi che nomina l’avvocato a Tarantini. Che interrogato si impappina, poi ammette: “Sì è Berlusconi che prende l’iniziativa perché è Quaranta (prima suo difensore, ndr), che chiede forse a Ghedini, forse è D’Ascola (altro legale del pool del Cavaliere, ndr) che consiglia a Quaranta Perrone”. Una girandola di principi del foro che ufficialmente Tarantini, da poco uscito dagli arresti domiciliari, senza un centesimo di euro in tasca, non riuscirà mai a pagare. Ma non è un problema, perché il Cavaliere vede e provvede. Perrone è premuroso, si preoccupa di quei 500 mila euro. “Mi sussurrò all’orecchio se io avessi ricevuto i 500 mila euro da Lavitola… lui l’aveva saputo da Ghedini”.
“Cose compromettenti, questo è un Ruby-2”
Ma perché tante attenzioni, cosa allarma in quel periodo Berlusconi? L’ossessione è sempre la stessa, ritardi, insabbiamenti, fughe di notizie a parte, alla Procura di Bari stanno per essere depositate tutte le intercettazioni con le brave ragazze che Tarantini portava in Sardegna e a Palazzo Grazioli. “Ci sono delle cose che lo compromettono (Berlusconi, ndr), perché vederlo di nuovo sui giornali con ragazze che… punto e a capo: Ruby due, certo che non è cosa piacevole per lui, la causa sono stato io”. Pentimenti postumi a parte – Tarantini ha lucrato per anni sui vizietti di Berlusconi – fa pensare il riferimento a Ruby, la minorenne marocchina protagonista di un altro scandalo. In quei summit particolari non c’erano solo escort alla D’Addario, “ma mogli di notai, imprenditori, gente nota, che avevano relazioni con me”. Tutte a Palazzo Grazioli, tutte al Bunga-Bunga.
“Finisce il processo e muoio di fame”
Tarantini respinge l’accusa di essere un ricattatore, lui Berlusconi lo adora, mai avrebbe pensato di ricattarlo. “Quello vi dimentica, quello vi abbandona, mi diceva Lavitola”, per Gianpi uno “psicopatico”. E allora si allarma, non vuole perdere “l’amor suo”. Quando i magistrati gli chiedono dell’incontro con Berlusconi ad Arcore, ma dopo aver “staccato le batterie dei cellulari” per non essere localizzati, gli vengono le lacrime agli occhi. “Non lo vedevo da due anni, credo mi sia anche commosso”. Scaccia i cattivi pensieri che il finto amico Lavitola gli mette in testa, decide che l’unico modo per conservare il rapporto con Silvio è tenere in vita l’incubo Bari. “Avevo paura, domani mattina finisce il rapporto e non so come vivere… domani mattina chiude il processo, questo qua intermediario (Lavitola, ndr) che è un mascalzone che mi ha rubato i soldi, finisce, io che faccio, muoio di fame?”. Finisce la bella vita, le vacanze a Cortina, la casa ai Parioli, i vestiti griffati e le cene a 200 euro a cranio. Gianpi Tarantini ha sempre vissuto di mala-politica. “Io sono Gianpaolo Tarantini, ho favorito la prostituzione, ho ricevuto cocaina e ho corrotto la Sanità in Puglia, purtroppo in Puglia lavorava la sinistra con quelli vicino a D’Alema”.
Il tesoretto: “È per una società off shore”
Cinquecentomila euro, più tremila a settimana per le spese, la casa ai Parioli pagata a prezzi stracciati: questo era il “tesoretto” destinato Gianpi. Soldi che transitavano anche attraverso società offshore. “Chiesi a Lavitola di organizzare questa benedetta società per far confluire i soldi. Io non volevo comparire per ragioni ovvie di indagine. Lui disse che avrebbe fatto tutto lui”, dice nell’interrogatorio. Ma come funzionava questo passaggio di danaro, chiedono i pm? “Lui (Lavitola, ndr) dice attraverso società offshore”. E il “transito” era da “Berlusconi a Lavitola”.
Il Cavaliere, secondo la ricostruzione di Gianpi, è categorico con Lavitola: “Io ti do i 500 mila euro, li dà a Valter e poi Valter li dà a te. Faccio un bonifico a Valter e li dà a te”. Nel suo interrogatorio Tarantini parla anche della Procura di Bari e degli incontri tra il procuratore Antonio Laudati e l’avvocato Quaranta. Il tema è sempre il deposito di tutti gli atti del processo escort. Dopo l’incontro Quaranta “mi dice – fa mettere a verbale Tarantini – che è vero che c’è l’avviso di conclusione, che gli è stato consegnato (Laudati, ndr), in quanto coordinatore delle mie indagini. Nicola mi dice che mi vuole incontrare e mi dice che in queste intercettazioni Laudati gli dice che… ma fanno dei commenti più di gossip che…”.
“Il favoreggiamento ci sta tutto, eccome”
Il pm vuole saperne di più, cercare di capire qual è stato il ruolo degli avvocati nel rapporto con la Procura: “Ce li dica, sono importanti”. Tarantini: “Sono dei commenti più di gossip che legati all’indagine stessa. Perché dice: ‘Nei cosi si dice che tu gli hai regalato il maglione, che tu…’ Laudati a Nicola: ‘Ma come fa un personaggio come Berlusconi ad accettare regali da uno sfigato come Tarantini, che bisogno ha? Questo sostanzialmente dice Laudati”. Secondo Tarantini, il magistrato si sarebbe lasciato andare anche a valutazioni sul processo: “Dice: ‘Là il favoreggiamento (della prostituzione, ndr) ci sta tutto, ci sta tutto! Altro che non ci sta”. Chi lo dice, chi è che parla, chiedono ancora i pubblici ministeri. “Laudati”, risponde secco Tarantini. “Quaranta non parla più con i pm, parla solo con Laudati in quanto coordinatore delle mie indagini”. L’avvocato chiede notizie al procuratore: “Dottore, ma è vero quello che sta uscendo sui giornali? Tutto sto casino, sto pandemonio? (…) E Laudati risponde: “Sì, è vero, mi è arrivato questo coso, ma che cosa ha combinato? Questi sono pazzi!”.
di Enrico Fierro e Antonio Massari
Da Il Fatto Quotidiano del 9 settembre 2011
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Crollano Berlusconi e Bossi il centrosinistra a +9 per cento. Vola Di Pietro
LA BURRASCOSA estate politica del 2011 consegna al centro-sinistra un margine ancora più ampio, nelle intenzioni di voto, rispetto a quello su cui poteva contare a giugno. E' salito da sei a quasi nove punti il vantaggio di Pd, IdV e Sel su Lega e PdL. Ma i dati dell'Atlante Politico di Demos 1 mostrano come la miscela di insoddisfazione politica e incertezza economica, in questa fase, renda più problematiche le previsioni per il futuro.
La presentazione della manovra finanziaria (con la successiva girandola di correzioni ed emendamenti) ha contribuito, assieme a nuovi e vecchi scandali politico-giudiziari, a movimentare il clima politico anche nel mese di agosto. Gran parte dell'opinione pubblica (69%) esprime un giudizio negativo sulla manovra proposta e ha ormai maturato la convinzione che a pagare saranno, alla fine, soprattutto i lavoratori dipendenti (pubblici e privati) e i pensionati. L'indagine registra, perciò, una ulteriore caduta di consenso per il governo (dal 27 al 22%) e per i leader della coalizione di centro-destra: una tendenza che arriva ora a coinvolgere anche il ministro dell'economia Tremonti (che perde quasi diciassette punti, fermandosi al 38%). Ma diminuisce anche la fiducia dell'opinione pubblica per l'opposizione (dal 25 al 20%) e i suoi esponenti: per tutti salvo Di Pietro, che cresce rispetto ai primi mesi di quest'anno (39%) e nella graduatoria dei leader precede di misura Vendola e Tremonti (entrambi in netto
calo).
In questo quadro, le attese per il futuro appaiono meno chiare di quelle prospettate dal precedente sondaggio. Le previsioni degli elettori sull'esito delle prossime consultazioni politiche vedono ancora in testa il centro-sinistra (47%), che prevale nettamente sul centro-destra (27%). Ma è cresciuta di oltre dieci punti l'area di intervistati (25%) che si dicono incerti o prevedono la vittoria di un'altra coalizione.
Le intenzioni di voto rispecchiano queste tendenze, anche se con un'evoluzione più lenta. Si riducono, in modo significativo, le preferenze per le due forze di governo: Pdl (25.3%) e Lega Nord (9.8%) perdono circa un punto ciascuno, mentre si contrae il gradimento dei rispettivi leader, Berlusconi e Bossi, curiosamente appaiati al livello più basso (22-23%). L'indebolimento della coalizione di centro-destra è dovuto soprattutto alla disaffezione di alcuni settori del suo elettorato che appaiono, per ora, molto incerti o orientati all'astensione.
Le difficoltà della coalizione di governo sono state solo in parte capitalizzate dalle forze di opposizione, che a giugno erano cresciute in virtù dei recenti successi alle amministrative e al referendum. Il Pd, con una sostanziale stabilità nelle intenzioni di voto (29.5%), mantiene il primato fra i partiti, mentre si conferma un relativo ridimensionamento dello spazio elettorale di Sel (5.3%). Crescono invece nettamente i consensi per l'IdV (9.2%), che ha saputo probabilmente interpretare con maggiore efficacia la protesta contro la manovra economica. Restano sostanzialmente stabili, infine, le intenzioni di voto per il Terzo polo: la flessione di Fli (3.3%) è compensata dalla crescita dei consensi per l'Udc (7.4%).
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Repubblica.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
La presentazione della manovra finanziaria (con la successiva girandola di correzioni ed emendamenti) ha contribuito, assieme a nuovi e vecchi scandali politico-giudiziari, a movimentare il clima politico anche nel mese di agosto. Gran parte dell'opinione pubblica (69%) esprime un giudizio negativo sulla manovra proposta e ha ormai maturato la convinzione che a pagare saranno, alla fine, soprattutto i lavoratori dipendenti (pubblici e privati) e i pensionati. L'indagine registra, perciò, una ulteriore caduta di consenso per il governo (dal 27 al 22%) e per i leader della coalizione di centro-destra: una tendenza che arriva ora a coinvolgere anche il ministro dell'economia Tremonti (che perde quasi diciassette punti, fermandosi al 38%). Ma diminuisce anche la fiducia dell'opinione pubblica per l'opposizione (dal 25 al 20%) e i suoi esponenti: per tutti salvo Di Pietro, che cresce rispetto ai primi mesi di quest'anno (39%) e nella graduatoria dei leader precede di misura Vendola e Tremonti (entrambi in netto
calo).
In questo quadro, le attese per il futuro appaiono meno chiare di quelle prospettate dal precedente sondaggio. Le previsioni degli elettori sull'esito delle prossime consultazioni politiche vedono ancora in testa il centro-sinistra (47%), che prevale nettamente sul centro-destra (27%). Ma è cresciuta di oltre dieci punti l'area di intervistati (25%) che si dicono incerti o prevedono la vittoria di un'altra coalizione.
Le intenzioni di voto rispecchiano queste tendenze, anche se con un'evoluzione più lenta. Si riducono, in modo significativo, le preferenze per le due forze di governo: Pdl (25.3%) e Lega Nord (9.8%) perdono circa un punto ciascuno, mentre si contrae il gradimento dei rispettivi leader, Berlusconi e Bossi, curiosamente appaiati al livello più basso (22-23%). L'indebolimento della coalizione di centro-destra è dovuto soprattutto alla disaffezione di alcuni settori del suo elettorato che appaiono, per ora, molto incerti o orientati all'astensione.
Le difficoltà della coalizione di governo sono state solo in parte capitalizzate dalle forze di opposizione, che a giugno erano cresciute in virtù dei recenti successi alle amministrative e al referendum. Il Pd, con una sostanziale stabilità nelle intenzioni di voto (29.5%), mantiene il primato fra i partiti, mentre si conferma un relativo ridimensionamento dello spazio elettorale di Sel (5.3%). Crescono invece nettamente i consensi per l'IdV (9.2%), che ha saputo probabilmente interpretare con maggiore efficacia la protesta contro la manovra economica. Restano sostanzialmente stabili, infine, le intenzioni di voto per il Terzo polo: la flessione di Fli (3.3%) è compensata dalla crescita dei consensi per l'Udc (7.4%).
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Repubblica.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Rifiuti a Napoli, l'orgoglio di De Magistris "Come promesso, città pulita a Ferragosto"
"La città è finalmente pulita, tanto che i rifiuti in giacenza per le strade sono prossimi allo zero. Da stasera si inizierà a rimuovere la parte dei rifiuti combusti, portando così via i cumuli residui. Come promesso, dunque, Napoli a Ferragosto è una città liberata dalla spazzatura, dopo un intenso impegno da parte dei lavoratori della Asia (l'azienda dei servizi di igiene ambientale, ndr) e di tutte le altre ditte incaricate della rimozione dei rifiuti cittadini, che questa amministrazione infatti vuole ringraziare".
Lo afferma in una nota Tommaso Sodano, vicesindaco di Napoli con delega all'ambiente. "Ulteriore ringraziamento - aggiunge - lo rivolgiamo alla Sapna (la società la gestione del ciclo integrato dei rifiuti, ndr) per la leale collaborazione dimostrataci: è stata proprio tale collaborazione che ha consentito, in una condizione di precarietà impiantistica, questo straordinario risultato. Adesso i cittadini devono aiutarci a mantenere la città pulita rispettando gli orari di conferimento e denunciando quanti, in modo incivile e illegale, abbandonano i rifiuti per la strada, compresi quelli ingombranti, non rispettando orari e spazi di raccolta. Si tratta di comportamenti inaccettabili che questa amministrazione perseguirà disponendo un incremento dei controlli e delle sanzioni"
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Repubblica.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Lo afferma in una nota Tommaso Sodano, vicesindaco di Napoli con delega all'ambiente. "Ulteriore ringraziamento - aggiunge - lo rivolgiamo alla Sapna (la società la gestione del ciclo integrato dei rifiuti, ndr) per la leale collaborazione dimostrataci: è stata proprio tale collaborazione che ha consentito, in una condizione di precarietà impiantistica, questo straordinario risultato. Adesso i cittadini devono aiutarci a mantenere la città pulita rispettando gli orari di conferimento e denunciando quanti, in modo incivile e illegale, abbandonano i rifiuti per la strada, compresi quelli ingombranti, non rispettando orari e spazi di raccolta. Si tratta di comportamenti inaccettabili che questa amministrazione perseguirà disponendo un incremento dei controlli e delle sanzioni"
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Repubblica.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Popolo Viola, proteste a Arcore "Fuori le escort dallo Stato"
ARCORE - Chiedono le dimissioni del Presidente del Consiglio, e lo fanno con messaggi goliardici. "Se ti facessero una statua ad Arcore, noi saremmo i tuoi piccioni" dice un cartello all'ingresso della villa municipale di Arcore, residenza di Silvio Berlusconi, di fronte alla quale si sono già radunati oltre un migliaio di manifestanti chiamati a raccolta tramite internet dal Popolo Viola Milano e dalla Rete Viola Gruppi Locali, nati con il 'No B-day' del 2009.Ironici i cartelli come "Bunga vita a re" o "Fuori le escort dallo Stato", o ancora "Ci Ruby la dignità". Poi, i travestimenti carnevaleschi da Berlusconi in versione coniglio rosa, ma con le manette ai polsi. "Questo evento è stato organizzato senza il finanziamento dei partiti perchè vuole essere l'espressione di tutto il popolo e non di una sola parte", ha detto dal palco una rappresentante del Popolo Viola, che è arrivato con cartelli, striscioni, bandiere viola, tricolori e maschere grottesche di Berlusconi.
La manifestazione avrebbe dovuto svolgersi nell'area Rovagnati, dietro la residenza del premier, ma quando gli organizzatori sono arrivati per un sopralluogo questa mattina l'hanno trovata inadatta e hanno chiesto di potersi spostare in largo Vela, di fronte al Municipio, dove era inizialmente prevista. Sono
attesi altri 15 pullman di manifestanti, su Facebook la pagina della manifestazione ha raggiunto quasi le ottomila adesioni e per questo gli organizzatori si aspettano di vedere almeno tremila partecipanti.
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca sul "Pollice Ok"
Fonte: Repubblica.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Per salvare la Mondadori dal maxi risarcimento, 5 milioni di cause a rischio

ROMA - Mandare al macero, o quantomeno compromettere pesantemente il corso, di 5 milioni di cause civili pendenti, pur di cambiare il destino dell'unica che gli interessa. La sua. Quella sul lodo Mondadori che, se venisse confermata la sentenza di primo grado del giudice Raimondo Mesiano, costerebbe alla Fininvest 750 milioni di euro da versare alla Cir di Carlo De Benedetti. Non si smentisce mai Silvio Berlusconi. Il metodo delle leggi ad personam e ad aziendam è sempre lo stesso. Storia lunghissima, Cirami, Cirielli, rogatorie, falso in bilancio, blocca processi, processo breve, lodo Schifani, lodo Alfano, già una norma per il caso fiscale della stessa Mondadori. Solo per citare le più note.
E le prime indiscrezioni sul suo progetto, annunciato venerdì a palazzo Grazioli durante la conferenza stampa post vertice, per "un piano straordinario per il rapido smaltimento delle cause civili pendenti", svela subito il suo interesse recondito. Poiché per i processi civili non c'è amnistia che tenga, allora la strategia del colpo di spugna deve camminare per altre vie e ammantarsi di una fittizia regolarità. Ma i finiani all'interno della maggioranza, e le opposizioni, sono già in allerta, pronti a sventare il nuovo tentativo.
Dice il Cavaliere che i processi civili "sono talmente lenti e inefficienti da rappresentare un ostacolo insormontabile per chi voglia investire in Italia". Che farne dunque? Toglierli di mezzo al più presto. Soprattutto se l'urgenza del caso specifico, la Mondadori in specie, va affrontata al più presto visto che il processo è già in secondo grado. Tant'è che il Guardasigilli Angelino Alfano ci aveva già provato a luglio, addirittura per decreto legge. Con il solito sistema di piazzare un emendamento del tutto estraneo per materia in un decreto già in dirittura d'arrivo e tale da dover essere convertito per assoluta necessità.
Niente di meglio che quello sulla manovra economica in cui, al Senato, il governo ha tentato di infilare una paginetta che riscriveva le regole per i processi civili pendenti. Due trucchi e il dibattimento si blocca: la sospensione di sei mesi e una nuova figura, quella dell'ausiliario del giudice, che a bocce ferme studia e propone una soluzione nel merito. Le parti possono accoglierla, l'ausiliario si becca un bel gruzzolo, la causa è finita. Oppure, se i contendenti non sono d'accordo, si va alla sentenza per le vie regolari, ma sul perdente pesa la minaccia di doversi accollare tutte le spese per aver rifiutato la "via breve".
Chi, in questi ultimi giorni, è stato in contratto con Alfano e con Berlusconi conferma che il progetto è rimasto lo stesso. Prima la sospensione, articolata in due fasi, due-tre mesi per prendere la decisione se seguire oppure no la strada alternativa a quella tradizionale, poi altri sei mesi per permettere all'ausiliario di costruire una soluzione processuale. Poi la decisione delle parti e l'opzione tra l'assenso alla mediazione o il rifiuto con quello che, in quelle condizioni, può comportare economicamente il rischio del dibattimento tradizionale. A luglio, a fermare il governo, fu la levata di scudi dell'opposizione, Pd e Idv, che gridò "alla giustizia svenduta e data in appalto a figure estranee come quella dell'ausiliario".
Non un magistrato di carriera dunque, ma avvocati, notai, avvocati dello Stato, docenti o ricercatori universitari, anche magistrati in pensione, che pigliano in carico un processo con l'obiettivo di chiuderlo. E sono ben pagati solo se azzeccano la soluzione, altrimenti incassano una sorta di risarcimento al lavoro fatto. Una figura "incostituzionale" dissero le due capogruppo del Pd al Senato Silvia Della Monica e alla Camera Donatella Ferranti. Aggiunse la della Monica: "Si creano i presupposti perché possa essere presentata un'istanza dalla Fininvest per ottenere un ulteriore rinvio del processo per un periodo di sei mesi per esperire una procedura di mediazione". E proprio la mediazione, ribadisce tuttora la Ferranti, "è procedura anomala perché rappresenta una prima fase del processo, e non può intervenire in una seconda, a partita già iniziata".
La Fininvest, a luglio, ha assicurato che, anche se fosse stata approvata, non avrebbe usufruito della riforma. Ma la fretta di allora resta sospetta e l'obiettivo di affidare a un esercito di ausiliari cinque milioni di processi civili altrettanto. In barba, come sostiene il Pd, "a qualsiasi risparmio e alla logica che vorrebbe veder semplicemente potenziato l'organico della magistratura ordinaria". Ma si sa, i giudici, come dice Berlusconi, "sono tutti comunisti".
---Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Tags:
poliica
Sondaggio politico. Berlusconi perde ancora consenso. Bene Tremonti. Avanzano Lega, IDV e Udc
IL PREMIER è uno specialist
a di sondaggi. Ne conosce l'importanza, in quest'epoca senza ideologie, senza maestri e senza profeti. I sondaggi: servono a supplire a questo deficit di senso. A costruire consenso.Per questo non tollera "rappresentazioni della realtà" in contrasto con la sua narrazione. Soprattutto in tempi difficili. Quando incombe la crisi: sulle imprese e sui cittadini. A cui si chiedono sacrifici. Lacrime e sangue. Mentre governo e parlamento sono impegnati - un giorno sì e l'altro anche - a discutere una legge sulle intercettazioni, che interessa soprattutto a lui. Personalmente.
Per questo gli saltano i nervi quando in tivù, a Ballarò, uno specialista serio, come Nando Pagnoncelli, attraverso i sondaggi di Ipsos, propone un'Italia delusa. Dal premier. Il fatto è che la nostra democrazia è fondata sull'Opinione Pubblica assai più che sul voto. E l'Opinione Pubblica si esprime attraverso i sondaggi e i media. Soprattutto la tivù. Ogni giorno. Per questo Berlusconi reagisce quando i sondaggi, attraverso i media, danno una rappresentazione dell'Opinione Pubblica - e della realtà - diversa da quella che lui vorrebbe. In contrasto con i suoi sondaggi, secondo i quali egli sarebbe amato da 2 italiani su 3. Anche se il suo partito personale, alle recenti elezioni regionali, si è fermato al 30% dei voti validi. Cioè: meno di un terzo dei due terzi degli elettori. Insomma, intorno al 20%.
Da parte nostra, ci limitiamo - come sempre - a proporre i risultati di un sondaggio condotto nei giorni scorsi. Su un campione rappresentativo della popolazione (poco più di 1000 persone). Attenti a rispettare criteri di rigore, nella rilevazione e nell'elaborazione. Indifferenti ai risultati. Non ci riguardano. Da molto tempo, d'altronde, forniscono indicazioni penose sul centrosinistra e sul Pd, in particolare. Questa volta, però, anche i dati sul premier e il governo appaiono negativi. Peggiori di quelli forniti da Ipsos. Secondo il sondaggio di Demos, infatti, la fiducia verso Berlusconi e il governo non è mai stata così bassa, dalla primavera del 2008. Dunque, da quando è in carica. Negli ultimi due anni, il premier aveva attraversato altri momenti difficili. Ma questo appare diverso. Perché non investe il "privato" di Berlusconi, ma il suo ruolo "pubblico" e di governo. Fino a ieri, gli elettori li tenevano distinti. Magari, non apprezzavano i comportamenti personali del premier, ma approvavano l'operato del governo. Oggi molto meno. L'azione del governo è valutata con un voto "sufficiente" (6 o più) da poco più 4 elettori su 10. Il dato più basso da due anni. Un orientamento analogo a quello verso Berlusconi, giudicato in modo "positivo" o "sufficiente" dal 43% degli elettori: 6 punti in meno rispetto a 4 mesi fa e quasi 10 rispetto a un anno fa. Ma, soprattutto, 7 meno di un mese fa. Quando superava, comunque, il 50%.
È come se, all'improvviso, si fosse spenta, o almeno, abbassata la luce. Su di lui. E sul Pdl, stimato intorno al 33% dei voti. Perché la confidenza verso Giulio Tremonti appare, invece, molto elevata. Di quasi 10 punti superiore a quella del premier. Anche se la manovra finanziaria è giudicata negativamente dalla maggioranza dei cittadini. Ritenuta squilibrata e poco equa. Sfavorevole, soprattutto, per i dipendenti pubblici e, in minor misura, privati. Gli italiani rimproverano al governo, in particolare, di aver mentito loro. Fino a ieri. Sottovalutando - ad arte - il peso della crisi, per ragioni di consenso. Da ciò l'improvvisa svolta emotiva dell'opinione pubblica. Che punisce Berlusconi, ma non Tremonti. Distinguendo le responsabilità di chi ha imposto la manovra economica. Senza pietà. Da quelle di chi ha cercato di nasconderne, fino a ieri, l'urgenza e, soprattutto, i costi. In modo pietoso.
Il giudizio degli italiani è aggravato dalla legge sulle intercettazioni, attualmente in discussione al Parlamento. Verso la quale il dissenso è ampio. Anche tra gli elettori del centrodestra. La reputano negativamente quasi metà dei leghisti e un terzo della base del Pdl. Le riserve sono ancor più larghe in merito agli effetti. Gran parte degli italiani, infatti, ritiene che favorirà gli affari dei politici e dei potenti invece della privacy dei cittadini. Che ostacolerà le indagini sulla criminalità organizzata. E se anche ponesse limiti all'invadenza dei media, ne ridurrà sensibilmente l'autonomia e la libertà. In questa fase, è cresciuta anche l'insofferenza verso la corruzione: oltre 8 cittadini su 10 la ritengono diffusa quanto o di più rispetto ai tempi di Tangentopoli. Si è, inoltre, allargata la convinzione che il governo non stia facendo abbastanza, su questo fronte.
Così Berlusconi è costretto a inseguire troppi fronti. A recitare troppe parti, nello stesso tempo. Contro nemici, che cambiano di giorno in giorno. Ieri: i pessimisti, trattati da anti-italiani. Mentre oggi è intento a predicare sacrifici. Difficile apparire credibile. Anche per lui. Zelig. Attore nato.
Per sua fortuna, l'opposizione politica continua a dimostrarsi debole. Soprattutto il Pd. Mentre l'Idv e l'Udc, nelle stime di voto, si rafforzano. Tra i leader, il presidente della Camera, Fini, ha perduto consensi. Ma resta il più apprezzato dagli italiani. Insieme a Tremonti, nel quale gli elettori confidano e cercano sicurezza, in questa crisi. Così, nel centrodestra, la delusione si concentra sul premier. E sul Pdl. Mentre gli altri - intorno a lui - si mostrano in buona salute (dal punto di vista del consenso). Fini, Bossi, la Lega. E, soprattutto, Tremonti. Per questo, Berlusconi appare irritabile. E molto solo. Anche se lo è sempre stato. Anzi, se ne è fatto vanto. Lui: estraneo alla politica politicante, che affligge i suoi alleati e il suo stesso partito personale. "Commissariato", come si è lamentato di recente. Senza potere, commissariato dai gerarchi. Lui, orgogliosamente solo. Ma dalla parte degli italiani. I quali, irriconoscenti come i tifosi del Milan, oggi, non sembrano più intenzionati ad alleviare la sua solitudine. Ad assecondare la sua irreale narrazione della realtà.
---Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Tags:
poliica
Legittimo un Cazzo - Massimo Donadi's Blog
Quando si ha a ch
e fare con mister B la chiarezza bisogna cominciare a farla a partire dai titoli. L’uomo la sa lunga. E’ tutta la vita che vende tutto a tutti. Quando decide di rifilare agli italiani uno dei suoi colossali pacchi, gli va riconosciuto che lo confeziona bene e ci mette pure il nastro rosa. Tutto parte sempre dal nome che, ovviamente, deve evocare qualcosa di buono e di giusto. Se poi il nome, come normalmente accade, cozza totalmente con il contenuto reale delle leggine berlusconiane, poco importa. Tanto il 90% della comunicazione, come lui ben sa, si gioca sulla confezione e sul nastro rosa, non su quello che c’è dentro. E’ così con il processo breve, e con il successivo rituale dei mille giornalisti prezzolati che in vari salotti televisivi o nelle interviste ai giornali, con aria sorniona e di sfottò ti dicono, “ma come: Lei non vuole un processo breve?”.Con il legittimo impedimento è la stessa cosa.Il nome “sa di giusto”, ed infatti: “se io ho un impedimento legittimo, legato al mio ruolo di governo, sarebbe davvero assurdo rinunciare a tale impegno, magari danneggiando gli interessi del mio paese, per presentarmi davanti ad un giudice proprio quel giorno?” Il punto è, ancora una volta, che il nome è l’esatto opposto del contenuto e l’essenza del concetto, l’hanno colta nella serata di ieri, quei ragazzi del popolo viola, che fuori dall’aula di Montecitorio hanno alzato lo striscione con su scritto “Legittimo un cazzo”.In effetti, la norma stabilisce che il presidente del Consiglio o i ministri che hanno voglia di bigiare le udienze si possono fare la giustificazione da soli ed evitare “serenamente” le aule di giustizia per i successivi sei mesi. Ovviamente, nessuno può sindacare la loro giustificazione.
Tanto meno i giudici. E’ evidente che questa non è più nemmeno solo una norma ad personam. E’ puramente e semplicemente una presa per il sedere di tutti gli italiani che, invece, a dispetto dei loro impegni e dei loro affari, in tribunale se convocati ci devono andare e di corsa. Allora, credo che oltre a contrastare queste norme, con ogni strumento che la Costituzione ci assegna, dovremo anche prendere l’abitudine di chiamare le cose per quello che sono, rifiutando i nomi fasulli con i quali Berlusconi ogni volta tenta di ammantare di grazia le sue porcate.Non c’è una legge sul processo breve. C’è una legge sulla prescrizione fulminea.Non c’è una legge sul legittimo impedimento. C’è una legge sul pretestuoso impedimento.
www.massimodonadi.it/
---
Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Tags:
poliica
E D'Alema fa outing. giusto fare una legge per salvare Silvio
Montecitorio express. Detto fatto. Nel giorno in cui il “legittimo impedimento”, viene calendarizzato alla Camera (si voterà il 25 gennaio) e passa con il voto favorevole di Udc e Pdl, il Pd torna di nuovo in fibrillazione. Uno dei suoi leader più importanti apre clamorosamente la porta alla possibilità di un accordo; il capogruppo alla Camera Dario Franceschini invece dà disposizione di votare contro. Walter Veltroni si trincera dietro un sorridente “no comment”, diversi dirigenti allargano le braccia e sospirano: “E’ il male minore”. Ponte tibetano. Ma per capire cosa stia accadendo bisogna partire dall’uomo del giorno.
Nel Transatlantico di Montecitorio, ieri, era senza dubbio Michele Vietti. Barba curata sale e pepe, montatura trasparente, eleganza sabauda, preparazione da fine giurista. Perché ieri era così importante Vietti? E’ l’uomo che ha tirato fuori dal cilindro la “propostina” di legge in due articoli su cui – con qualche intervento del pidiellino Enrico Costa di cui parleremo poi – che l’aula discuterà. E’ lo stesso Vietti a spiegare di cosa si tratti: “Ha presente i ponti tibetani? Sono stretti e ballerini, ma sono l’unico modo per attraversare i burroni fra le vette”. Il che tradotto in termini più prosaici suona così: “La Corte costituzionale ha bocciato il lodo Alfano.
Così – ammette Vietti – una legge ordinaria che fermi i processi non è più possibile...”. E allora? “Serve una legge costituzionale . Ma nel frattempo cosa si fa?”. La soluzione l’ha trovata il deputato piemontese: “In fondo è un uovo di colombo. Un testo-ponte, per l’appunto, che dichiarandolo apertamente, costruisce una moratoria di 18 mesi che permetta al premier di svolgere serenamente le sue funzioni, e al Parlamento di fare, nel frattempo, una legge costituzionale”. E come si fa? “Con il legittimo impedimento a comparire davanti a un tribunale”. Ricordi a Vietti che qualcuno, come Onida, ha detto che sarebbe incostizionale. Vietti sospira: “Penso di no. Ma in ogni caso, la soluzione politica ci sarebbe comunque. Perché prima che il testo possa essere bocciato dalla Corte, si avrebbe in ogni caso il tempo di fare una legge costituzionale”. Un regalo a Berlusconi? Vietti precisa che c’è una condizione: “Noi siamo pronti a votarla, ma solo in cambio del ritiro della norma sul processo breve”.
La posizione del Pd. E il Pd? il deputato dell’Udc spiega: “Noi questa bozza l’avevamo fatta vedere a Violante che non ha fatto obiezioni. D’Alema la sua parte l’ha fatta. Io spero che possa convergere”. Ma il capogruppo, Dario Franceschini è di avviso opposto: “Come andrà a finire? Che se la legge è questa se la votano da soli. Noi non intendiamo sostenerla”. Questa posizione di Franceschini è stata decisiva nel voto contrario del Pd (anche se era sulla calendarizzazione) in commissione Giustizia.
“Cistizzare”. Ma qualche dubbio c’è. A spiegarlo è un deputato non sospetto di filoberlusconismo come Pierluigi Castagnetti: “Forse è meglio cistizzare il problema e lasciare che questa cosa passi...”. In che senso? Ritorna l’argomentazione di D’Alema: “Quando hai una cisti che ti fa male, meglio circoscrivere il problema e tagliarla via”. E quindi? “Non è preferibile alla fine – ipotizza con tono amaro Castagnetti – che facciano una leggina ad personam, piuttosto che sfascino tutto l’ordinamento giuridico con il processo breve?”. E’ interessante chiederlo a Walter Veltroni. Lo incrocio davanti all’aula e glielo chiedo. Sorride e alza le mani: “Non faccio dichiarazioni”. E’ il tema del giorno, azzardo: “Non le faccio in ogni caso”, spiega.
La posizione di Bersani. Meno chiara la posizione di Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato: “D’Alema – spiega a Repubblica Tv – dice una cosa di buon senso: le leggi ad personam hanno normalmente scassato l’ordinamento. Vogliamo pensare alla Cirielli? O alla Cirami? Nel foro interno di chiunque si aggira – aggiunge la Finocchiaro – l’idea di una legge che non scassi l’ordinamento” . Intende dire che una leggina ad personam sarebbe meglio di una legge Ad personam? Mistero. Pier Luigi Bersani dichiara: “La considerazione di D’Alema è ovvia perché il processo breve è un’amnistia per i colletti bianchi e quindi aggiunge gravità a una legge ad personam. Detto ciò noi siamo contrari a votare adesso il legittimo impedimento”. Legge o leggina, quando arriverà porterà qualche problema. Viene in mente Churchill sulla pace di Monaco: “Potevamo scegliere fra il disonore e la guerra. Abbiamo scelto il disonore. E abbiamo avuto la guerra”.
da Il Fatto Quotidiano del 18 dicembre 2009 - Luca Telese
Tags:
poliica
Su Avvenire le dieci verità di Boffo: «Ecco le deformazioni del Giornale»
MILANO - Dino Boffo racconta la sua verità. Il direttore di Avvenire, attraverso le pagine dello stesso quotidiano, pubblica oggi un testo articolato in dieci punti, allo scopo di chiarire definitivamente i contorni della vicenda giudiziaria che lo ha visto coinvolto nel 2001 e che nei giorni scorsi è stata richiamata dal Giornale diretto da Vittorio Feltri per un duro attacco contro quello che era stato definito il «supermoralista».La querelle tra il quotidiano della famiglia Berlusconi e il direttore del giornale dei vescovi italiani va avanti ormai da una settimana. E oggi Boffo decide di condensare nelle sue dieci risposte la smentita alle accuse a lui rivolte. Ecco di seguito ampi stralci del dossier («Dieci falsità: le deformazioni del Giornale e la realtà dei fatti) pubblicato da Avvenire.
«1) Boffo "noto omosessuale" e protagonista di una "relazione" con un uomo sposato segnalata in atti del Tribunale di Terni. Questo - scrive Avvenire - è stato affermato dal Giornale sulla base di una lettera anonima diffamatoria, definita falsamente "nota informativa" di matrice giudiziaria e fatta altrettanto falsamente assurgere addirittura alla dignità di risultanza "dal casellario giudiziario" che in realtà, come ogni altro atto del procedimento, non conteneva alcun riferimento alle "inclinazioni sessuali" e a "relazioni" del direttore di Avvenire. Lo ha confermato il gip di Terni Pierluigi Panariello il 31 agosto: Nel fascicolo riguardante Dino Boffo non c'è assolutamente alcuna nota che riguardi le sue inclinazioni sessuali
«2) Boffo "attenzionato" dalla Polizia di Stato per le sue "frequentazioni". Anche questa affermazione, grave e ridicola al tempo stesso, è tratta non da atti giudiziari ma dalla stessa lettera anonima che il Giornale ha utilizzato per il suo attacco a Boffo. La schedatura è stata smentita dal ministro dell'Interno dopo pronta verifica fatta compiere nella struttura centrale e periferica della pubblica sicurezza.
«3) Boffo "querelato" da una signora di Terni. A Terni fu sporta denuncia/querela non contro Boffo, ma contro ignoti da soggetti che ben conoscevano Boffo e la voce di Boffo e che, quando hanno scoperto che era stato ipotizzato il coinvolgimento del cellulare in uso al suo ufficio, hanno rimesso la querela.
«4) Ci sono "intercettazioni" che accusano Boffo. Solo la lettera anonima parla di intercettazioni. Agli atti, invece, ci sono tabulati dai quali emergono telefonate partite da una delle utenze mobili che erano nella disponibilità di Boffo. Il gip di Terni Panariello lo ha confermato il 31 agosto.
«5) Boffo ha dichiarato di "non aver mai conosciuto" la donna di Terni colpita da molestie telefoniche. Come già detto, Boffo conosceva i destinatari delle telefonate, i quali, dunque, conoscevano la sua voce. Il Giornale non può, tuttavia, nella sua montatura accettare un elemento antitetico alla sola idea della colpevolezza di Boffo.
«6) Boffo si è difeso indicando un'altra persona come coinvolta in una storia a sfondo "omosessuale". L'omosessualità in questa vicenda è stata pruriginosamente tirata in ballo dall'estensore della famigerata "informativa" anonima e dal Giornale che ha coagulato l'attacco diffamatorio proprio su questo punto. Boffo ha solo e sempre dichiarato ai magistrati di essere arrivato alla conclusione che quel telefono cellulare, che era nella disponibilità sua e del suo Ufficio, fosse stato utilizzato da una terza persona che si trovava nelle condizioni lavorative per farlo. Il gip di Terni ha dichiarato che tale pista sul piano giudiziario non è stata "approfondita" perchè non "ritenuta attendibile da chi indagava", il quale evidentemente non conosceva i tempi e gli orari della professione giornalistica.
«7) Nelle telefonate attribuite a Boffo ci sarebbero state "intimidazioni" e "molestie" a sfondo "sessuale", anzi "omossessuale". E sarebbero state accompagnate da "pedinamenti". Le affermazioni del Giornale sono prive di fondamento. Boffo si è sempre dichiarato estraneo a una vicenda nella quale, anche presa solo come è stata presentata, sul piano giudiziario non include "pedinamenti" nè molestie legate alla sfera "sessuale". L'appiglio per chi ha cercato di far circolare un'idea opposta giace nel fatto che agli atti c'è un riferimento ad "allusioni" a "rapporti sessuali" Ma, ha specificato il gip di Terni il primo settembre, 'tra la donna e il suo compagno".
«8) Boffo in qualche modo ammise di essere colpevole e diede incarico al suo legale di "patteggiare" la pena. Boffo non ha patteggiato alcunchè e ha sempre rigettato l'accusa di essere stato autore di telefonate moleste. Ha considerato a lungo la questione giudiziaria ternana senza sostanziale importanza, in particolare successivamente alla remissione di querela sporta dalle persone interessate, tanto che in occasione della ricezione del decreto penale di condanna - lo si ribadisce: successivamente alla remissione di querela da parte delle interessate - non si rivolse ad alcun legale. Boffo non aveva dato soverchio peso al decreto in questione, in quanto l'aveva ritenuto una semplice definizione amministrativa, conseguente agli effetti della remissione.
«9) Boffo ha reso pubbliche "ricostruzioni" della vicenda. Boffo non ha reso pubblica alcuna ricostruzione della vicenda e ciò che Avvenire ha pubblicato è sotto gli occhi di tutti. Nessun'altra persona, nessun particolare, nessun ente e istituzione è stato indicato, citato o chiamato in causa dal direttore di Avvenire. Boffo nonostante il pesantissimo attacco diffamatorio del Giornale non intende consegnare niente e nessuno al tritacarne mediatico generato e coltivato dal Giornale. Sul Giornale anche a questo proposito si scrive il contrario. È l'ennesima dimostrazione di come su quella testata si stia facendo sistematica e maligna disinformazione.
«10) La "nota informativa" non è una lettera anonima diffamatoria e una "patacca" ma il contenuto del decreto penale relativo alla vicenda di Terni. La cosiddetta "informativa" è un testo gravemente diffamatorio contro Boffo di incerta (per ora) origine, ma sicuramente non scritto in sede giudiziaria nè per sede giudiziaria e non attinente alla vicenda ternana alla quale è stato surrettiziamente "appiccicato" all'interno di una missiva anonima dopo essere stato ideato allo scopo. Sul Giornale i giornalisti autori dell'aggressione contro il direttore di Avvenire continuano, persino dopo i chiarimenti intervenuti, a sostenere la sua autenticità. Dire che è una "patacca", secondo costoro, sarebbe una "bugia". E questo è comprensibile visto che la campagna diffamatoria incredibilmente ingaggiata dal Giornale si basa, sin dall'inizio, sulle gravissime affermazioni e deformazioni contenute in quel testo anonimo».
---
Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog

