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Reichlin: "Tremonti non dia lezioni, lui ha sbagliato tutto"

E' uno dei 15 «congiurati» che hanno scritto a Giulio Tremonti per dire: non staremo zitti. Pietro Reichlin, esperto di mercati finanziari, spiega perché gli economisti non possono tacere. Perché le politiche economiche devono passare il filtro di osservatori esperti e soprattutto neutrali.

E infine quanto abbia sbagliato per primo Tremonti, soprattutto con le banche.

Che cos’è che l’ha spinta a firmare?

«Gli economisti possono sbagliare, soprattutto nel campodelle previsioni. Non è questo il punto. Ma se un ministro dice agli economisti di non parlare, evidentemente non vuole che la sua politica economica sia monitorata dagli esperti. Questo è un
fatto grave, perché significa sottrarsi a un confronto naturale, che è il sale della democrazia».

Lei conosce il dibattito sulla crisi negli altri Paesi. È molto diverso dall’Italia?

«Il ministro italiano non ha certamente le carte in regola per dire che lui aveva capito tutto prima degli altri. Le azioni che lui ha compiuto all’inizio della crisi andavano in senso opposto a quello che sarebbe stato ragionevole fare».

Per esempio?

«La Robin Hood tax che ha preso i soldi alle banche proprio nel momento in cui le banche sono state colpite dalla crisi finanziaria e dalle sofferenze, certamente non è stata un’azione lungimirante. Se il ministro avesse davvero capito prima degli altri lo stadio della crisi, non avrebbe dovuto dirottare soldi su Alitalia e sull’abolizione dell’Ici. Se poi vogliamo entrare nei dettagli, quando Tremonti annunciò la crisi già molte persone avevano previsto i segni di un sistema sotto stress».

Hanno previsto, ma poi non si è fatto nulla...
«Ecco, per noi i maggiori responsabili sono stati coloro che dovevano vigilare sul sistema. In parte le banche centrali e le autorità di controllo delle Borse,ma anche i responsabili della politica economica».

Il governo dice che l’Italia ha fatto meglio di altri.

«I numeri sono chiari. Al confronto con gli altri Paesi del G8, l’Italia è quella che ha fatto meno. Certo, il ministro Tremonti è stato prudente anche per via del debito pubblico, di cui non è il responsabile».

Come giudica le misure adottate per il sociale?

«Purtroppo noi abbiamo un sistema di welfare molto primitivo: abbiamo solo lo strumento della cassa integrazione».

Per il ministro in una crisi è meglio pagare la cig che fare la riforma.

«Io penso di no: i governi dovranno affrontare il problema di rendere universale il sistema di protezione sociale. L’Italia è ancora indietro».

Che il picco della crisi è passato, significa che i sub-prime sono tutti emersi e i bilanci ripuliti? O stiamo facendo un’altra bolla per uscire?

«Un’altra bolla non credo. Il problema è che il sistema finanziario si è dimostrato fragile e va corretto, con regole più stringenti. Se non si fa questo, i rischi permangono».

Fonte: Unità.it
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