Ieri, come ha detto
Che timidone. Un amico di Fini invece, magari un po’ più estroverso di lui, potrebbe parlarci e influire. Si dà però il caso che il giornalista-scrittore Enzo Bettiza abbia appena raccontato ad Aldo Cazzullo del Corriere come – lui dice nel dicembre 1996, ma era il 1997 – rischiò di diventare direttore del Giornale di Paolo, poi però non se ne fece niente. Feltri era stato appena messo alla porta per aver chiesto scusa a Di Pietro dopo la lunga campagna diffamatoria sul caso D’Adamo - Pacini Battaglia, con tanto di risarcimento dei danni per 700 milioni di lire. E chi chiamò Bettiza per sostituirlo? Paolo? Ohibò, no: Silvio. “Con Berlusconi (Silvio, ndr) ne parlammo in una cena ad Arcore. C’erano Letta, Confalonieri, Massari che era l’amministratore, Biazzi Vergani e Belpietro, che avrebbe dovuto essere il mio condirettore o vicedirettore, a garanzia del lato popolaresco e digrignante...
Proposi di far scrivere il primo fondo a Montanelli. Letta disse subito di sì. Berlusconi rimase in silenzio, ma il suo istinto di venditore ambulante lo induceva ad accettare, per pure ragioni pubblicitarie. Tutti gli altri si opposero”. Silvio, Gianni, Fedele. L’editore Paolo, per dire, non fu invitato nemmeno a fare il quarto a briscola. L’estate scorsa, 12 anni dopo, Littorio Feltri tornò sul luogo del delitto. Lo chiamò Paolo? Macché: di nuovo Silvio, quello che con Feltri non parla e sul Giornale non influisce. Lo raccontò lo stesso Littorio, a fine agosto, a Cortina: “Il 30 giugno ho incontrato Silvio Berlusconi. Ogni volta che lo vedevo, mi chiedeva: ‘Ma quand’è che torna al Giornale?’. E io: ‘Sto bene dove sono’. Ma quel giorno entrò subito nei dettagli, fece proposte concrete e alla fine mi ha convinto”. Segnaliamo le dichiarazioni di Bettiza e Feltri, per competenza, alla cosiddetta “autorità indipendente” denominata Agcom che, sotto l’alta egida del Quirinale, vigila occhiutamente su ogni conflitto d’interessi, casomai le fossero sfuggite. Il presidente Calabrò e gl’inf lessibili commissari Innocenzi e Mannoni prenderanno senz’altro buona nota e apriranno una pratica per
verificare se, per disgrazia, il vero editore del Giornale non fosse Paolo, ma Silvio. Il che configurerebbe una violazione persino della legge Frattini sul conflitto d’interessi, che impone all’Agcom di accertare se per caso “le imprese… che fanno capo al titolare di cariche di governo, al coniuge e ai parenti entro il secondo gra d o …non pongano in essere comportamenti che… forniscono un sostegno privilegiato al titolare di cariche di governo”. Nel qual caso l’Agcom dovrebbe riferire al Parlamento, diffidare e sanzionare. Ecco, gentili agcomici, ci fate eventualmente sapere?
Il fatto Quotidiano del 29 aprile, in edicola
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