PARMA - Parl
Ma che al Colle non è piaciuta affatto: "Non è la prima volta che lo dice e non sarà l'ultima. Certo, stupisce il momento". La novità è che il premier spedisce in fondo alla lista delle cose da fare la riforma della Costituzione, mettendo in vetrina la riforma fiscale. La riforma istituzionale, annuncia infatti dal palco, "non so se sarà la prima in ordine di tempo, forse la posticiperemo alle altre. Non è un grave problema". Quanto al ministro Calderoli, che ha già portato al Quirinale la sua bozza, Berlusconi gli tira le orecchie: "Calderoli "piè veloce" ha voluto usare la cortesia al presidente della Repubblica di portargli una prima bozza di cui aveva sommariamente discusso con me, ma state sereni, di questa riforma della Costituzione discuteremo in tante sedi. Ci metteremo tutto il buon senso necessario, con l'apertura più totale ad ascoltare tutte le voci".
Promesse agli industriali ne fa poche, si ferma ai titoli. "La vostra richiesta di riforme - assicura - trova la nostra più assoluta condivisione. Dobbiamo liberare i cittadini e le imprese dall'oppressione fiscale, burocratica e giudiziaria". E' ancora e sempre la giustizia il chiodo fisso ed è ai giudici e alla Corte costituzionale che riserva le stoccate più dure. La Consulta, "essendo frutto di tre successivi presidenti della Repubblica di area di sinistra è fatta da undici membri di sinistra e da quattro Ladi centrodestra". La "patologia della nostra democrazia" è dunque una Corte che "è diventata organo politico anziché organo di garanzia", visto che "abroga le leggi che non piacciono ai pm di Magistratura Democratica". Insiste sulla separazione delle carriere e torna a difendersi: "Continuano a processarmi solo per mantenere l'avversario politico sulla griglia mediatica". Si definisce "il più grande imputato della storia dell'Universo" e promette una rapida approvazione del giro di vite sulle intercettazioni. "Alzi la mano chi di voi teme di essere spiato al telefono", grida nel microfono. E tutta la platea, come ai comizi del Pdl, alza la mano. Attacca anche Santoro, definendo "inaccettabile che si facciano processi sulla tv pagata da tutti". Quindi rivendica le telefonate fatte per bloccare Annozero, anzi "vorrei che fossero tutte pubblicate".
C'è poco spazio le richieste degli imprenditori. Berlusconi loda a piene mani il "rigore" del ministro dell'Economia. "Al signor Tremonti chapeau! Potevamo finire come la Grecia, invece è riuscito a tenere in ordine i conti pubblici". La riforma fiscale si farà, ma con calma: "Ci vorranno almeno tre anni di tempo, anche se spero non servano tutti". Lo applaudono 20 volte in 50 minuti. Poi pranzo con la Marcegaglia e bagno di folla in centro, a piazza Garibaldi.
Fonte: Repubblica.it
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