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Di Girolamo, sì del Senato alle dimissioni. Applausi in aula dal Pdl ed è scontro


ROMA - Nicola Di Girolamo non è più senatore. Con 259 voti favorevoli, 16 contrari, 12 astenuti 12, il Senato ha accettato le dimissioni dell'esponente del Pdl di cui i giudici hanno chiesto l'arresto nell'ambito dell'inchiesta sul maxi-riciclaggio a seguito delle accuse mosse contro di lui dall'imprenditore Mokbel.

Il voto, a scrutinio segreto, è stato preceduto da un intervento del senatore che, parlando all'assemblea di Palazzo Madama, ha confermato le dimissioni. Il suo discorso è stato salutato da un breve applauso dai banchi del centrodestra. "Impressionante" ha detto la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro criticando quell'applauso che è stato invece "difeso" in aula dal sottosegretario Carlo Giovanardi che lo ha considerato un gesto di umanità. "Non c'è un lato umano, ma un caso umano" ha replicato Finocchiaro. "Applaudire chi si è dimesso solo per evitare di essere cacciato via dal Senato più che un gesto di generosità è uno sfregio alle istituzioni" ha detto Claudio Fava, coordinatore della segreteria nazionale di Sinistra Ecologia Libertà.

Raffale Fantetti, primo dei non eletti del Pdl nella circoscrizione Europa, è stato proclamato senatore, ma già si profila un possibile giallo. A chiedere chiarimenti è stato il capogruppo Udc, Giampiero D'Alia, ventilando l'ipotesi che Fantetti non sia in regola con i requisiti sulla residenza all'estero. "Ci risulta che Fantetti sia un dipendente del ministero delle Politiche comunitarie - ha detto l'esponente dell'Udc - Può un dipendente del ministero avere la residenza all'estero?". Il presidente Renato Schifani, si è limitato a rispondere che i titoli saranno valutati "non appena la Giunta per le elezioni se ne sarà occupata".

"Ho rassegnato le mie dimissioni dalla carica di senatore della Repubblica italiana - ha detto Di Girolamo nel suo intervento davanti all'assemblea di Palazzo Madama - Dopo tanto fango, dopo l'ignominia di un'esposizione mediatica che mi ha descritto agli occhi del Paese come un mostro, usurpatore della politica e del mandato elettorale, credo fermamente che sia arrivato il momento della responsabilità e della verità dei fatti".

"Non ho portato in quest'Aula l'indegnità della mafia e della 'ndrangheta". Ripercorrendo i fatti recenti che lo hanno portato a presentare la lettera di dimissioni, il senatore ha ricordato la "serie di fotografie sui giornali" che lo ritraggono con un esponente della malavita organizzata, il boss Franco Pugliese. ''Vorrei ricordare che quella foto fu scattata in campagna elettorale. In quella occasione - ha tenuto a sottolineare - davanti a quella torta feci 250 fotografie. Quel signore mi fu presentato come un ristoratore e per questo molto ben inserito nella comunità all'estero. Anche voi avete fatto delle foto e non credo che avete chiesto i documenti a quelli che erano con voi. Per quella foto in tre giorni la mia vita privata e professionale è stata annientata''.

"Vorrei ringraziare tutti coloro del gruppo - ha concluso Di Girolamo - Non faccio nomi, visto che sono il Lucifero e l'untore. Credo che i colleghi sanno a chi è diretta la mia riconoscenza. Per loro stessa tutela non li chiamo per nome. Vale anche per i colleghi di opposizione con molti dei quali ho lavorato". Dopo il voto dell'Aula che ha accettato le sue dimissioni il ''signor'' Nicola Di Girolamo - secondo quanto si apprende - si presenterà spontaneamente a un carcere romano (ma sembra escludersi il Regina Coeli) per essere sentito al più presto dai magistrati.

Fonte: Repubblica.it

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