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Eternit, il giorno del giudizio. Mille morti, al via il processo

La conta dei morti è ancora impossibile, perché il mesotelioma uccide ancora oggi e lo farà per molti altri anni. Cinquecento almeno solo a Casale Monferrato, dove l’Eternit aprì il suo stabilimento agli inizi del 900. Altrettanti a Bagnoli e chissà quanti ancora fra Cavagnolo e Rubiera, dove sorgevano gli altri due stabilimenti italiani della multinazionale. Bastano questi numeri per dare il senso dell’importanza del maxi-processo che si è aperto questa mattina a Torino, alle 10,15 in una maxi aula affollatissima. Sono quasi tremila le richieste di parte lesa.

Assenti i due imputati: i responsabili della multinazionale, lo svizzero Stephan Schmidhaeny e il belga Louis De Cartier, dichiarti contumaci dal presidente Giuseppe Casalbore. Sono accusati delle morti legate alla lavorazione dell'amianto nelle quattro sedi italiane della Eternit: quella di Cavagnolo (Torino), di Casale Monferrato (Alessandria), di Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Capi d’imputazione sono disastro ambientale doloso e inosservanza volontaria delle norme sulla sicurezza.

Nel corso dell'udienza gli avvocati della Previdenza del Consiglio dei Ministri, hanno comunicato di voler chiedere l'esclusione dal processo come responsabile civile. A chiamare in causa la Presidenza del Consiglio, e quindi direttamente lo Stato italiano, era stata la vedova di una delle vittime decedute a causa dell'esposizione all'amianto.

Fuori dal Palazzo di Giustizia, tanti lavoratori, arrivati da Casale, dalla Francia, da Reggio Emilia, da Napoli. Per la prima volta in Europa in una causa per danni ambientali sarà un collegio internazionale a difendere le parti civili. Accanto agli avvocati della Cgil, Sergio Bonetto e Laura D'Amico, i legali provenienti da Francia, Belgio, Svizzera e Germania.

«È un processo storico - spiega il segretario generale della Cgil Piemonte, Vincenzo Scudiere - auspichiamo che abbia un corso breve e che si concluda con una sentenza giusta. Deve essere sancito che non si può più morire per lavoro e che non si può intervenire sulla sicurezza solo quando ci sono dei morti». La Cgil rappresenta 1.610 persone: 1.228 lavoratori (298 ancora viventi e 930 deceduti) e 382 cittadini (17 viventi e 365 deceduti). «Grazie allo scambio di informazioni - spiega l’avvocato francese, Paul Taissoniere - abbiamo scoperto che in tutti gli stabilimenti si lavorava allo stesso modo. Non erano quindi comportamenti decisi da dirigenti locali, ma una politica deliberata, cosciente e volontaria voluta dai vertici. Siamo insieme perché non vogliamo che si mettano i lavoratori di un Paese contro quelli di un altro». «È un occasione decisiva, una grande operazione verità - sottolinea Bruno Pesce, che è stato segretario della Camera del Lavoro di Casale ed è ora coordinatore della vertenza amianto - condotta da Guariniello e dai suoi collaboratori». «Il tribunale ha ammesso la testimonianza da me richiesta di Romano Prodi - spiega l'avvocato delle vittime Ezio Bonanni - al quale in dibattimento faremo delle domande anche in ordine all’indulto, che è una misura premiale di cui quegli imputati possono beneficiare».
QUEI RISARCIMENTI FARSAAd oggi sono 650 i familiari delle vittime degli stabilimenti piemontesi Eternit di Casale Monferrato e di Cavagnolo che hanno accettato i risarcimenti proposti da Stephan Schmideiny, il miliardario svizzero proprietari dal ‘73 all’86 della azienda. I rimborsi variano da un minimo di poche migliaia di euro a un massimo di 60mila e riguardano i lavoratori e i cittadini che hanno contratto un’invalidità permanente superiore al 30% derivante da asbestosi. Come spiega Nicola Ponderano, segretario della Camera del Lavoro di Casale Monferrato, di queste persone 250 non hanno però ricevuto ancora nulla. E per questo si costituiranno comunque parte civile a titolo cautelativo. Altri 200 sarebbero invece quelli che hanno accettato la transazione invece a Bagnoli. Per tutti rimane integra la possibilità di costituirsi parte civile nei confronti del solo barone belga. La media dei risarcimenti è scesa da 23mila euro dei primi accordi a 19.200. Ci sono poi circa cento casi di persone che avrebbero diritto al massimo previsto, 60mila euro, ma che hanno preferito rinunciare e andare a processo. Di recente Schmideiny, convertitosi all’ecologia, ha indicato come termine ultimo per accettare la sua proposta il 30 settembre del 2010, con la speranza che durante il processo, molte delle parti civili abbandonino il dibattimento.

Fonte: Unita.it
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