ROMA - Troppe der
oghe sulla caccia? Facciamone di più. E' questo il senso dell'emendamento presentato dal centrodestra che si discuterà oggi in Senato. Sull'Italia pende un pesante contenzioso con l'Unione europea per la violazione delle direttive in materia venatoria: negli anni passati la quantità e la misura delle deroghe è stata tale da configurare, secondo Bruxelles, una violazione netta dello spirito della legge a difesa della fauna e, in particolare, degli uccelli migratori.Ora oltre 100 associazioni ambientaliste, animaliste, civiche, culturali e sociali hanno firmato un appello al presidente del Consiglio facendo riferimento al testo che cancella le date di inizio (primo settembre) e fine (31 gennaio) della stagione di caccia lasciando di fatto campo libero alle doppiette in piena estate, quando i boschi e le campagne sono pieni di turisti, e nel momento più delicato della riproduzione dei migratori.
''L'articolo 38 della legge comunitaria, tra le altre cose, prevede la cancellazione degli attuali limiti massimi della stagione venatoria e dunque permetterà, se approvato", si legge nell'appello "l'estensione della caccia anche oltre i già lunghi 5 mesi attuali, con l'ennesima strage di animali selvatici, di uccelli migratori, di cuccioli ancora alle dipendenze dei genitori, ma anche la presa in giro dei cittadini italiani che dovranno tollerare la presenza e i fucili dei cacciatori nei propri terreni per un periodo ancor più lungo di quanto non lo sia già oggi.
Ma veramente il governo si prepara a festeggiare l'anno internazionale di difesa della biodiversità votando la caccia no limits? In altre occasioni il partito delle doppiette ha già provato a far saltare la legge quadro che garantisce un precario equilibrio tra i 700 mila cacciatori italiani e la larghissima maggioranza contraria alla caccia contando sul pacchetto di voti di cui dispone. Ma non è detto che la svendita della natura sia un buon affare. Anche dal punto di vista elettorale.
Fonte: Repubblica.it
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1-perché "il FATTO " si adagia a pubblicare un articolo di Repubblica di parte e impreciso nel merito: ma si è capito di cosa si parla? Se di norme di caccia non se ne sa niente ci si dovrebbe informare prima di dare giudizi con idee preconcette.
Qualcuno voleva scatenare un gran putiferio e ci è riuscito. In Italia basta parlare di caccia non dico a favore, ma con mentalità aperta e possibilmente distaccata, che subito si assiste a una levata di scudi con assoluta incompetenza in materia. Di più: è sintomo di precisissima volontà di rimescolare le carte e confondere ancor più le idee a un’opinione pubblica che, quando va bene, causa ovvia mancanza di conoscenza diretta delle norme e delle leggi che regolano il settore, si ferma alla solita questione “caccia sì – caccia no”. Stiamo dunque leggendo e sentendo di tutto, senza la minima dignità anche professionale di chi dovrebbe fare informazione innanzitutto documentandosi e poi offrendo spazi anche alle voci dissonanti da questo coro bene orchestrato. Perché non si creda che le voci diverse non vi siano e soprattutto non si pensi che tali voci non poggino su basi tecnico-giuridiche solide, le quali invece mancano alla grandissima maggioranza di chi sbraita contro per partito preso, soltanto per smuovere il lato emotivo del pubblico “profano”. Assistiamo perciò alla parata di chi ha fatto dell’apriorismo il proprio mestiere – e probabilmente non unicamente sulla questione della caccia – tra i quali annoveriamo animalisti e ambientalisti vari (troppi da elencare, basti leggersi l’appello sottoscritto da oltre cento di queste associazioni) e molti giornalisti (alcuni nemmeno si firmano più, come l’estensore dell’articolo “Vince la lobby del fucile ma così perde l’Italia” apparso su Il Giornale che parla in prima persona pur firmandosi “la redazione”) tra cui spiccano quelli di Repubblica con Cianciullo in testa, per tacere di non pochi esponenti politici. Tra questi ultimi, a parte i soliti Bonelli ora Presidente dei Verdi, Morelli Consigliera regionale della Liguria, Della Seta,tanto per citare i primi tre che mi vengono a mente, sembrano ora aggiungersi alcune animaliste scatenate che non onorano con la dovuta ragionevolezza e cognizione di causa il loro importante ruolo istituzionale quali le Ministre Prestigiacomo e Brambilla. In questo bel calderone fumante falsità spiccano pure pregevoli personaggi della cultura e della scienza come Umberto Veronesi, che sul Corriere si è lasciato andare a commoventi invenzioni sui nidi vuoti e sui piccoli rimasti senza cibo per l’uccisione dei genitori, nonché a illazioni sui violenti istinti primordiali di cui i cacciatori sarebbero pervasi. Sarebbe bastato, invece, fermarsi alla prima dichiarazione: “personalmente sono a favore dell’abolizione totale della caccia per questione di principio”, poiché detto ciò tutto quanto ha aggiunto dopo sarebbe diventato inutile, anzi ci avrebbe risparmiato le successive affermazioni insensate e senza alcun fondamento concreto. Tutti poi (che coincidenza!), hanno taciuto sul punto focale del testo licenziato dal Senato: il formale recepimento nell’ordinamento nazionale della Guida interpretativa sulla corretta applicazione, in riferimento alla caccia, dell’arcinota Direttiva “Uccelli”.
2-Una Guida che non ha voluto e approvato Pinco Pallino, bensì la Commissione UE Ambiente, istituendo uno specifico gruppo di lavoro che per tre anni abbondanti vi si è dedicato e del quale fecero parte sia gli ambientalisti (BirdLife International) che i cacciatori (la FACE, Federazione delle Associazioni Venatorie dell’UE). Tale Guida, pubblicata ufficialmente nel marzo 2009, si fonda in soldoni su criteri e parametri tecnico-scientifici (con un occhio di riguardo per le pronunce della Corte di Giustizia UE accumulatesi negli anni nei confronti di TUTTI i paesi membri) che consentono di individuare una stagione di caccia compatibile con i costumi riproduttivi e migratori delle specie di uccelli contemplate dalla Direttiva stessa. L’Italia, se arrivasse anche alla Camera il recepimento formale nella legislazione nazionale di questo documento, sarebbe il primo Stato membro dell’Unione a effettuare quindi un passo in avanti decisivo, altro che indietro! Questo è il dato, tutto il resto è demagogia e populismo a buon mercato, cha scandalosamente non ammette repliche o precisazioni. Ringraziamo il giornalista del Corriere Maurizio Donelli per aver cercato di chiarire i termini della vicenda, ma la sua sola voce non basta. Consigliamo di andare a verificare durata della stagione venatoria e specie cacciabili negli altri Paesi UE, per rendersi conto di quanto si parli a vanvera.
3- ovvio che sono un cacciatore,ma mi sembra di guardare le cose con spirito non solo di parte.
Mi ha inorridito sentire ieri la Prestigiacomo che faceva ironia (quanto facile) sui cacciatori che intendono proteggere l' ambiente!
ma non ci si rende conto che i primi a volere un ambiente sano e naturale siamo noi cacciatori? e che andiamo contro i nostri interessi a vedere una natura depauperata?
4- solo in Italia c'è una contrapposizione così forte tra ambientalisti e cacciatori, mentre dovremmo essere alleati nella denuncia dei pesticidi eccessivi in agricoltura,nell'edificazione selvaggia e nel preservare quel che resta della naturalità del nostro paese.
Ovunque per carità c'è contrapposizione tra "animalisti" e cacciatori,ma questa è un'altra questione che ha implicazioni morali/ideologiche ben più complicate (e da discutere,vedi Veronesi che rispetto nella sua scelta vegetariana,ma non sulle c...dei nidi vuoti!)quindi il mio commento finale è che la caccia sostenibile va inserita nelle attività di sfruttamento compatibile delle risorse naturali,che ovviamente sono di tutti,e che essendo preziose vanno discusse tra tutti gli interessati senza isterismi o preconcetti,guidati dalla conoscenza scientifica e dal buonsenso.
Ric