Visualizzazione post con etichetta ambiente. Mostra tutti i post
Rifiuti, arriva la sanatoria della vergogna. Niente multe ai sindaci sulle discariche
Un colpo di spugna per lavare i peccati ambientali dei sindaci. Mentre i Comuni bombardano gli italiani con avvisi di pagamento della Tares, il governo Letta condona loro milioni di euro di multe sui rifiuti. E dunque, niente sanzioni ai sindaci per “eccesso di discarica”. All’Italia della Terra dei Fuochi mancava giusto questo, il trattamento differenziato per primi cittadini inadempienti, con “collegata” deroga, sanatoria e liberatoria per disastri ambientali passati e futuri. Che spunta proprio nel cuore dell’Agenda Verde del governo approvata venerdì scorso. Incredula Legambiente, proteste si levano da diverse regioni d’Italia, in primis la Liguria, dove si è materializzata una condanna della Corte dei Conti agli amministratori locali a rifondere l’erario del danno da loro provocato con l’insufficiente raccolta differenziata. Il punto è che la maggior parte dei sindaci ora si ritrova quella tagliola al collo, visto che la metà delle regioni italiane porta ancora il 50% di rifiuti in discarica e solo 1.300 amministrazioni locali hanno raggiunto dall’obiettivo fissato dalla legge 152/2006 di portare la differenzia al 65% entro il 2012.
Migliaia di sindaci, dunque, potrebbero essere chiamati a pagare di tasca propria le multe che la legge prevedeva in forma di maggiorazione, la cosiddetta “ecotassa”, nella misura del 20% del tributo sui rifiuti in eccesso conferiti in discarica dai comuni inadempienti. Costi su cui l’erario può rivalersi, come è accaduto a Recco (Genova), dove lo scorso maggio la magistratura contabile ha condannato gli amministratori a risarcire lo Stato per un milione di euro. In soccorso dei sindaci è arrivato, niente meno, il ministro dell’Ambiente. Il disegno di legge collegato alla legge di stabilità - presentato come primo tassello dell’Agenda Verde del governo ora all’attenzione della Camera – mette un bel cerotto al problema.
L’articolo 18 introduce una semplice modifica normativa che ha però l’effetto di una generale sanatoria perché sostituisce le scadenze degli obiettivi di legge fissati ormai sette anni fa e le deferisce nel tempo, sgravando di riflesso da eventuali azioni di responsabilità gli amministratori che, nel frattempo, non li hanno rispettati. Il tetto del 65%, che doveva essere conseguito l’anno scorso, slitta di 4 anni e arriva al 2016. Il provvedimento accorda anche il raggiungimento in “comode rate” dei livelli successivi previsti dalla legge del 2006 e che altri Paesi d’Europa, più civili, hanno raggiunto da anni: il 35% conseguito nel 2006 potrà essere raggiunto nel 2014, il 45% raggiunto nel 2008 per noi sarà un obiettivo tassativo solo nel 2015, cioè 7 anni dopo.
“E’ una cosa vergognosa – sbotta il vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani – un provvedimento che premia gli amministratori che non rispettano gli obblighi di legge e penalizza quelli virtuosi, un controsenso rispetto al principio di equità economico-ambientale per cui chi più inquina più paga. Anziché pensare al condono per i sindaci, spostando gli obiettivi che non hanno rispettato, il governo dovrebbe incentivare il riciclo rendendolo meno costoso della discarica e dell’inceneritore. Solo così possiamo centrare gli obiettivi che l’Europa ci chiede”.
Dall’Europa multe per 100 milioni
Sono quattro le procedure di infrazione Ue all’Italia per eccessivo conferimento di rifiuti, discariche abusive e fuori norma. Allo stato più avanzato la 2003/2077, relativa a 218 discariche da bonificare in 18 regioni, che pende davanti alla Corte di giustizia. L’Italia rischia una multa di 61,5 milioni di euro e una multa giornaliera di 256.819 euro per ogni giorno successivo alla sentenza fino al momento di messa in regola. Altre procedure riguardano la Campania, per cui abbiamo già ricevuto una condanna con richiesta di sanzioni per 10 milioni e 250mila euro l’anno che dopo tre anni sono arrivate a quota 34 milioni. Segue la procedura sul ciclo rifiuti in Lazio innescata dalla discarica di Malagrotta (chiusa il 1 ottobre). E’ allo stadio di parere motivato, invece, la 2011/2215 su 102 discariche fuori legge in 14 regioni.
Perché alla fine si andrà a parare lì, sulle quattro procedure aperte che rischiano di costarci oltre 100 milioni di euro (come spiega nel dettaglio il box a fianco) e cui presto potrebbero aggiungersene altre. Per la felicità del contribuente italiano. “Quell’articolo spinge nella direzione contraria agli obiettivi indicati dall’Europa perché incentiva ulteriormente i Comuni verso il rifiuto in discarica. Se passa la proroga per il nostro Paese sarà ancora più difficile arrivare alla soglia del 50% di riciclaggio dei rifiuti a livello nazionale entro il 2020, come chiede l’Europa”. Ma quello che conta, a quanto pare, è rimandare il rischio imminente delle multe ai primi cittadini sull’ecotassa.
“Non si pagheranno fino a tutto il 2014 e dal 2015 le pagheranno solo i comuni che non avranno raggiunto nell’anno precedente solo il 35% di differenziata, non di più. E le multe che dovrebbero pagare quest’anno si pagheranno addirittura nel 2017. Una vera beffa per i Comuni virtuosi che hanno già raggiunto questo obiettivo lo scorso anno, come previsto dal decreto legislativo 152 del 2006″.
Ma non è una questione di guerra ai sindaci. “Il punto è che il collegato ambientale alla legge di stabilità prevede che gli incentivi per gli acquisti verdi arriveranno proprio dal pagamento delle multe sull’ecotassa, che però si pagherebbero solo a partire dal 2015”. Insomma, sanatoria con pasticcio. Resta da capire chi sono i mandanti. Ha pochi dubbi La Casa della Legalità e Cultura di Genova che ha seguito da vicino la vicenda di Recco. Il provvedimento era stato invocato proprio dal Presidente della Liguria Claudio Burlando che in una nota ufficiale del 4 aprile scorso aveva chiesto al presidente della Conferenza Stato-Regioni l’attivazione di una procedura che consentisse “tramite la definizione di un Accordo di programma tra Ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali interessati, di ottenere una deroga rispetto agli obiettivi fissati dalla normativa nazionale”. Se il provvedimento non sarà fermato alla Camera, a questo punto, il desiderio dei sindaci inquinatori (e di Burlando) sarà legge.
“Non si sa come andrà a finire. Ma noi faremo pressione sui parlamentari per togliere di mezzo quell’articolo vergognoso” promette Ciafani, che ricorda l’infausto destino del decreto Ronchi del 1997 che obbligava tutti i Comuni ad abbandonare entro due anni la tassa sui rifiuti a tariffa per quella a consumo. “In 16 anni non è mai stato tradotto in obbligo di legge per l’opposizione dei sindaci, che preferivano incassare i maggiori oneri derivanti da un calcolo a metro quadro, e grazie alla sponda del Parlamento, dove ogni due anni veniva votata la proroga”. Oggi ci risiamo, con l’aggravante della sanatoria per il passato dei sindaci inquinatori.
Migliaia di sindaci, dunque, potrebbero essere chiamati a pagare di tasca propria le multe che la legge prevedeva in forma di maggiorazione, la cosiddetta “ecotassa”, nella misura del 20% del tributo sui rifiuti in eccesso conferiti in discarica dai comuni inadempienti. Costi su cui l’erario può rivalersi, come è accaduto a Recco (Genova), dove lo scorso maggio la magistratura contabile ha condannato gli amministratori a risarcire lo Stato per un milione di euro. In soccorso dei sindaci è arrivato, niente meno, il ministro dell’Ambiente. Il disegno di legge collegato alla legge di stabilità - presentato come primo tassello dell’Agenda Verde del governo ora all’attenzione della Camera – mette un bel cerotto al problema.
L’articolo 18 introduce una semplice modifica normativa che ha però l’effetto di una generale sanatoria perché sostituisce le scadenze degli obiettivi di legge fissati ormai sette anni fa e le deferisce nel tempo, sgravando di riflesso da eventuali azioni di responsabilità gli amministratori che, nel frattempo, non li hanno rispettati. Il tetto del 65%, che doveva essere conseguito l’anno scorso, slitta di 4 anni e arriva al 2016. Il provvedimento accorda anche il raggiungimento in “comode rate” dei livelli successivi previsti dalla legge del 2006 e che altri Paesi d’Europa, più civili, hanno raggiunto da anni: il 35% conseguito nel 2006 potrà essere raggiunto nel 2014, il 45% raggiunto nel 2008 per noi sarà un obiettivo tassativo solo nel 2015, cioè 7 anni dopo.
“E’ una cosa vergognosa – sbotta il vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani – un provvedimento che premia gli amministratori che non rispettano gli obblighi di legge e penalizza quelli virtuosi, un controsenso rispetto al principio di equità economico-ambientale per cui chi più inquina più paga. Anziché pensare al condono per i sindaci, spostando gli obiettivi che non hanno rispettato, il governo dovrebbe incentivare il riciclo rendendolo meno costoso della discarica e dell’inceneritore. Solo così possiamo centrare gli obiettivi che l’Europa ci chiede”.
Dall’Europa multe per 100 milioni
Sono quattro le procedure di infrazione Ue all’Italia per eccessivo conferimento di rifiuti, discariche abusive e fuori norma. Allo stato più avanzato la 2003/2077, relativa a 218 discariche da bonificare in 18 regioni, che pende davanti alla Corte di giustizia. L’Italia rischia una multa di 61,5 milioni di euro e una multa giornaliera di 256.819 euro per ogni giorno successivo alla sentenza fino al momento di messa in regola. Altre procedure riguardano la Campania, per cui abbiamo già ricevuto una condanna con richiesta di sanzioni per 10 milioni e 250mila euro l’anno che dopo tre anni sono arrivate a quota 34 milioni. Segue la procedura sul ciclo rifiuti in Lazio innescata dalla discarica di Malagrotta (chiusa il 1 ottobre). E’ allo stadio di parere motivato, invece, la 2011/2215 su 102 discariche fuori legge in 14 regioni.
Perché alla fine si andrà a parare lì, sulle quattro procedure aperte che rischiano di costarci oltre 100 milioni di euro (come spiega nel dettaglio il box a fianco) e cui presto potrebbero aggiungersene altre. Per la felicità del contribuente italiano. “Quell’articolo spinge nella direzione contraria agli obiettivi indicati dall’Europa perché incentiva ulteriormente i Comuni verso il rifiuto in discarica. Se passa la proroga per il nostro Paese sarà ancora più difficile arrivare alla soglia del 50% di riciclaggio dei rifiuti a livello nazionale entro il 2020, come chiede l’Europa”. Ma quello che conta, a quanto pare, è rimandare il rischio imminente delle multe ai primi cittadini sull’ecotassa.
“Non si pagheranno fino a tutto il 2014 e dal 2015 le pagheranno solo i comuni che non avranno raggiunto nell’anno precedente solo il 35% di differenziata, non di più. E le multe che dovrebbero pagare quest’anno si pagheranno addirittura nel 2017. Una vera beffa per i Comuni virtuosi che hanno già raggiunto questo obiettivo lo scorso anno, come previsto dal decreto legislativo 152 del 2006″.
Ma non è una questione di guerra ai sindaci. “Il punto è che il collegato ambientale alla legge di stabilità prevede che gli incentivi per gli acquisti verdi arriveranno proprio dal pagamento delle multe sull’ecotassa, che però si pagherebbero solo a partire dal 2015”. Insomma, sanatoria con pasticcio. Resta da capire chi sono i mandanti. Ha pochi dubbi La Casa della Legalità e Cultura di Genova che ha seguito da vicino la vicenda di Recco. Il provvedimento era stato invocato proprio dal Presidente della Liguria Claudio Burlando che in una nota ufficiale del 4 aprile scorso aveva chiesto al presidente della Conferenza Stato-Regioni l’attivazione di una procedura che consentisse “tramite la definizione di un Accordo di programma tra Ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali interessati, di ottenere una deroga rispetto agli obiettivi fissati dalla normativa nazionale”. Se il provvedimento non sarà fermato alla Camera, a questo punto, il desiderio dei sindaci inquinatori (e di Burlando) sarà legge.
“Non si sa come andrà a finire. Ma noi faremo pressione sui parlamentari per togliere di mezzo quell’articolo vergognoso” promette Ciafani, che ricorda l’infausto destino del decreto Ronchi del 1997 che obbligava tutti i Comuni ad abbandonare entro due anni la tassa sui rifiuti a tariffa per quella a consumo. “In 16 anni non è mai stato tradotto in obbligo di legge per l’opposizione dei sindaci, che preferivano incassare i maggiori oneri derivanti da un calcolo a metro quadro, e grazie alla sponda del Parlamento, dove ogni due anni veniva votata la proroga”. Oggi ci risiamo, con l’aggravante della sanatoria per il passato dei sindaci inquinatori.
Fonte: Il FQ
| Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "Like" | |
| Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog | |
L'Ilva verso il commissariamento
E ha aggiunto: “Siamo consapevoli che il risanamento non può essere condotto con la necessaria convinzione da chi ha determinato l’allarme ambientale di cui stiamo discutendo e che mette a rischio tante persone”. Il decreto, che “è ormai definito”,verrà adottato “nel primo pomeriggio e prevede la sospensione dei poteri degli organi societari e la nomina del commissario”. Al termine di questa fase di gestione eccezionale e straordinaria, secondo Zanonato, “potranno essere ricostituiti gli ordinari organi di amministrazione restituendo alla proprietà i suoi poteri”.
Dalle decisioni che vengono prese sull’Ilva, ha aggiunto il ministro, “dipende il futuro della siderurgia italiana e più in generale la credibilità del nostro Paese“. Perché un’eventuale chiusura dello stabilimento “avrebbe un impatto economico negativo per 8 miliardi di euro annui”. Tuttavia, ha concluso, “gli investimenti pur realizzati in questi anni non sono stati sufficienti a riequilibrare il rapporto tra produzione, salute e ambiente”, visto che “molte disposizioni totalmente o parzialmente disattese dall’azienda”.
Intanto Fabio Matacchiera, presidente del Fondo antidiossina onlus di Taranto, ha annunciato che è pronto a consegnare un esposto alla Procura di Taranto con il video girato da operai e diffuso da alcune tv nazionali che mostra le emissioni all’interno dell’acciaieria, facendo presente che porterà all’attenzione dei “magistrati e alla Commissione europea anche un altro video eclatante girato di notte nelle ore passate”.
Il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha concesso ieri all’Ilva la facoltà d’uso degli impianti dell’area a caldo sequestrati per inquinamento il 26 luglio 2012, pur confermando il sequestro. Nei giorni scorsi sia l’autorità giudiziaria di Milano che quella di Taranto hanno disposto il sequestro del patrimonio dei Riva. Nel primo caso i pm milanesi contestano ai proprietari di essere appropriati di oltre un miliardo di euro, finito all’estero e successivamente anche scudato. Il 24 maggio scorso invece i magistrati di Taranto hanno disposto il sequestro di 8,1 miliardi.
| Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "Like" | |
| Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog | |
Ilva, arrestato presidente provincia Taranto
L'operazione è scattata alle prime luci del mattino. I militari della Guardia di Finanza hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare spiccate dal gip Patrizia Todisco. Gli arrestati sono, oltre a Florido per il quale l'accusa sarebbe di concussione; l'ex assessore all'Ambiente Michele Conserva (Pd) e l'ex segretario della Provincia di Taranto, Vincenzo Specchia, per il quale sono stati disposti i domiciliari. Specchia, originario di Galatina (Le), oggi è segretario generale del Comune di Lecce: appresa la notizia, l'amministrazione guaidata da Paolo Perrone (Pdl) ha provveduto alla sospensione.
Tra i destinatari dei provvedimenti di custodia cautelare anche Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali del colosso siderurgico che avrebbe lavorato per agevolare l'attività della grande fabbrica accusata di disastro ambientale. Ad Archinà l'ordinanza è stata notificata in carcere, l'ex dirigente Ilva è detenuto dal 26 novembre.
Al centro del nuovo terremoto giudiziario le manovre attivate per ottenere l'autorizzazione della discarica "Mater Gratiae", realizzata in una cava all’interno dello stabilimento Ilva. Documenti necessari all'ottenimento dell'Aia: l'autorizzazione ambientale per l'acciaieria è stato rilasciato una prima volta dal governo Berlusconi, dall'allora ministro Stefania Prestigiacomo, e recentemente da Corrado Clini, dell'esecutivo Monti. Nel sito vengono smaltiti i rifiuti industriali e le polveri prodotte dagli impianti ritenuti la fonte dell'inquinamento killer inquadrato con l’indagine per disastro ambientale. Florido e Conserva sono accusati di aver indotto, dal 2006 al 2011, dirigenti del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto a rilasciare i permesi per la discarica gestita dall'Ilva "in carenza dei requisiti tecnico-giuridici". Quella procedura autorizzativa sarebbe stata viziata da una serie di passaggi sospetti e di pressioni indebite tutte fotografate dall'attività condotte dalle Fiamme Gialle del comando provinciale. Nel mirino l'attività svolta dagli uffici della Provincia, compente al rilascio delle autorizzazioni ambientali. In quegli uffici la pratica relativa alla discarica sarebbe stata accompagnata da pressioni illecite che hanno portato alla emissione dei provvedimenti restrittivi. Anche in questo caso regista delle operazioni condotte sottotraccia dall'Ilva sarebbe stato Girolamo Archinà, l'ex potentissimo responsabile dei rapporti istituzionali dell'azienda, in carcere dallo scorso 26 novembre. In questo capitolo dell'inchiesta condotta dal pool della Procura della Repubblica di Taranto, guidata da Franco Sebastio, non ci sarebbero altri indagati.
Per questo all'ex dirigente è stato notificato in cella un nuovo provvedimento restrittivo. Ma a far rumore è soprattutto il coinvolgimento di Florido. Tarantino, sposato e con due figlie, con alle spalle una lunga militanza nella Cisl, di cui è stato anche segretario provinciale, è stato eletto per la prima volta nel 2004 e nel 2009 è stato confermato con oltre centomila preferenze. Nel 2007, all'indomani del dissesto finanziario del Comune di Taranto, si era anche candidato sindaco di Taranto con una coalizione di centrosinistra ma al ballottaggio era stato sconfitto dall'attuale sindaco Ezio Stefano, anche lui ingato nella stessa inchiesta per abuso e omissione di atti d'ufficio.
Negli ultimi mesi si era anche parlato di una possibile candidatura di Florido al Parlamento, tant'è che si ipotizzavano sue dimissioni anticipate dalla carica di presidente della Provincia anche in relazione al ventilato scioglimento delle stesse Province, cosa che poi non si è più verificata. E comunque la maggioranza di centrosinistra votò in aula, in Consiglio,un documento chiedendogli di restare alla guida dell'ente. Da vedere adesso che accade in Provincia perché all'indomani delle dimissioni del vice presidente Costanzo Carrieri, del Pd, eletto presidente del consorzio Asi, non sarebbe stata formalizzata la nomina di un nuovo vice presidente, mentre la delega all'Ambiente lasciata da Conserva è stata subito trasferita a Giampiero Mancarelli, del Pd, che è anche titolare del Bilancio.
"Non ho idea di quali siano gli elementi di prova che riguardano Florido - ha commentato Michele Emiliano, sindaco di Bari e presidente regionale del Pd - ma è una cosa che mi addolora perché è un presidente di Provincia del mio partito che conosco bene". "Per mancanza di indirizzo politico - ha detto anche Emiliano sulla vicenda Ilva - non si capisce se dobbiamo andare fino in fondo senza guardare in faccia a nessuno o se bisogna trovare un punto di equilibrio sulla ragione di stato, cioè sul fatto che non ci possiamo permettere di chiudere l'Ilva senza trovare un'alternativa occupazionale". "In questa vicenda - ha aggiunto - è chiaro che è possibile che qualche soggetto politico che aveva il controllo dei controlli sia rimasto impigliato perché non è facile il ruolo del sindaco di Taranto, così come quello del presidente della Provincia di Taranto e del presidente della Regione".
Emiliano ha inoltre sottolineato come "i movimenti ambientalisti di Taranto sono riusciti, contro la ventennale ignavia della politica, a dimostrare attraverso l'analisi dei cibi che c'era un accumulo spropositato di diossine nella catena alimentare dell'area, che corrispondeva a dati epidemiologici spaventosi, tenuti in gran parte occulti sebbene accertati dal ministero della Salute. Alla vicenda di Taranto non viene data l'evidenza che meriterebbe".
| Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "Like" | |
| Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog | |
Il ministro Zanonato apre al nucleare 'Ma va gestito bene"
ROMA - Nucleare in italia? "Se avessimo i siti adatti, perchè no?". Il neo-ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, al programma di Radio2 'Un giorno da pecora', fornisce il suo giudizio riguardo due 'eco tormentoni' italiani: il ponte sullo stretto di Messina e l'uso dell'energia nucleare.Cosa ne pensa del nucleare, chiedono i conduttori Sabelli Fioretti e Lauro? "Non mi piace quando si enfatizzano le cose demonizzandole. L'energia nucleare è una forma di energia, se si può gestire non è sbagliata di per sé", risponde. In Italia si dovrebbe usare l'energia atomica? "In italia credo che non si possa fare, ma nel mondo c'è", rileva Zanonato. E se potessimo gestirla, si potrebbe usare anche nel nostro Paese? "Se avessimo i siti adatti, perché no?", risponde il ministro.
Le reazioni. Le parole di Zanonato hanno suscitato la reazioni di Antonio Di Pietro che sulla sua pagina Facebook ha scritto: "Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Sono gravissime le dichiarazioni del neo ministro Zanonato che ha aperto all'utilizzo del nucleare. Noi dell'Italia dei valori, che siamo stati l'unica forza politica promotrice del referendum abrogativo, ribadiamo l'inutilità di quell'energia obsoleta, dannosa e pericolosa per la salute dei cittadini e per l'ambiente". "Ci batteremo in ogni sede per far valere la volontà di milioni di italiani e, anche se in perfetta solitudine, non consentiremo che le lobby affaristiche, con la scusa delle grandi intese, violino le regole democratiche e calpestino il responso uscito dalla urne- dice Di Pietro- piuttosto si attivino investendo nelle energie pulite".
Stupito per le dichiarazioni del ministro anche Marco Ciarafoni, portavoce nazionale Ecologisti democratici: "Siamo rimasti francamente stupiti delle affermazioni del ministro Zanonato. Se lo lasci dire da chi, come noi, non ha mai avuto un approccio ideologico al problema. Il nucleare è definitivamente uscito di scena e non può essere, in alcun modo, una prospettiva da riaprire". E aggiunge: "Non solo per ragioni ambientali e per i problemi irrisolti legati alla sicurezza, ma anche per i costi insostenibili del nucleare e per ragioni strategiche, senza contare l'orientamento chiaro e determinato che il popolo italiano ha dato con il referendum, e che deve essere assolutamente rispettato".
Dal ministro dello Sviluppo economico "ci aspettiamo un impegno serio e rigoroso per sviluppare politiche energetiche che abbiano come priorità l'efficienza energetica e le rinnovabili, settori strategici che rappresentano oggi, nel tempo della crisi, occasione di sviluppo e di lavoro. È di un modello di sviluppo sostenibile e di qualità che il paese ha bisogno - conclude il portavoce Ecodem - e il motore sul quale far girare la ripartenza è l'economia verde".
| Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "Like" | |
| Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog | |
Il protocollo di Kyoto compie l'ultimo anno tempo di bilanci, Multe in arrivo per l'Italia
ROMA - L'ultimo compleanno prima della grande incertezza. Il Protocollo di Kyoto compie oggi il suo settimo anno di vita, ma dopo gli ambigui risultati della Conferenza Onu di Durban 1 sui cambiamenti climatici non è affatto detto che continui a crescere. Per il momento è comunque tempo di bilanci.
Secondo i dati preliminari dell'Agenzia europea dell'ambiente, l'Italia è a quota -4,8% di CO2 , sull'obiettivo fissato dal Protocollo del -6,5%, rispetto ai livelli del 1990. Per quanto riguarda il target europeo, "sarà probabilmente superato, ad oltre il 10%", ha commentato recentemente il commissario Ue al Clima, Connie Hedegaard. Nonostante le emissioni europee di CO2, dopo il crollo legato alla crisi economica, siano tornate a salire nel 2010 (+2,4%), l'Ue ha già registrato un taglio del 15,5% dal 1990, mentre la sua economia da allora è cresciuta del 41%. Ciò non toglie che se dovesse mancare il suo obiettivo, l'Italia rischia di ritrovarsi davanti alla Corte di giustizia europea con la prospettiva di dover pagare multe salate.
Un costo che il Kyoto Club, l'associazione delle imprese che in questi anni hanno promosso e sostenuto rinnovabili ed efficienza energetica, stima pari a oltre 700 milioni di euro. "Cifra che conteggiando anche la quota attribuita all'Italia per la forestazione (quota che però va assicurata secondo
le metodologie IPCC) si ridurrebbe a 300 milioni di euro", precisa il direttore scientifico Gianni Silvestrini. "Questi dati, aggiornati al 2011 - aggiunge - sono migliori rispetto agli anni passati e tengono conto del calo delle emissioni climalteranti dovuto alla crisi economica e ai positivi risultati sul fronte dell'efficienza e delle energie verdi".
Queste ultime hanno dato in particolare un grosso contributo 2 nel periodo 2008-2011 consentendo una riduzione pari al 40% del taglio delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 previsto per l'Italia (14 milioni di tonnellate/anno) dal Protocollo. Inoltre, ulteriori riduzioni delle emissioni vengono dalla crescita del contributo delle rinnovabili termiche, dei biocombustibili e dai miglioramenti dell'efficienza energetica.
C'è però ancora molto da fare, soprattutto in quest'ultimo campo, come sottolinea Legambiente lanciando il "regolamento edilizio d'Italia", ovvero un invito a tutte le amministrazioni comunali a dotarsi di una sintesi delle migliori norme di tutti i regolamenti edilizi comunali 3. "La proposta che vogliamo rivolgere - spiega il vice presidente Edoardo Zanchini - è di guardare a queste realtà e di copiare bene. Abbiamo messo assieme, infatti, il meglio di quello che si può trovare nei regolamenti edilizi italiani perché edifici ristrutturati o costruiti in questo modo possono arrivare concretamente ad azzerare i consumi energetici, a ridurre sensibilmente i consumi idrici migliorando il comfort degli spazi pubblici e nelle abitazioni".
Traccia un bilancio di sette anni di Kyoto anche il Wwf. Secondo Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia dell'associazione, "è stato il primo passo per avviare una riforma generale del sistema, anche se è ovvio che gli obiettivi di riduzione sono stati troppo modesti". Inoltre "bisogna riconoscere - aggiunge - che non esiste forse nessuno strumento di governance internazionale che ha avviato un cambiamento così profondo e repentino a livello globale, come il protocollo di Kyoto".
Il Wwf, come Legambiente, invita quindi ad investire massicciamente nei settori dell'economia sostenibile. "Se l'Unione Europea investisse nei settori della green economy - afferma uno studio dell'associazione basato su dati dell'Unep, l'agenzia ambientale dell'Onu - produrrebbe più posti di lavori ad un costo inferiore rispetto a quelli previsti dalle attuali Politiche di Coesione e dalla Politica Agricola Comune (PAC). Finanziando infatti con un miliardo di euro infrastrutture sostenibili e programmi ambientali in agricoltura si possono creare 29mila posti di lavoro. Con un investimento più mirato della stessa cifra, i posti di lavori diventerebbero circa 52.700, nel settore delle energie rinnovabili, o 25.900 nei settori del risparmio energetico (soprattutto in quello edilizio)". "Nella settimana in cui festeggiamo il settimo anniversario dell'entrata in vigore del protocollo di Kyoto - conclude Midulla - questa è la vera svolta di cui abbiamo bisogno per uscire dalla crisi e, per richiamare una campagna del Wwf Italia di sette anni fa, non restare indietro".
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Secondo i dati preliminari dell'Agenzia europea dell'ambiente, l'Italia è a quota -4,8% di CO2 , sull'obiettivo fissato dal Protocollo del -6,5%, rispetto ai livelli del 1990. Per quanto riguarda il target europeo, "sarà probabilmente superato, ad oltre il 10%", ha commentato recentemente il commissario Ue al Clima, Connie Hedegaard. Nonostante le emissioni europee di CO2, dopo il crollo legato alla crisi economica, siano tornate a salire nel 2010 (+2,4%), l'Ue ha già registrato un taglio del 15,5% dal 1990, mentre la sua economia da allora è cresciuta del 41%. Ciò non toglie che se dovesse mancare il suo obiettivo, l'Italia rischia di ritrovarsi davanti alla Corte di giustizia europea con la prospettiva di dover pagare multe salate.
Un costo che il Kyoto Club, l'associazione delle imprese che in questi anni hanno promosso e sostenuto rinnovabili ed efficienza energetica, stima pari a oltre 700 milioni di euro. "Cifra che conteggiando anche la quota attribuita all'Italia per la forestazione (quota che però va assicurata secondo
le metodologie IPCC) si ridurrebbe a 300 milioni di euro", precisa il direttore scientifico Gianni Silvestrini. "Questi dati, aggiornati al 2011 - aggiunge - sono migliori rispetto agli anni passati e tengono conto del calo delle emissioni climalteranti dovuto alla crisi economica e ai positivi risultati sul fronte dell'efficienza e delle energie verdi".
Queste ultime hanno dato in particolare un grosso contributo 2 nel periodo 2008-2011 consentendo una riduzione pari al 40% del taglio delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 previsto per l'Italia (14 milioni di tonnellate/anno) dal Protocollo. Inoltre, ulteriori riduzioni delle emissioni vengono dalla crescita del contributo delle rinnovabili termiche, dei biocombustibili e dai miglioramenti dell'efficienza energetica.
C'è però ancora molto da fare, soprattutto in quest'ultimo campo, come sottolinea Legambiente lanciando il "regolamento edilizio d'Italia", ovvero un invito a tutte le amministrazioni comunali a dotarsi di una sintesi delle migliori norme di tutti i regolamenti edilizi comunali 3. "La proposta che vogliamo rivolgere - spiega il vice presidente Edoardo Zanchini - è di guardare a queste realtà e di copiare bene. Abbiamo messo assieme, infatti, il meglio di quello che si può trovare nei regolamenti edilizi italiani perché edifici ristrutturati o costruiti in questo modo possono arrivare concretamente ad azzerare i consumi energetici, a ridurre sensibilmente i consumi idrici migliorando il comfort degli spazi pubblici e nelle abitazioni".
Traccia un bilancio di sette anni di Kyoto anche il Wwf. Secondo Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia dell'associazione, "è stato il primo passo per avviare una riforma generale del sistema, anche se è ovvio che gli obiettivi di riduzione sono stati troppo modesti". Inoltre "bisogna riconoscere - aggiunge - che non esiste forse nessuno strumento di governance internazionale che ha avviato un cambiamento così profondo e repentino a livello globale, come il protocollo di Kyoto".
Il Wwf, come Legambiente, invita quindi ad investire massicciamente nei settori dell'economia sostenibile. "Se l'Unione Europea investisse nei settori della green economy - afferma uno studio dell'associazione basato su dati dell'Unep, l'agenzia ambientale dell'Onu - produrrebbe più posti di lavori ad un costo inferiore rispetto a quelli previsti dalle attuali Politiche di Coesione e dalla Politica Agricola Comune (PAC). Finanziando infatti con un miliardo di euro infrastrutture sostenibili e programmi ambientali in agricoltura si possono creare 29mila posti di lavoro. Con un investimento più mirato della stessa cifra, i posti di lavori diventerebbero circa 52.700, nel settore delle energie rinnovabili, o 25.900 nei settori del risparmio energetico (soprattutto in quello edilizio)". "Nella settimana in cui festeggiamo il settimo anniversario dell'entrata in vigore del protocollo di Kyoto - conclude Midulla - questa è la vera svolta di cui abbiamo bisogno per uscire dalla crisi e, per richiamare una campagna del Wwf Italia di sette anni fa, non restare indietro".
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Lazio, il governo impugna il piano Casa Dieci assessori Pdl lasciano giunta Polverini
In una lettera consegnata alla presidente della Regione, i dieci parlano di scelta “incomprensibile che mette in discussione uno dei punti qualificanti del programma elettorale del Popolo della libertà sia a livello locale che nazionale” e sottolineano che “agire contro le aspettative legittime dei cittadini laziali rende impossibile trasmettere ai territori quei valori da tutti noi condivisi”. Gli artefici del gesto dell’Esecutivo sono in realtà due: il ministro dei beni culturali Giancarlo Galan e quello dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che poi minimizzano: “L’impugnativa disposta dal Consiglio dei Ministri non rappresenta affatto uno stop al piano nella sua globalità e nella sua logica, ma evidenzia solo tre profili specifici di problematicità”.
Tra i tre punti, uno è quello del parco nazionale del Circeo, ma a detta della Prestigiacomo “non si può certo edificare nel Circeo. Per ciò che concerne le questioni eccepite dal ministro della Cultura, che condivido, ed in particolare riguardo allo sviluppo del Terminillo – ha detto il ministro dell’Ambiente – si tratta di problemi prevalentemente di metodo e sono certa che il presidente Polverini ed il collega Galan potranno trovare un punto d’incontro ed una soluzione positiva”. Tra i progetti che più preoccupano il ministro dei Beni Culturali (e anche i Verdi e Italia Nostra) c’è quello di una pista da sci da realizzare al Terminillo, che prevede di abbattere 10.000 faggi secolari, e per cui Galan aveva dichiarato nei giorni scorsi: “Non sarò il ministro che permetterà abusi sul paesaggio senza controlli. Non permetterò che il Codice dei Beni culturali e del paesaggio venga smembrato da leggi regionali incostituzionali”.
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte_ Il FQ
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Il Cern conferma la scoperta "Neutrini più veloci della luce"
ROMA - C'è la conferma ufficiale: la velocità della luce è stata superata. I neutrini sono più veloci della luce di circa 60 nanosecondi. Il risultato è ottenuto dall'esperimento Cng 1s (Cern Neutrino to Gran Sasso), nel quale un fascio di neutrini viene lanciato dal Cern verso i Laboratori del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Il risultato si deve alla collaborazione internazionale Opera, che con i rivelatori che si trovano nei Laboratori del Gran Sasso ha analizzato oltre 15.000 neutrini tra quelli che, una volta prodotti dall'acceleratore del Cern Super Proton Synchrotron, percorrono i 730 chilometri che separano il Cern dal Gran Sasso. I dati dimostrano che i neutrini impiegano 2,4 millisecondi per coprire la distanza, con un anticipo di 60 miliardesimi di secondo rispetto alla velocità attesa. L'analisi dei dati, raccolti negli ultimi tre anni, dimostra che i neutrini battono di circa 20 parti per milione i 300.000 chilometri al secondo ai quali viaggia la luce. Un comunicato del centro ginevrino annuncia che i risultati saranno presentati oggi a Ginevra in un seminario alle 16, ritrasmesso via web all'indirizzo http://webcast.cern.ch 2.
"Il neutrino ci sorprende ancora". "Questo risultato è una completa sorpresa", ha osservato il responsabile del rivelatore Opera, il fisico italiano Antonio Ereditato dell'università di Berna, commentando i dati che dimostrano che è stata superata la velocità della luce. "Dopo molti mesi di studi e di controlli incrociati - ha detto - non abbiamo trovato nessun effetto dovuto alla strumentazione in grado di spiegare il risultato della misura. Continueremo i nostri studi e attendiamo misure indipendenti per valutare pienamente la natura di queste osservazioni". Secondo Ereditato "il potenziale impatto sulla scienza è troppo grande per trarre conclusioni immediate o tentare interpretazioni. La mia prima reazione - ha aggiunto - è che il neutrino ci sorprende ancora una volta con i suoi misteri". Per questo motivo i dati saranno presentati ufficialmente oggi pomeriggio al Cern di Ginevra, in un seminario. L'obiettivo, ha spiegato il ricercatore, "è sottoporre a esame i risultati da parte della più ampia comunità della fisica delle particelle".
"Lavoro di gruppo". Con Ereditato lui lavorano circa 160 ricercatori di 30 istituzioni e 11 Paesi. "Sono molto contento e ho la fortuna di condividere questo risultato con tanti colleghi validissimi e non mi sento di dire che si tratta di un mio risultato: è un risultato del mio gruppo. E' il frutto di un lavoro complesso e gratificante". Come avete accolto i dati? "Siamo molto meno eccitati dei media. Certamente ci rendiamo conto che questa scoperta colpisce l'immaginario collettivo, ma per noi è stata una misura di precisione lungo un percorso alla fine del quale eravamo convinti di trovare un risultato negativo. Scoprire che non era così è stata una grossa sorpresa". Napoletano, 56 anni, Ereditato ha studiato a Napoli e poi ha lavorato in molti centri di ricerca all'estero. Da cinque anni dirige l'Istituto di Fisica delle particelle dell'università svizzera di Berna. E' coordinatore della collaborazione internazionale Opera, nell'ambito dell'esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso), nato dalla collaborazione fra il Cern di Ginevra e i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). "Grazie a questa opportunità sono in contatto costante con l'Italia", ha detto il ricercatore, che lunedì parteciperà al seminario sui risultati dell' esperimento organizzato nei Laboratori del Gran Sasso.
"Una nuova costante dell'universo". "La percezione, ha detto il presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) Roberto Petronzio, è che "si possa cominciare a ragionare su una nuova scala e che si entri in un territorio sconosciuto della fisica, nel quale si potrebbero incontrare, per esempio nuove dimensioni o addirittura una nuova costante fondamentale dell'universo". Con la possibilità di superare la velocità della luce entrerebbe in crisi uno dei punti di riferimento della fisica contemporanea. Le costanti dell'universo hanno infatti un valore universale e indipendente, veri e propri capisaldi che modellano la visione dell'universo. "E' possibile - ha rilevato Petronzio - che i nuovi dati sulla velocità della luce possano essere la spia dell'esistenza di una nuova costante. E' stata infatti osservata una deviazione rispetto a una scala. Per esempio, la famosa particella di Dio, ossia il bosone di Higgs per il quale esiste la massa, dovrebbe essere rilevabile all'interno di una scala di energia e, se i dati raccolti dal Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra dovessero dimostrare che non si trovi lì si aprirebbe una nuova pagina per la fisica. "Nel caso della velocità della luce, l'anomalia osservata e presentata oggi sarebbe ancora più importante rispetto alla scoperta o meno del bosone di Higgs in quanto - ha concluso - riguarderebbe le proprietà generali dello spazio-tempo".
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Repubblica.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
"Il neutrino ci sorprende ancora". "Questo risultato è una completa sorpresa", ha osservato il responsabile del rivelatore Opera, il fisico italiano Antonio Ereditato dell'università di Berna, commentando i dati che dimostrano che è stata superata la velocità della luce. "Dopo molti mesi di studi e di controlli incrociati - ha detto - non abbiamo trovato nessun effetto dovuto alla strumentazione in grado di spiegare il risultato della misura. Continueremo i nostri studi e attendiamo misure indipendenti per valutare pienamente la natura di queste osservazioni". Secondo Ereditato "il potenziale impatto sulla scienza è troppo grande per trarre conclusioni immediate o tentare interpretazioni. La mia prima reazione - ha aggiunto - è che il neutrino ci sorprende ancora una volta con i suoi misteri". Per questo motivo i dati saranno presentati ufficialmente oggi pomeriggio al Cern di Ginevra, in un seminario. L'obiettivo, ha spiegato il ricercatore, "è sottoporre a esame i risultati da parte della più ampia comunità della fisica delle particelle".
"Lavoro di gruppo". Con Ereditato lui lavorano circa 160 ricercatori di 30 istituzioni e 11 Paesi. "Sono molto contento e ho la fortuna di condividere questo risultato con tanti colleghi validissimi e non mi sento di dire che si tratta di un mio risultato: è un risultato del mio gruppo. E' il frutto di un lavoro complesso e gratificante". Come avete accolto i dati? "Siamo molto meno eccitati dei media. Certamente ci rendiamo conto che questa scoperta colpisce l'immaginario collettivo, ma per noi è stata una misura di precisione lungo un percorso alla fine del quale eravamo convinti di trovare un risultato negativo. Scoprire che non era così è stata una grossa sorpresa". Napoletano, 56 anni, Ereditato ha studiato a Napoli e poi ha lavorato in molti centri di ricerca all'estero. Da cinque anni dirige l'Istituto di Fisica delle particelle dell'università svizzera di Berna. E' coordinatore della collaborazione internazionale Opera, nell'ambito dell'esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso), nato dalla collaborazione fra il Cern di Ginevra e i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). "Grazie a questa opportunità sono in contatto costante con l'Italia", ha detto il ricercatore, che lunedì parteciperà al seminario sui risultati dell' esperimento organizzato nei Laboratori del Gran Sasso.
"Una nuova costante dell'universo". "La percezione, ha detto il presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) Roberto Petronzio, è che "si possa cominciare a ragionare su una nuova scala e che si entri in un territorio sconosciuto della fisica, nel quale si potrebbero incontrare, per esempio nuove dimensioni o addirittura una nuova costante fondamentale dell'universo". Con la possibilità di superare la velocità della luce entrerebbe in crisi uno dei punti di riferimento della fisica contemporanea. Le costanti dell'universo hanno infatti un valore universale e indipendente, veri e propri capisaldi che modellano la visione dell'universo. "E' possibile - ha rilevato Petronzio - che i nuovi dati sulla velocità della luce possano essere la spia dell'esistenza di una nuova costante. E' stata infatti osservata una deviazione rispetto a una scala. Per esempio, la famosa particella di Dio, ossia il bosone di Higgs per il quale esiste la massa, dovrebbe essere rilevabile all'interno di una scala di energia e, se i dati raccolti dal Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra dovessero dimostrare che non si trovi lì si aprirebbe una nuova pagina per la fisica. "Nel caso della velocità della luce, l'anomalia osservata e presentata oggi sarebbe ancora più importante rispetto alla scoperta o meno del bosone di Higgs in quanto - ha concluso - riguarderebbe le proprietà generali dello spazio-tempo".
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Repubblica.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
I Nas bloccano il banchetto leghista con carne d’orso. “Mandati dal governo, Bossi lo lasci”
Alla festa della Lega a Imer, in Trentino, era tutto pronto per banchettare con insolite bistecche d’orso. 50 chili di carne arrivata dalla Slovenia per essere cucinate con ricette della tradizione austro-ungarica, dicevano i militanti del Carroccio. Avevano preparato pure lo spezzatino. Un’iniziativa in polemica con il progetto di ripopolamento della specie ‘Life Ursus’. Ma sulla tavole dei partecipanti non è arrivato nulla. Perché in mattinata sono giunti i Nas dei carabinieri. E hanno impedito la vendita dei piatti. Il motivo? “Mancano i certificati di importazione”.
A spiegare ai 200 commensali perché le pietanze non arrivavano più ci ha pensato verso mezzogiorno Enzo Erminio Boso, già senatore e parlamentare europeo del Cartroccio: “E’ Roma che ce li ha mandati – ha detto riferito agli uomini dell’Arma – e sono venuti da Vicenza. Lunedì chiamo Bossi e gli chiedo di lasciare questa maggioranza”.
Nonostante le proteste, bistecche e spezzatino sono rimasti nelle pentole. Quella contestata dai carabinieri è stata la mancanza della certificazione Cites, un documento previsto dalla Convenzione di Washington sul Commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione, che ha lo scopo di proteggere piante e animali protetti regolando e monitorando il loro commercio internazionale. Colti alla sprovvista, gli organizzatori della festa hanno subito cercato una soluzione. Tra i più impegnati a capire come ottenere il documento mancante, il deputato leghista Maurizio Fugatti. Che ha pure cercato di smorzare i toni della polemica innescata dal collega di partito Boso: “Conosciamo il suo carattere – ha detto -. Cercheremo di risolvere la situazione”.
La speranza degli organizzatori è quindi che la questione venga risolta e il banchetto con l’orso possa tenersi a cena. Visto che il pranzo si è limitato a polenta, tosella e salcicce, piatti tipici locali. Molto critico con l’iniziativa è il Wwf: ”E’ solo un pessimo esempio che ignora le leggi nazionali ed europee e mette così a rischio una specie particolarmente protetta”, dice Massimiliano Rocco, responsabile specie del Wwf Italia, esprimendo “apprezzamento per l’operato delle autorità”. “Siamo esterrefatti – rileva – da quanto la Lega ha voluto politicamente promuovere con questa iniziativa. Se voleva essere una provocazione per parlare della corretta gestione dell’orso in Trentino non serviva commettere un reato importando illegalmente carne di una specie protetta. Una condotta inaccettabile per un partito di governo”.
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Il FQ
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
A spiegare ai 200 commensali perché le pietanze non arrivavano più ci ha pensato verso mezzogiorno Enzo Erminio Boso, già senatore e parlamentare europeo del Cartroccio: “E’ Roma che ce li ha mandati – ha detto riferito agli uomini dell’Arma – e sono venuti da Vicenza. Lunedì chiamo Bossi e gli chiedo di lasciare questa maggioranza”.
Nonostante le proteste, bistecche e spezzatino sono rimasti nelle pentole. Quella contestata dai carabinieri è stata la mancanza della certificazione Cites, un documento previsto dalla Convenzione di Washington sul Commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione, che ha lo scopo di proteggere piante e animali protetti regolando e monitorando il loro commercio internazionale. Colti alla sprovvista, gli organizzatori della festa hanno subito cercato una soluzione. Tra i più impegnati a capire come ottenere il documento mancante, il deputato leghista Maurizio Fugatti. Che ha pure cercato di smorzare i toni della polemica innescata dal collega di partito Boso: “Conosciamo il suo carattere – ha detto -. Cercheremo di risolvere la situazione”.
La speranza degli organizzatori è quindi che la questione venga risolta e il banchetto con l’orso possa tenersi a cena. Visto che il pranzo si è limitato a polenta, tosella e salcicce, piatti tipici locali. Molto critico con l’iniziativa è il Wwf: ”E’ solo un pessimo esempio che ignora le leggi nazionali ed europee e mette così a rischio una specie particolarmente protetta”, dice Massimiliano Rocco, responsabile specie del Wwf Italia, esprimendo “apprezzamento per l’operato delle autorità”. “Siamo esterrefatti – rileva – da quanto la Lega ha voluto politicamente promuovere con questa iniziativa. Se voleva essere una provocazione per parlare della corretta gestione dell’orso in Trentino non serviva commettere un reato importando illegalmente carne di una specie protetta. Una condotta inaccettabile per un partito di governo”.
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Il FQ
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Nucleare, la Cassazione dice sì al referendum del 12 e 13 giugno
Dopo la batosta di B. ai ballottaggi opposizioni unite per il 12 e 13 giugno. Caccia a 8 milioni di schede oltre a quelle delle amministrative. Bersani: “Togliamo l’ultima macchietta”. Oggi il verdetto della Cassazione
La Corte di Cassazione ha deciso: all’interno della tornata referendaria del 12 e 13 giugno ci sarà anche il quesito sul nucleare. Nonostante la fiducia posta al decreto Omnibus, con cui il governo ha fatto marcia indietro rispetto alla decisione di costruire nuove centrali, il collegio – composto da 17 giudici e presieduto da Antonino Elefante - ha accolto l’istanza presentata dal Pd. L’opposizione chiedeva di trasferire il quesito sulle nuove norme appena votate nel decreto.
Nonostante la decisione della suprema Corte, la sfida per raggiungere il quorum non sarà facile. Con l’attuale legge, servirebbero tutti i voti che le opposizioni hanno preso alle elezioni più – almeno – altre otto milioni di schede. E considerate le date, gli italiani potrebbero essere indotti ad andare al mare. Anche perché, come è stato dall’inizio, c’è un unico quesito che fa realmente paura a Berlusconi, quello sul legittimo impedimento.
I Verdi hanno annunciato, a partire da mezzogiorno, un presidio permanente in piazza Cavour, a Roma, proprio davanti al Palazzaccio. Il Pd ha presentato un’istanza per la conferma del referendum, il Comitato una sua memoria, ma non è escluso che stamane lo faccia l’altra parte, la Presidenza del Consiglio. Anche se ieri lo stesso Silvio Berlusconi ha messo le mani avanti: “Non mi sono mai occupato dei referendum – ha detto il premier – ma se la gente non lo vuole, non è che il governo può decidere, non possiamo obbligare nessuno a costruire centrali. Con molto dispiacere il governo si adeguerà”. “Berlusconi fa il gioco delle tre carte”, ribattono i Comitati.
Un motivo in più per salire sul treno. Ieri il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, ha ribadito una massiccia campagna di iniziative: “Togliamo l’ultima macchietta”, ha detto riferendosi all’ormai celebre battuta sul giaguaro di Arcore. “Crediamo che il 12 e il 13 giugno possiamo dargli l’ultima spallata e dimostrare che in termini di fiducia e di programma Berlusconi non ha più alcun rapporto con gli italiani”, ha ribadito il leader Idv, Antonio Di Pietro, che dall’inizio ha sposato la campagna referendaria. Un appello al voto è arrivato anche da Nichi Vendola e Francesco Rutelli, che per la verità ha insistito solo sul nucleare riferendosi alla scelta tedesca di chiudere l’ultima centrale entro il 2020.
Ma la scia positiva dei ballottaggi entusiasma tutti. “Coloro che hanno votato alle amministrative rivoteranno per esprimere il loro dissenso rispetto a una certa maniera di fare politica – commenta padre Alex Zanotelli, membro del Comitato per i referendum sull’acqua –, sono profondamente fiducioso. Stiamo lavorando sodo da cinque o sei anni e ho la sensazione che la gente abbia capito di che si tratta, quanto è importante l’acqua, un bene già scarso”. Padre Zanotelli è contento di ricevere il supporto dei partiti, ma avverte: “Deve essere chiara una cosa: non accettiamo tradimenti. Non chiediamo una cosa generica, chiediamo che l’acqua venga gestita da un ente di diritto pubblico e non da una Spa”.
L’indicazione a votare quattro sì viene anche dal mondo cattolico: “Al di là di quello sull’acqua, per il quale siamo nel Comitato promotore – spiega il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero – avremmo preferito non arrivare al referendum. Ma adesso che ci siamo, daremo indicazione di votare sì anche sul nucleare e sul legittimo impedimento. L’importante è che il tentativo maldestro del governo di soffocare il voto non vada a buon fine. La partecipazione è l’elemento per riprendersi la democrazia”.
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Il FQ
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Nonostante la decisione della suprema Corte, la sfida per raggiungere il quorum non sarà facile. Con l’attuale legge, servirebbero tutti i voti che le opposizioni hanno preso alle elezioni più – almeno – altre otto milioni di schede. E considerate le date, gli italiani potrebbero essere indotti ad andare al mare. Anche perché, come è stato dall’inizio, c’è un unico quesito che fa realmente paura a Berlusconi, quello sul legittimo impedimento.
I Verdi hanno annunciato, a partire da mezzogiorno, un presidio permanente in piazza Cavour, a Roma, proprio davanti al Palazzaccio. Il Pd ha presentato un’istanza per la conferma del referendum, il Comitato una sua memoria, ma non è escluso che stamane lo faccia l’altra parte, la Presidenza del Consiglio. Anche se ieri lo stesso Silvio Berlusconi ha messo le mani avanti: “Non mi sono mai occupato dei referendum – ha detto il premier – ma se la gente non lo vuole, non è che il governo può decidere, non possiamo obbligare nessuno a costruire centrali. Con molto dispiacere il governo si adeguerà”. “Berlusconi fa il gioco delle tre carte”, ribattono i Comitati.
Un motivo in più per salire sul treno. Ieri il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, ha ribadito una massiccia campagna di iniziative: “Togliamo l’ultima macchietta”, ha detto riferendosi all’ormai celebre battuta sul giaguaro di Arcore. “Crediamo che il 12 e il 13 giugno possiamo dargli l’ultima spallata e dimostrare che in termini di fiducia e di programma Berlusconi non ha più alcun rapporto con gli italiani”, ha ribadito il leader Idv, Antonio Di Pietro, che dall’inizio ha sposato la campagna referendaria. Un appello al voto è arrivato anche da Nichi Vendola e Francesco Rutelli, che per la verità ha insistito solo sul nucleare riferendosi alla scelta tedesca di chiudere l’ultima centrale entro il 2020.
Ma la scia positiva dei ballottaggi entusiasma tutti. “Coloro che hanno votato alle amministrative rivoteranno per esprimere il loro dissenso rispetto a una certa maniera di fare politica – commenta padre Alex Zanotelli, membro del Comitato per i referendum sull’acqua –, sono profondamente fiducioso. Stiamo lavorando sodo da cinque o sei anni e ho la sensazione che la gente abbia capito di che si tratta, quanto è importante l’acqua, un bene già scarso”. Padre Zanotelli è contento di ricevere il supporto dei partiti, ma avverte: “Deve essere chiara una cosa: non accettiamo tradimenti. Non chiediamo una cosa generica, chiediamo che l’acqua venga gestita da un ente di diritto pubblico e non da una Spa”.
L’indicazione a votare quattro sì viene anche dal mondo cattolico: “Al di là di quello sull’acqua, per il quale siamo nel Comitato promotore – spiega il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero – avremmo preferito non arrivare al referendum. Ma adesso che ci siamo, daremo indicazione di votare sì anche sul nucleare e sul legittimo impedimento. L’importante è che il tentativo maldestro del governo di soffocare il voto non vada a buon fine. La partecipazione è l’elemento per riprendersi la democrazia”.
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Il FQ
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Nucleare, il governo affossa il referendum Con 313 sì la Camera vota la fiducia
Con il voto di fiducia al decreto Omnibus oggi la Camera approverà la moratoria sulla costruzioni di impianti in Italia. Tentando di rendere inutile il voto del 12 e 13 giugno prossimo quando i cittadini saranno chiamati a decidere anche sull'abrogazione del legittimo impedimento. Per l'Idv però il passaggio odierno in aula è inutile: "Poi toccherà alla Cassazione"
La Camera affossa il referendum sul nucleare. Con 313 sì e 291 no l’aula ha votato la fiducia, come chiesto dal governo, al cosiddetto “decreto Omnibus” nel quale è inserito anche l’emendamento che abroga le norme che aprivano la strada alla costruzione in Italia di nuovi impianti nucleari. La “responsabile pausa di riflessione” che il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, aveva annunciato agli inizi di marzo, a seguito della tragedia di Fukushima, ha dunque partorito la decisione di togliere ai cittadini la possibilità di esprimersi il 12 e 13 giugno su eventuali centrali da realizzare nel Paese. Il timore maggiore per la maggioranza era il raggiungimento del quorum, considerato che contestualmente al referendum sul nucleare si vota anche quello sull’abrogazione del legittimo impedimento. Silvio Berlusconi, del resto, lo aveva detto: l’effetto Giappone potrebbe riempire le urne. La volontà della maggioranza non è rinunciare alla partita nucleare ma piuttosto rimandare la questione. E se si priva di interesse la tornata referendaria è meglio. Toccherà però alla Cassazione decidere.
Fuori da Montecitorio da ieri prosegue il presidio di protesta dei comitati per il sì al referendum per acqua e nucleare, contro il decreto Omnibus. Al presidio stamani ha partecipato anche Satoko Watanabe, leader dei Verdi giapponesi. ”Non andate a votare solo per voi, ma fatelo anche per i vostri figli, e i figli dei vostri figli: votate sì”, ha detto. “Il referendum – afferma Watanabe – è una grande opportunità che non può essere sprecata. Un momento molto importante per gli italiani che hanno la possibilità di scegliere: noi giapponesi non l’abbiamo avuta”. La leader ambientalista nipponica ricorda la scelta fatta dal popolo italiano con il referendum di quasi 25 anni fa, e se ne dice “molto orgogliosa”. Bolla come “bugie” le garanzie fatte dalle aziende elettriche sul nucleare e vede nelle rinnovabili “fatte con il sole, il vento e il mare, il futuro per l’uomo”. Ad accompagnarla, il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che ha puntato il dito sulla fiducia posta dal governo al dl Omnibus: “Il governo sta sospendendo le libertà democratiche, una cosa che non è mai accaduta nella storia della repubblica e che si vede solo nei regimi”. Serve – conclude Bonelli – “una grande mobilitazione democratica di tutti gli italiani affinché la nostra società non sia sottoposta al rischio e alla follia del nucleare”.
Stamani il presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano, ha salutato con un cenno del viso e alzando una mano i manifestanti presenti. Napolitano prima di salire in auto, dopo essere stato alla commemorazione di Alessandro Natta, l’ex segretario del Pci, ha salutato chi si trovava in piazza Montecitorio al di là delle transenne e gli chiedeva a squarciagola di “non firmare quella legge”, riferendosi al decreto Omnibus. Al Capo dello Stato si è appellato Antonio Di Pietro, affinché “non firmi una legge così truffaldina”.
“Uno scippo fatto al popolo italiano di poter decidere sul nucleare con il referendum”, sintetizza Pier Luigi Bersani. Secondo il leader democratico, i contenuti del decreto Omnibus sono “irrilevanti per le questioni economico-sociali che si affacciano”, nel provvedimento “spicca lo scippo fatto al popolo italiano di poter decidere nel referendum sul nucleare”. Mentre secondo l’Italia dei Valori il tentativo della maggioranza non andrà a buon fine. “Affrontiamo il voto di fiducia di oggi con lo spirito di chi subisce uno scippo”, ha dichiarato il portavoce Leoluca Orlando alla Camera, “lo scippo sta diventando un vizio, ma è inutile” perché non modifica la sostanza. “La maggioranza chiede con il decreto di rinviare il nucleare mentre il referendum ne vuole l’eliminazione”, ha ricordato, e “la Cassazione non potrà che prenderne atto”.
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Il Fatto Quotidiano.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
La Camera affossa il referendum sul nucleare. Con 313 sì e 291 no l’aula ha votato la fiducia, come chiesto dal governo, al cosiddetto “decreto Omnibus” nel quale è inserito anche l’emendamento che abroga le norme che aprivano la strada alla costruzione in Italia di nuovi impianti nucleari. La “responsabile pausa di riflessione” che il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, aveva annunciato agli inizi di marzo, a seguito della tragedia di Fukushima, ha dunque partorito la decisione di togliere ai cittadini la possibilità di esprimersi il 12 e 13 giugno su eventuali centrali da realizzare nel Paese. Il timore maggiore per la maggioranza era il raggiungimento del quorum, considerato che contestualmente al referendum sul nucleare si vota anche quello sull’abrogazione del legittimo impedimento. Silvio Berlusconi, del resto, lo aveva detto: l’effetto Giappone potrebbe riempire le urne. La volontà della maggioranza non è rinunciare alla partita nucleare ma piuttosto rimandare la questione. E se si priva di interesse la tornata referendaria è meglio. Toccherà però alla Cassazione decidere.
Fuori da Montecitorio da ieri prosegue il presidio di protesta dei comitati per il sì al referendum per acqua e nucleare, contro il decreto Omnibus. Al presidio stamani ha partecipato anche Satoko Watanabe, leader dei Verdi giapponesi. ”Non andate a votare solo per voi, ma fatelo anche per i vostri figli, e i figli dei vostri figli: votate sì”, ha detto. “Il referendum – afferma Watanabe – è una grande opportunità che non può essere sprecata. Un momento molto importante per gli italiani che hanno la possibilità di scegliere: noi giapponesi non l’abbiamo avuta”. La leader ambientalista nipponica ricorda la scelta fatta dal popolo italiano con il referendum di quasi 25 anni fa, e se ne dice “molto orgogliosa”. Bolla come “bugie” le garanzie fatte dalle aziende elettriche sul nucleare e vede nelle rinnovabili “fatte con il sole, il vento e il mare, il futuro per l’uomo”. Ad accompagnarla, il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che ha puntato il dito sulla fiducia posta dal governo al dl Omnibus: “Il governo sta sospendendo le libertà democratiche, una cosa che non è mai accaduta nella storia della repubblica e che si vede solo nei regimi”. Serve – conclude Bonelli – “una grande mobilitazione democratica di tutti gli italiani affinché la nostra società non sia sottoposta al rischio e alla follia del nucleare”.
Stamani il presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano, ha salutato con un cenno del viso e alzando una mano i manifestanti presenti. Napolitano prima di salire in auto, dopo essere stato alla commemorazione di Alessandro Natta, l’ex segretario del Pci, ha salutato chi si trovava in piazza Montecitorio al di là delle transenne e gli chiedeva a squarciagola di “non firmare quella legge”, riferendosi al decreto Omnibus. Al Capo dello Stato si è appellato Antonio Di Pietro, affinché “non firmi una legge così truffaldina”.
“Uno scippo fatto al popolo italiano di poter decidere sul nucleare con il referendum”, sintetizza Pier Luigi Bersani. Secondo il leader democratico, i contenuti del decreto Omnibus sono “irrilevanti per le questioni economico-sociali che si affacciano”, nel provvedimento “spicca lo scippo fatto al popolo italiano di poter decidere nel referendum sul nucleare”. Mentre secondo l’Italia dei Valori il tentativo della maggioranza non andrà a buon fine. “Affrontiamo il voto di fiducia di oggi con lo spirito di chi subisce uno scippo”, ha dichiarato il portavoce Leoluca Orlando alla Camera, “lo scippo sta diventando un vizio, ma è inutile” perché non modifica la sostanza. “La maggioranza chiede con il decreto di rinviare il nucleare mentre il referendum ne vuole l’eliminazione”, ha ricordato, e “la Cassazione non potrà che prenderne atto”.
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Il Fatto Quotidiano.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Dal Sele a Caorso catene umane contro il nucleare
Tra oggi e domani 10 catene umane cingeranno siti nucleari e località candidate ad ospitare nuove centrali "per dire a chi intende riportare l'atomo in italia che non ci stiamo, e che, come ha dimostrato il plebiscito in Sardegna, gli italiani non accetteranno trucchetti. Non accetteranno che, senza cancellare il nucleare, si cancelli il loro diritto ad esprimersi col referendum sul loro futuro e sulla loro sicurezza".
Dopo l'anticipo mattutino in Sicilia, nel pomeriggio teatro delle manifestazioni saranno la ex centrale nucleare di Caorso (Piacenza), il deposito per combustibile irraggiato di Saluggia (Vercelli) e poi a Chioggia, Monfalcone, Termoli e la foce del fiume Sele (Salerno), tutte località candidate ad accogliere i nuovi impianti. Catene umane sono in programma anche a Scanzano Jonico (Matera), sito indicato nel 2003 come sede del deposito nazionale delle scorie. In serata, alle 19.30, sarà la volta di Nardò (Lecce), altra località dove il governo potrebbe decidere di costruire una nuova centrale. La serie delle catene umane si chiude infine domani mattina a Montalto di Castro (Viterbo). "I cittadini - promette una nota del comitato
organizzatore - faranno sentire la loro voce contro la censura che cerca di nascondere i referendum agli italiani e contro i tentativi di sabotare il voto del 12 e 13 giugno".
Al momento l'emendamento al decreto omnibus con cui il governo vorrebbe rendere superfluo il referendum sull'atomo è all'esame della Camera. Palazzo Chigi punterebbe a porre la fiducia sul provvedimento, ottenendo - salvo sorprese legate alla tenuta della maggioranza - un via libera entro martedì o mercoledì della prossima settimana. A quel punto il testo dovrà essere firmato dal presidente della Repubblica e se il capo dello Stato non solleverà dei profili di illegittimità costituzionale (che pure alcuni osservatori ritengono di cogliere nel decreto), sarà poi la Cassazione a valutare se le modifiche introdotte siano sufficienti a far saltare la consultazione. Una decisione che al momento appare di difficile previsione.
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: repubblica.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Referendum nucleare, la Sardegna non lo vuole? Primi dati: il 98% contro le centrali
CAGLIARI – Si profila una vittoria schiacciante degli elettori contrari al nucleare nel referendum consuntivo in Sardegna: su 451 sezioni scrutinate, pari al 25% delle 1.820 sezioni dell’Isola, i risultati parziali mostrano una netta prevalenza di Sì, 98,14%, che manifesta la contrarietà all’installazione di centrali nucleari e allo stoccaggio di scorie radioattive in tutto il territorio della Sardegna.
“Il risultato clamoroso conferma la forte consapevolezza dei cittadini, ha dichiarato il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. “Nonostante il silenzio di molti media, l’enorme affluenza al voto in Sardegna conferma la volontà dei cittadini di partecipare concretamente alle scelte per il proprio futuro non solo energetico”. “Ora l’incubo nucleare va abbandonato, insieme ai trucchetti per riproporlo tra due anni: gli italiani hanno il diritto di votare al referendum del 12 e 13 giugno per spazzare via ogni velleità di riaprire le centrali”, ha aggiunto Stefano Leoni, presidente del Wwf.
E’ Barrali (Cagliari) con l’81,79% dei votanti il comune dove si è registrato, il maggiore afflusso per il referendum consultivo regionale sul nucleare in Sardegna.
Il comune invece dove si è votato di meno è stato Sindia (Nuoro) col 27,16%. Variazioni significative anche nelle città capoluogo di provincia: Villacidro con il 67,43% guida le classifica, in coda vi è Tempio col 33,45%. Gli altri centri hanno fatto registrare: Iglesias il 64,53%, Olbia 62,60%, Carbonia 59,79%, Cagliari 57,36%, Oristano 49,09%, Nuoro 47,45%, Sanluri 45,32%, Sassari 42,28%, Lanusei 49,10% e Tortoli’ 40,89%.
Questi i dati scorporati sul maggiore e minore afflusso alle urne nei comuni delle otto province: nel cagliaritano Barrali (81,79%) a Uta (35,54%); in provincia di Nuoro Ovodda (79,93%) e di Sindia (27,16%); in orovincia di Oristano Villaurbana (80,01%) e Flussio (34,71%); in provincia di Sassari Ardara (78%) e Chiaramonti (31,52%); nel Medio Campidano Las Plassas (74,90%) e Villanovafranca (41,20%); in provincia Carbonia-Iglesias Musei (78,60%) e Carloforte (35,95%); in Ogliastra Cardedu (74,95%) e Osini (28,27%); in Gallura Ala’ dei Sardi (80,81%) e La Maddalena (31,87%).
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Blitzquotidiano.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
“Il risultato clamoroso conferma la forte consapevolezza dei cittadini, ha dichiarato il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. “Nonostante il silenzio di molti media, l’enorme affluenza al voto in Sardegna conferma la volontà dei cittadini di partecipare concretamente alle scelte per il proprio futuro non solo energetico”. “Ora l’incubo nucleare va abbandonato, insieme ai trucchetti per riproporlo tra due anni: gli italiani hanno il diritto di votare al referendum del 12 e 13 giugno per spazzare via ogni velleità di riaprire le centrali”, ha aggiunto Stefano Leoni, presidente del Wwf.
E’ Barrali (Cagliari) con l’81,79% dei votanti il comune dove si è registrato, il maggiore afflusso per il referendum consultivo regionale sul nucleare in Sardegna.
Il comune invece dove si è votato di meno è stato Sindia (Nuoro) col 27,16%. Variazioni significative anche nelle città capoluogo di provincia: Villacidro con il 67,43% guida le classifica, in coda vi è Tempio col 33,45%. Gli altri centri hanno fatto registrare: Iglesias il 64,53%, Olbia 62,60%, Carbonia 59,79%, Cagliari 57,36%, Oristano 49,09%, Nuoro 47,45%, Sanluri 45,32%, Sassari 42,28%, Lanusei 49,10% e Tortoli’ 40,89%.
Questi i dati scorporati sul maggiore e minore afflusso alle urne nei comuni delle otto province: nel cagliaritano Barrali (81,79%) a Uta (35,54%); in provincia di Nuoro Ovodda (79,93%) e di Sindia (27,16%); in orovincia di Oristano Villaurbana (80,01%) e Flussio (34,71%); in provincia di Sassari Ardara (78%) e Chiaramonti (31,52%); nel Medio Campidano Las Plassas (74,90%) e Villanovafranca (41,20%); in provincia Carbonia-Iglesias Musei (78,60%) e Carloforte (35,95%); in Ogliastra Cardedu (74,95%) e Osini (28,27%); in Gallura Ala’ dei Sardi (80,81%) e La Maddalena (31,87%).
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Blitzquotidiano.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Nucleare, il blitz di Greenpeace sul ‘terrazzo’ del Duce
Sono arrivati all’alba a piazza Venezia a Roma. Un gruppetto di attivisti di Greenpeace, fulminei in pochi minuti hanno scalato, grazie ad un camion-gru, la facciata di palazzo Venezia per arrivare sul terrazzo dello storico palazzo, quello per intendersi da dove si affacciava Benito Mussolini. Inviolabile fino ad oggi. Qui due ragazzi dell’associazione ambientalista hanno srotolato un grande striscione con l’immagine del premier Silvio Berlusconi e la scritta: “Italiani, il vostro futuro lo decido io”. Poco sotto l’invito: ‘Sul nucleare si deve votare’, firmato Greenpeace. Poi i due ragazzi sono stati invitati a scendere da polizia e carabinieri intervenuti sul posto. Lo striscione alle 7,20 è stato rimosso da un gruppo di agenti della Polizia Municipale. Alessandro Giannì, direttore della campagne per l’Italia di Greenpeace, ha dichiarato ai nostri microfoni: “Le dichiarazioni del presidente del Consiglio sul nucleare in contrasto con la volontà degli italiani. Abbiamo – continua – anche inviato una lettera al governo, per rispettare i nostri diritti di cittadini che sul referendum del 12 e 13 giugno vogliono esprimersi”.
Servizio di David Perluigi, montaggio Paolo Dimalio
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Il FQ
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Servizio di David Perluigi, montaggio Paolo Dimalio
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
Fonte: Il FQ
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Nucleare, Berlusconi svela il bluff "Stop solo per evitare il referendum"
ROMA - Premette: "Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo". Poi ammette senza giri di parole il bluff dell'esecutivo: "La gente era contraria, fare il referendum adesso avrebbe significato eliminare per sempre la scelta del nucleare". Silvio Berlusconi, nella conferenza stampa seguita al vertice italo-francese a Villa Madama, puntualizza così il senso della "moratoria nucleare" del governo. Quello stop, a detta di Berlusconi momentaneo, seguito al disastro di Fukushima 1, che ha reso vano il referendum previsto per giugno 2. E che, con tutta probabilità, avrebbe visto la bocciatura della scelta nuclearista.
"L'accadimento giapponese ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini. Se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra due anni a un'opinione pubblica conscia della necessità nucleare" dice il Cavaliere. "Siamo assolutamente convinti che nucleare sia il futuro per tutto il mondo - aggiunge Berlusconi - L'energia nucleare è sempre la più sicura". Anche perché, assicura, il disastro giapponese si è verificato perchè
la centrale di Fukushima era stata edificata su un terreno che non lo permetteva.
Quel che è certo, continua il premier, è che il futuro dei contratti tra Enel e Edf sul nucleare non pare compromesso: "Non vengono abrogati, non vengono annullati e stiamo decidendo di mandare avanti molti settori di questi contratti come quelli relativi alla formazione".
Sarkozy. "Rispettiamo la decisione dell'Italia ma se gli italiani decideranno di tornare al nucleare, la Francia sarà un partner accogliente e amico - dice Sarkozy - siamo pronti a lavorare con voi e a rispondere a tutte le vostre domande sulla sicurezza delle nostre centrali".
Le reazioni. "Berlusconi ha confessato. Abbiamo la prova dell'imbroglio, da noi denunciato sin dal primo momento. Non vuole rinunciare al nucleare, ma vuole solo bloccare il referendum perché ha paura del risultato delle urne" attacca il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Simile il commento espresso in una nota ufficiale del Pd: "Berlusconi ha gettato la maschera confermando che la moratoria sul nucleare è un bluff". "Pertanto - prosegue il comunicato - visto che l'emendamento del governo non cancella l'attuazione del piano di costruzione di nuove centrali nucleari, il referendum abrogativo è pienamente in vigore. Chiaramente più della salute degli italiani e dei costi assurdi di un progetto assolutamente non conveniente il governo antepone interessi che alla luce delle carte di WikiLeaks sono sempre più oscuri e controversi. D'altra parte se questo governo si appella tutti i giorni alla volontà popolare perchè deve averne paura i prossimi 12 e 13 giugno?".
Dura anche la reazione di Sinistra ecologia e libertà. "Le parole di Berlusconi - dice il leader Nichi Vendola - sono l'immediata conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell'intenzione del governo di voler prendere in giro gli italiani, calpestando in modo arrogante e cialtronesco, il loro diritto ad esprimersi su una questione, come quella dell'energia nucleare, da cui dipende la sicurezza ambientale e la sopravvivenza delle generazioni future del nostro paese". Sulla stessa lunghezza d'onda le parole del presidente nazionale dei verdi Angelo Bonelli: "Le dichiarazioni di Berlusconi sono la prova provata dell'inganno del governo sul nucleare". Per Greenpeace "le dichiarazioni di Berlusconi "svelano il segreto di Pulcinella: la moratoria sul nucleare è una vergognosa pagliacciata per evitare il referendum del 12 giugno" mentre il Wwf afferma che "la volontà popolare non deve essere ignorata, o si mette una pietra tombale sul nucleare oppure si va al voto con il referendum".
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca sul "Pollice Ok"
Fonte: Repubblica.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
"L'accadimento giapponese ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini. Se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra due anni a un'opinione pubblica conscia della necessità nucleare" dice il Cavaliere. "Siamo assolutamente convinti che nucleare sia il futuro per tutto il mondo - aggiunge Berlusconi - L'energia nucleare è sempre la più sicura". Anche perché, assicura, il disastro giapponese si è verificato perchè
la centrale di Fukushima era stata edificata su un terreno che non lo permetteva.
Quel che è certo, continua il premier, è che il futuro dei contratti tra Enel e Edf sul nucleare non pare compromesso: "Non vengono abrogati, non vengono annullati e stiamo decidendo di mandare avanti molti settori di questi contratti come quelli relativi alla formazione".
Sarkozy. "Rispettiamo la decisione dell'Italia ma se gli italiani decideranno di tornare al nucleare, la Francia sarà un partner accogliente e amico - dice Sarkozy - siamo pronti a lavorare con voi e a rispondere a tutte le vostre domande sulla sicurezza delle nostre centrali".
Le reazioni. "Berlusconi ha confessato. Abbiamo la prova dell'imbroglio, da noi denunciato sin dal primo momento. Non vuole rinunciare al nucleare, ma vuole solo bloccare il referendum perché ha paura del risultato delle urne" attacca il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Simile il commento espresso in una nota ufficiale del Pd: "Berlusconi ha gettato la maschera confermando che la moratoria sul nucleare è un bluff". "Pertanto - prosegue il comunicato - visto che l'emendamento del governo non cancella l'attuazione del piano di costruzione di nuove centrali nucleari, il referendum abrogativo è pienamente in vigore. Chiaramente più della salute degli italiani e dei costi assurdi di un progetto assolutamente non conveniente il governo antepone interessi che alla luce delle carte di WikiLeaks sono sempre più oscuri e controversi. D'altra parte se questo governo si appella tutti i giorni alla volontà popolare perchè deve averne paura i prossimi 12 e 13 giugno?".
Dura anche la reazione di Sinistra ecologia e libertà. "Le parole di Berlusconi - dice il leader Nichi Vendola - sono l'immediata conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell'intenzione del governo di voler prendere in giro gli italiani, calpestando in modo arrogante e cialtronesco, il loro diritto ad esprimersi su una questione, come quella dell'energia nucleare, da cui dipende la sicurezza ambientale e la sopravvivenza delle generazioni future del nostro paese". Sulla stessa lunghezza d'onda le parole del presidente nazionale dei verdi Angelo Bonelli: "Le dichiarazioni di Berlusconi sono la prova provata dell'inganno del governo sul nucleare". Per Greenpeace "le dichiarazioni di Berlusconi "svelano il segreto di Pulcinella: la moratoria sul nucleare è una vergognosa pagliacciata per evitare il referendum del 12 giugno" mentre il Wwf afferma che "la volontà popolare non deve essere ignorata, o si mette una pietra tombale sul nucleare oppure si va al voto con il referendum".
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca sul "Pollice Ok"
Fonte: Repubblica.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Referendum, a rischio anche quello sull'acqua Romani: "Meglio approfondimento legislativo"
ROMA - Dopo il nucleare l'acqua. Il governo apre alla possibilità di un secondo intervento legislativo ad hoc, per bloccare sul filo del traguardo anche il referendum sulla privatizzazione delle risorse idriche. Lo ha detto chiaramente il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani a Radio Anch'io: "Su questo tema, di grande rilevanza, sarebbe meglio fare un approfondimento legislativo". Sulla stessa lunghezza d'onda si era già espresso il sottosegretario Stefano Saglia.
La sortita di Romani è servita a raccogliere le sollecitazioni venute da Roberto Bazzano, presidente di Federutility, la federazione che riunisce i gestori degli acquedotti ("Chiediamoci seriamente se non sia il caso di evitare un referendum che ha sempre più un taglio puramente ideologico"). Ma ha suscitato le proteste del Comitato referendario e dell'opposizione.
"E' un colpo di mano, si vuole togliere la voce ai cittadini: evidentemente c'è chi ritiene che le consultazioni popolari sui temi concreti facciano saltare le decisioni prese da pochi nell'interesse di pochi", accusa il presidente del Wwf, Stefano Leoni.
Per i comitati che hanno raccolto un milione e 400 mila firme a sostegno del referendum si tratta di uno scippo. "Prima hanno buttato dalla finestra 350 milioni di euro pur di evitare l'accorpamento con le amministrative", ricorda Luca Martinelli, del Comitato promotore referendario. "Adesso provano a togliere di mezzo altri due quesiti, in modo da lasciare solo quello
sul legittimo impedimento, su cui non sembra che il Parlamento intenda modificare il quadro legislativo".
Secondo i promotori del referendum sull'acqua, l'abrogazione di una parte della legge Ronchi non basterebbe però a bloccare entrambi i quesiti perché uno dei due fa riferimento a un quadro di privatizzazione che ha cominciato a delinearsi con la legge Galli del 1994.
"E' in atto un secondo tentativo di truffa", accusa il leader dei Verdi Angelo Bonelli. "Sul nucleare il governo ha già cancellato le norme su cui poggiano i quesiti referendari dicendo esplicitamente che valuterà se reinserirle in un secondo tempo con modifiche trascurabili. Significa prendere in giro gli italiani e violare la Costituzione che assegna ai cittadini la possibilità di esprimersi direttamente attraverso i referendum".
"E' l'ennesimo tentativo di scardinare le basi della nostra democrazia, ma la parola ora passerà alla Corte di Cassazione", aggiunge Valerio Calzolaio, coordinatore del Forum Sel sui beni comuni. "E va ricordato che abbiamo un sistema legislativo che offre una serie di paletti a protezione del voto popolare. Una volta avviato il processo referendario un'abrogazione delle norme, o attraverso le urne o attraverso un preventivo intervento normativo, ha effetti giuridici abrogativi che durano cinque anni".
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca sul "Pollice Ok"
Fonte: Repubblica.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
La sortita di Romani è servita a raccogliere le sollecitazioni venute da Roberto Bazzano, presidente di Federutility, la federazione che riunisce i gestori degli acquedotti ("Chiediamoci seriamente se non sia il caso di evitare un referendum che ha sempre più un taglio puramente ideologico"). Ma ha suscitato le proteste del Comitato referendario e dell'opposizione.
"E' un colpo di mano, si vuole togliere la voce ai cittadini: evidentemente c'è chi ritiene che le consultazioni popolari sui temi concreti facciano saltare le decisioni prese da pochi nell'interesse di pochi", accusa il presidente del Wwf, Stefano Leoni.
Per i comitati che hanno raccolto un milione e 400 mila firme a sostegno del referendum si tratta di uno scippo. "Prima hanno buttato dalla finestra 350 milioni di euro pur di evitare l'accorpamento con le amministrative", ricorda Luca Martinelli, del Comitato promotore referendario. "Adesso provano a togliere di mezzo altri due quesiti, in modo da lasciare solo quello
sul legittimo impedimento, su cui non sembra che il Parlamento intenda modificare il quadro legislativo".
Secondo i promotori del referendum sull'acqua, l'abrogazione di una parte della legge Ronchi non basterebbe però a bloccare entrambi i quesiti perché uno dei due fa riferimento a un quadro di privatizzazione che ha cominciato a delinearsi con la legge Galli del 1994.
"E' in atto un secondo tentativo di truffa", accusa il leader dei Verdi Angelo Bonelli. "Sul nucleare il governo ha già cancellato le norme su cui poggiano i quesiti referendari dicendo esplicitamente che valuterà se reinserirle in un secondo tempo con modifiche trascurabili. Significa prendere in giro gli italiani e violare la Costituzione che assegna ai cittadini la possibilità di esprimersi direttamente attraverso i referendum".
"E' l'ennesimo tentativo di scardinare le basi della nostra democrazia, ma la parola ora passerà alla Corte di Cassazione", aggiunge Valerio Calzolaio, coordinatore del Forum Sel sui beni comuni. "E va ricordato che abbiamo un sistema legislativo che offre una serie di paletti a protezione del voto popolare. Una volta avviato il processo referendario un'abrogazione delle norme, o attraverso le urne o attraverso un preventivo intervento normativo, ha effetti giuridici abrogativi che durano cinque anni".
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca sul "Pollice Ok"
Fonte: Repubblica.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Nucleare, stop del governo alle centrali
RINNOVABILI - Tremonti poco prima aveva anche lanciato l'idea di un grande piano europeo per le fonti rinnovabili e la ricerca di energie alternative e in pratica chiude la porta al programma nucleare. Il ministro dell'Economia, nel corso di un'audizione alla commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo a Bruxelles, ha detto che il piano potrebbe essere finanziamento anche con gli Eurobond, l'emissione comune di titoli di Stato europei. «Credo sia il momento per un passaggio storico», ha aggiunto Tremonti. «Credo sia arrivato il momento di ragionare su una versione applicata del vecchio e glorioso piano Delors e di investire in piani di investimento in ricerche alternative, anche combinandoli con la nuova struttura geopolitica del Mediterraneo».
NUCLEARE - Proseguendo nel suo discorso, Tremonti in pratica chiudeva la porta al nucleare, dopo che già la Germania si era espressa per l'uscita nel più breve tempo possibile dal programma atomico. Il disastro della centrale giapponese di Fukushima non è «riducibile alla banalità di un incidente tecnico», ma assume una dimensione «molto più rilevante in cifra storica» sottolineava il ministro dell'Economia. «Per la crisi dopo la catastrofe di Fukushima», aveva aggiunto il ministro, «le formule contenute nel trattato europeo non sono sufficienti e gli interventi anche di precauzione non mi sembrano sufficienti». Secondo Tremonti oggi sul nucleare va fatta «una riflessione economica e non solo tecnica». Tremonti ha rilanciato l'idea di calcolare i costi futuri che deriveranno dallo smantellamento delle vecchie centrali nucleari e la loro messa in sicurezza, per avere un'idea più chiara dell'impatto sulle casse dello Stato. «È stata fatta davvero una contabilità del nucleare? Sono stati contabilizzati i costi del decommissioning? Esiste il calcolo del rischio radioattivo? Sappiamo che i benefici ci sono e sono locali, ma i malefici sono generali».
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca sul "Pollice Ok"
Fonte: Corriere.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
“Conosco i reattori di Fukushima Ecco perché sarà peggio di Chernobyl”
Paolo Ruffatti ha guidato il programma atomico dell'Ansaldo: "Sarà molto peggio di Chernobyl. L'uranio bucherà il terreno e finirà nelle falde e nell'ambiente"
La situazione nella centrale nucleare di Fukushima è fuori controllo. Ieri lo hanno ammesso pubblicamente anche i vertici della Tepco (non c’era il presidente, forse ricoverato per problemi di ipertensione). Il governo giapponese pensa a smantellare i sei reattori dell’impianto contro i quattro, quelli più mal messi, ipotizzati dalla compagnia. E mentre rimbalzano i dati sull’intensità delle radiazioni attorno alla centrale, sulla concentrazione di iodio 131 nell’acqua (ieri stimato in 3.355 volte sopra il valore limite consentito) e sulla nube radioattiva che sta sorvolando l’Europa, la tentazione è di farsi prendere da quell’emotività che tanto disturba gli sponsor del nucleare italiano. Sensazione che prova anche chi di un impianto come quello di Fukushima è esperto. Paolo Ruffatti è l’ingegnere che tra il 1972 e il 1977 ha guidato l’officina meccanica dell’Ansaldo nucleare. La società genovese in quel periodo ha costruito il reattore dell’impianto di Caorso, di due centrali svedesi (Forsmark) e della centrale francese Superphenix. Quello di Caorso, fermato nell’86, è un reattore da 860 Megawatt con tecnologia Bwr: “Esattamente uguale a quello di Fukushima – dice Ruffatti – se non per il sistema di raffreddamento, che nella centrale giapponese è meno evoluto”.
L’ipotesi peggiore è la fusione del nocciolo, rischio sempre più imminente.
Che i noccioli dei reattori siano fusi è garantito, in tutti e tre i reattori attivi. Lo si è capito già nei primi giorni. Si è continuato a tentare di raffreddare l’impianto con l’acqua, ma bastano 12 ore perché inizi la fusione del nocciolo. O si riesce subito a raffreddare il nocciolo o la fusione va avanti.
Ora che può succedere?
Per quanto riguarda l’uranio che sta nelle barre, dopo aver fuso il contenitore primario, 350 millimetri di grafite e acciaio, precipita nel cosiddetto vessel, altro contenitore d’acciaio sul cui fondo c’è una piscina di soppressione, piena d’acqua. Non sappiamo se l’acqua è ancora lì, io dubito. Se non c’è più, il nocciolo buca anche quello e poi la base in cemento quindi va a finire nel terreno, nelle falde e nell’ambiente. Peggio di quel che è successo a Chernobyl, dove c’è stato rilascio di radiazioni più che altro nell’aria, e peggio di Three Mile Island (reattore Usa, incidente del 1979, ndr), lì il nocciolo è rimasto nel contenitore secondario e lo stanno ancora raffreddando. Si rischia di dover sfollare qualche decina di milioni di giapponesi.
Come si può evitare?
Bisognerebbe andare a vedere se le piscine di soppressione sono danneggiate o no, se c’è ancora acqua, ed eventualmente riempirle. Ma teniamo presente che le radiazioni sono tali che nessuno ora può lavorare là senza sacrificare la vita. I tecnici che abbiamo visto in tv al lavoro nella centrale hanno ancora pochi giorni da vivere.
Se il contenitore è danneggiato e manca l’acqua, cos’altro si può fare?
Non esiste alcuna tecnologia per affrontare questo problema. E non è solo quello il problema. A pochi metri c’è un’altra piscina che contiene le barre d’uranio di ricambio e il combustibile esausto. Ho l’impressione che l’esplosione abbia danneggiato anche queste, vuol dire che ci sono le scatolette con le pastiglie di uranio arricchito che sono finite chissà dove. È roba che uccide un uomo in un’ora, ma bisogna trovarle, senza acqua di raffreddamento vanno in fusione anche quelle.
L’Europa ha deciso di fare degli stress test per verificare la sicurezza dei suoi impianti. Servono?
Dipende da cosa si intende per stress test: per esempio, per verificare se un contenitore primario dopo 40 anni è usurato, bisogna metterlo in pressione. È un’operazione costosa, pericolosa e comunque bisogna fermare l’impianto. Gli stress test meccanici ed elettromeccanici che servono richiedono grossi investimenti. Se si intende qualcos’altro, è solo propaganda per tenere a bada l’opinione pubblica
di Marco Maroni
da Il Fatto Quotidiano del 31 marzo 2011
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca sul "Pollice Ok"
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
La situazione nella centrale nucleare di Fukushima è fuori controllo. Ieri lo hanno ammesso pubblicamente anche i vertici della Tepco (non c’era il presidente, forse ricoverato per problemi di ipertensione). Il governo giapponese pensa a smantellare i sei reattori dell’impianto contro i quattro, quelli più mal messi, ipotizzati dalla compagnia. E mentre rimbalzano i dati sull’intensità delle radiazioni attorno alla centrale, sulla concentrazione di iodio 131 nell’acqua (ieri stimato in 3.355 volte sopra il valore limite consentito) e sulla nube radioattiva che sta sorvolando l’Europa, la tentazione è di farsi prendere da quell’emotività che tanto disturba gli sponsor del nucleare italiano. Sensazione che prova anche chi di un impianto come quello di Fukushima è esperto. Paolo Ruffatti è l’ingegnere che tra il 1972 e il 1977 ha guidato l’officina meccanica dell’Ansaldo nucleare. La società genovese in quel periodo ha costruito il reattore dell’impianto di Caorso, di due centrali svedesi (Forsmark) e della centrale francese Superphenix. Quello di Caorso, fermato nell’86, è un reattore da 860 Megawatt con tecnologia Bwr: “Esattamente uguale a quello di Fukushima – dice Ruffatti – se non per il sistema di raffreddamento, che nella centrale giapponese è meno evoluto”.
L’ipotesi peggiore è la fusione del nocciolo, rischio sempre più imminente.
Che i noccioli dei reattori siano fusi è garantito, in tutti e tre i reattori attivi. Lo si è capito già nei primi giorni. Si è continuato a tentare di raffreddare l’impianto con l’acqua, ma bastano 12 ore perché inizi la fusione del nocciolo. O si riesce subito a raffreddare il nocciolo o la fusione va avanti.
Ora che può succedere?
Per quanto riguarda l’uranio che sta nelle barre, dopo aver fuso il contenitore primario, 350 millimetri di grafite e acciaio, precipita nel cosiddetto vessel, altro contenitore d’acciaio sul cui fondo c’è una piscina di soppressione, piena d’acqua. Non sappiamo se l’acqua è ancora lì, io dubito. Se non c’è più, il nocciolo buca anche quello e poi la base in cemento quindi va a finire nel terreno, nelle falde e nell’ambiente. Peggio di quel che è successo a Chernobyl, dove c’è stato rilascio di radiazioni più che altro nell’aria, e peggio di Three Mile Island (reattore Usa, incidente del 1979, ndr), lì il nocciolo è rimasto nel contenitore secondario e lo stanno ancora raffreddando. Si rischia di dover sfollare qualche decina di milioni di giapponesi.
Come si può evitare?
Bisognerebbe andare a vedere se le piscine di soppressione sono danneggiate o no, se c’è ancora acqua, ed eventualmente riempirle. Ma teniamo presente che le radiazioni sono tali che nessuno ora può lavorare là senza sacrificare la vita. I tecnici che abbiamo visto in tv al lavoro nella centrale hanno ancora pochi giorni da vivere.
Se il contenitore è danneggiato e manca l’acqua, cos’altro si può fare?
Non esiste alcuna tecnologia per affrontare questo problema. E non è solo quello il problema. A pochi metri c’è un’altra piscina che contiene le barre d’uranio di ricambio e il combustibile esausto. Ho l’impressione che l’esplosione abbia danneggiato anche queste, vuol dire che ci sono le scatolette con le pastiglie di uranio arricchito che sono finite chissà dove. È roba che uccide un uomo in un’ora, ma bisogna trovarle, senza acqua di raffreddamento vanno in fusione anche quelle.
L’Europa ha deciso di fare degli stress test per verificare la sicurezza dei suoi impianti. Servono?
Dipende da cosa si intende per stress test: per esempio, per verificare se un contenitore primario dopo 40 anni è usurato, bisogna metterlo in pressione. È un’operazione costosa, pericolosa e comunque bisogna fermare l’impianto. Gli stress test meccanici ed elettromeccanici che servono richiedono grossi investimenti. Se si intende qualcos’altro, è solo propaganda per tenere a bada l’opinione pubblica
di Marco Maroni
da Il Fatto Quotidiano del 31 marzo 2011
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca sul "Pollice Ok"
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Giappone, La nube arriva in Italia, è psicosi , ma non c'è alcun rischio
Non è propriamente una nube. Ma una massa d'aria in movimento che dall'area di Fukushima si sta spostando nel resto del mondo. Dopo aver sorvolato Oceano Pacifico, Stati Uniti e Atlantico sta sfiorando l'Europa e potrebbe arrivare in Italia. Per il momento non ce n'è traccia. Nè da noi nè dai nostri vicini francesi.
«Il suo arrivo è solo una previsione, non confermata. Non abbiamo rilevato la presenza di radioattività nell'atmosfera e non risulta che la situazione sia diversa in Francia», è l'ultimo aggiornamento di Lamberto Matteocci, ingegnere dell'Ispra, l'istituto del ministero dell'Ambiente che si occupa del controllo dell'attività nucleare. In seguito al disastro delle centrali giapponesi, la rete di sorveglianza italiana è stata potenziata, le apparecchiature tarate per registrare dosi infinitesimali di particelle anomale.
Eppure la presunta minaccia tossica suscita grande impressione nei cittadini. Come ha ribadito anche ieri il ministro Ferruccio Fazio al question time alla Camera «non ci sono problemi di sicurezza, escludo qualsiasi rischio. Si tratta di normali masse d'aria che si spostano e che se raggiungessero l'Italia avrebbero un contenuto radioattivo insignificante». La gente però si fa prendere la mano da comportamenti irrazionali. Fuga dai ristoranti giapponesi e dal sushi, a base di pesce crudo, la cui carne può essere ricettacolo di sostanze cancerogene: «Si può mangiare, è sicuro», tranquillizza Fazio. Particelle di iodio radioattivo sono state rilevate dall'agenzia nucleare Finlandese, sempre in dosi infinitesimali. L'ordine di misura, spiega Matteocci, è «centomila volte inferiore a quelle presenti in natura». Il viaggio attraverso gli oceani ha fatto perdere a questa massa d'aria la concentrazione di pericolosa».
Anche i Comuni si sono organizzati per monitorare l'evoluzione della «nube». A Milano l'assessore alla Salute Giampaolo Landi ha annunciato che incaricherà un gruppo di esperti di occuparsi del dopo Fukushima. «I cittadini riceveranno informazioni puntuali. Non ci sono rischi per la salute. I milanesi possono uscire di casa».
Si diffondono paure insensate, generate dall'emotività. Alla fuga dal sushi si aggiunge la corsa alle pillole a base di ioduro di potassio, la sostanza che, in caso di incidente nucleare, viene somministrata per saturare la ghiandola tiroide (la più esposta agli effetti delle radiazioni) e prevenire l'assorbimento di iodio radioattivo. Precauzione «irrazionale e pericolosa - dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli ordine dei farmacisti, la Fofi - C'è molta richiesta del farmaco, ma queste compresse non vanno prese, non c'è motivo». Raccomandazione pubblicata nel sito del ministero della Salute (www.salute.gov.it).
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca sul "Pollice Ok"
Fonte: Corriere.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
«Il suo arrivo è solo una previsione, non confermata. Non abbiamo rilevato la presenza di radioattività nell'atmosfera e non risulta che la situazione sia diversa in Francia», è l'ultimo aggiornamento di Lamberto Matteocci, ingegnere dell'Ispra, l'istituto del ministero dell'Ambiente che si occupa del controllo dell'attività nucleare. In seguito al disastro delle centrali giapponesi, la rete di sorveglianza italiana è stata potenziata, le apparecchiature tarate per registrare dosi infinitesimali di particelle anomale.
Eppure la presunta minaccia tossica suscita grande impressione nei cittadini. Come ha ribadito anche ieri il ministro Ferruccio Fazio al question time alla Camera «non ci sono problemi di sicurezza, escludo qualsiasi rischio. Si tratta di normali masse d'aria che si spostano e che se raggiungessero l'Italia avrebbero un contenuto radioattivo insignificante». La gente però si fa prendere la mano da comportamenti irrazionali. Fuga dai ristoranti giapponesi e dal sushi, a base di pesce crudo, la cui carne può essere ricettacolo di sostanze cancerogene: «Si può mangiare, è sicuro», tranquillizza Fazio. Particelle di iodio radioattivo sono state rilevate dall'agenzia nucleare Finlandese, sempre in dosi infinitesimali. L'ordine di misura, spiega Matteocci, è «centomila volte inferiore a quelle presenti in natura». Il viaggio attraverso gli oceani ha fatto perdere a questa massa d'aria la concentrazione di pericolosa».
Anche i Comuni si sono organizzati per monitorare l'evoluzione della «nube». A Milano l'assessore alla Salute Giampaolo Landi ha annunciato che incaricherà un gruppo di esperti di occuparsi del dopo Fukushima. «I cittadini riceveranno informazioni puntuali. Non ci sono rischi per la salute. I milanesi possono uscire di casa».
Si diffondono paure insensate, generate dall'emotività. Alla fuga dal sushi si aggiunge la corsa alle pillole a base di ioduro di potassio, la sostanza che, in caso di incidente nucleare, viene somministrata per saturare la ghiandola tiroide (la più esposta agli effetti delle radiazioni) e prevenire l'assorbimento di iodio radioattivo. Precauzione «irrazionale e pericolosa - dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli ordine dei farmacisti, la Fofi - C'è molta richiesta del farmaco, ma queste compresse non vanno prese, non c'è motivo». Raccomandazione pubblicata nel sito del ministero della Salute (www.salute.gov.it).
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca sul "Pollice Ok"
Fonte: Corriere.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Una centrale nucleare sotto casa vostra.Mappa dei siti nucleari in Italia
ROMA – La mappa ha 32 anni ma il tema è talmente incandescente che il Partito Democratico ha deciso di tirarla fuori e di farne oggetto di interrogazione parlamentare.
La mappa in questione è quella redatta dal Cnel (Comitato nazionale per l’energia nucleare) nel 1979 e riguarda tutti i punti in cui, secondo l’istituto, ci sarebbero le condizioni per costruire una centrale nucleare in Italia. Sono oltre 40 siti, spalmati in quasi tutte le regioni della Penisola anche se, elenco alla mano, per il Cnel il sud e le isole sembrano decisamente preferiti per i siti.
Ora che il Giappone combatte la sua guerra con la centrale di Fukushima messa in ginocchio dal terremoto, però, della sicurezza del nucleare si torna a discutere. Di sicuro, quanto avviene in Giappone, non alimenta serenità in una popolazione, quella italiana, che il nucleare l’ha già bocciato vent’anni fa con un referendum.
A tirare fuori dal cilindro la mappa Cnel è stato Ermete Realacci, responsabile del Pd per la “green economy”. Sulla questione Realacci precisa di aver presentato un’interrogazione il 12 gennaio del 2010, in cui il governo non negò la validità della mappa. “I vincoli per identificare i siti – spiega Realacci – sono dati a priori: devono essere località geologicamente stabili, devono avere tanta acqua ed essere relativamente poco popolose. L’incrocio di questi tre fattori non produce mille siti, ma quelli elencati dal Cnen nel 1979, anche se il governo fa slittare sempre il momento in cui renderlo pubblico”.
Ecco l’elenco dei siti potenziali:
Piemonte 1. la zona lungo il Po, da Trino a nord di Chivasso (Vercelli). 2. la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea (Biella)
Lombardia 3. la zona a nord di Voghera lungo il Po (Pavia) 4. la zona a sud di Mantova lungo il Po 5. la zona a sud di Cremona lungo il Po Veneto 6. la zona a sud di Legnago fra Adige e Po (Rovigo) 7. la zona del delta del Po (Rovigo) 8. la zona della foce del Piave (Venezia) 9. la zona costiera al confine con il Friuli (Venezia)
Friuli Venezia Giulia 10. la zona costiera al confine con il Veneto (Udine) 11. la zona lungo il Tagliamento tra Spilimbergo e Latisana (Udine-Pordenone)
Emilia RomagnaToscana 14. Isola di Pianosa (Livorno) 15. la zona costiera a nord di Piombino fino a Cecina (Livorno) 16. la zona a sud di Piombino fino a Follonica (Grosseto) 17. la zona costiera di Grosseto e la zona a nord e a sud del Monte Argentario (Grosseto)
Lazio 18. la zona costiera di Montalto di Castro (Viterbo) 19. l’area di confluenza tra Nera e Tevere tra Magliano Sabina e Orte (Viterbo) 20. l’area costiera di Borgo Sabotino (Latina)
Campania 21. Foce del Garigliano (Caserta) 22. Foce del Sele (Salerno)
Calabria 23. area costiera di Sibari (Cosenza) 24. la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cosenza. 25. la zona costiera ionica vicino alla foce del Neto (Crotone) a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca). 26. la zona costiera ionica in corrispondenza di Sella Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Catanzaro)
Molise 27. la zona costiera meridionale alla foce del Biferno (Termoli)
Puglia 28. zona costiera al confine con la Basilicata (Taranto) 29. zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimità di Lesina (Foggia) 30. zona costiera del Golfo di Manfredonia (Foggia) 31. la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo (Lecce) 32. la zona costiera ionica a sud di Gallipoli (Lecce) 33. la zona costiera adriatica a nord di Otranto (Lecce) vincoli naturalistici 34. la zona costiera a sud di Brindisi (Lecce) vincoli naturalistici 35. la zona costiera in corrispondenza di Ostuni (Brindisi).
Basilicata 36. tutta la costa ionica della regione
Sardegna 37. foce del Flumendosa (Cagliari) 38. costa orientale a sud del Golfo di Orosei (Nuoro) 39. costa orientale a nord del Golfo di Orosei (Nuoro) 40. zona costiera sud tra Pula e Santa Margherita di Pula (Cagliari) 41. costa occidentale zona costiera a nord e sud del Golfo di Oristano (Oristano)
Sicilia 42. zona costiera intorno al comune di Licata (Agrigento) 43. la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo (Ragusa) 44. la zona costiera intorno a Gela (Caltanissetta) 45. la zona costiera a sud di Mazara del Vallo (Trapani).
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca sul "Pollice Ok"
Fonte: Blitzquotidiano.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
La mappa in questione è quella redatta dal Cnel (Comitato nazionale per l’energia nucleare) nel 1979 e riguarda tutti i punti in cui, secondo l’istituto, ci sarebbero le condizioni per costruire una centrale nucleare in Italia. Sono oltre 40 siti, spalmati in quasi tutte le regioni della Penisola anche se, elenco alla mano, per il Cnel il sud e le isole sembrano decisamente preferiti per i siti.
Ora che il Giappone combatte la sua guerra con la centrale di Fukushima messa in ginocchio dal terremoto, però, della sicurezza del nucleare si torna a discutere. Di sicuro, quanto avviene in Giappone, non alimenta serenità in una popolazione, quella italiana, che il nucleare l’ha già bocciato vent’anni fa con un referendum.
A tirare fuori dal cilindro la mappa Cnel è stato Ermete Realacci, responsabile del Pd per la “green economy”. Sulla questione Realacci precisa di aver presentato un’interrogazione il 12 gennaio del 2010, in cui il governo non negò la validità della mappa. “I vincoli per identificare i siti – spiega Realacci – sono dati a priori: devono essere località geologicamente stabili, devono avere tanta acqua ed essere relativamente poco popolose. L’incrocio di questi tre fattori non produce mille siti, ma quelli elencati dal Cnen nel 1979, anche se il governo fa slittare sempre il momento in cui renderlo pubblico”.
Ecco l’elenco dei siti potenziali:
Piemonte 1. la zona lungo il Po, da Trino a nord di Chivasso (Vercelli). 2. la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea (Biella)
Lombardia 3. la zona a nord di Voghera lungo il Po (Pavia) 4. la zona a sud di Mantova lungo il Po 5. la zona a sud di Cremona lungo il Po Veneto 6. la zona a sud di Legnago fra Adige e Po (Rovigo) 7. la zona del delta del Po (Rovigo) 8. la zona della foce del Piave (Venezia) 9. la zona costiera al confine con il Friuli (Venezia)
Friuli Venezia Giulia 10. la zona costiera al confine con il Veneto (Udine) 11. la zona lungo il Tagliamento tra Spilimbergo e Latisana (Udine-Pordenone)
Emilia RomagnaToscana 14. Isola di Pianosa (Livorno) 15. la zona costiera a nord di Piombino fino a Cecina (Livorno) 16. la zona a sud di Piombino fino a Follonica (Grosseto) 17. la zona costiera di Grosseto e la zona a nord e a sud del Monte Argentario (Grosseto)
Lazio 18. la zona costiera di Montalto di Castro (Viterbo) 19. l’area di confluenza tra Nera e Tevere tra Magliano Sabina e Orte (Viterbo) 20. l’area costiera di Borgo Sabotino (Latina)
Campania 21. Foce del Garigliano (Caserta) 22. Foce del Sele (Salerno)
Calabria 23. area costiera di Sibari (Cosenza) 24. la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cosenza. 25. la zona costiera ionica vicino alla foce del Neto (Crotone) a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca). 26. la zona costiera ionica in corrispondenza di Sella Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Catanzaro)
Molise 27. la zona costiera meridionale alla foce del Biferno (Termoli)
Puglia 28. zona costiera al confine con la Basilicata (Taranto) 29. zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimità di Lesina (Foggia) 30. zona costiera del Golfo di Manfredonia (Foggia) 31. la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo (Lecce) 32. la zona costiera ionica a sud di Gallipoli (Lecce) 33. la zona costiera adriatica a nord di Otranto (Lecce) vincoli naturalistici 34. la zona costiera a sud di Brindisi (Lecce) vincoli naturalistici 35. la zona costiera in corrispondenza di Ostuni (Brindisi).
Basilicata 36. tutta la costa ionica della regione
Sardegna 37. foce del Flumendosa (Cagliari) 38. costa orientale a sud del Golfo di Orosei (Nuoro) 39. costa orientale a nord del Golfo di Orosei (Nuoro) 40. zona costiera sud tra Pula e Santa Margherita di Pula (Cagliari) 41. costa occidentale zona costiera a nord e sud del Golfo di Oristano (Oristano)
Sicilia 42. zona costiera intorno al comune di Licata (Agrigento) 43. la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo (Ragusa) 44. la zona costiera intorno a Gela (Caltanissetta) 45. la zona costiera a sud di Mazara del Vallo (Trapani).
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca sul "Pollice Ok"
Fonte: Blitzquotidiano.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Nucleare, in Germania chiuse subito due centrali. Il governo italiano minimizza
GERMANIA - Sullo stop al nucleare accelera invece Berlino. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato che chiuderanno subito gli impianti nucleari tedeschi più vecchi, e cioè i due siti che si trovano in Assia e nel Baden-Wuettemberg e che attualmente sono rimasti aperti solo in seguito alla decisione di prolungare la vita di tutte le centrali. Non solo. Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha riferito che la decisione del governo di Berlino, assunta lo scorso settembre, di prolungare mediamente di 12 anni la vita delle vecchie centrali atomiche, potrebbe ora essere rivista. «La moratoria durerà tre mesi» ha spiegato la Merkel. «Dopo la moratoria la situazione sarà analizzata in modo diverso e più attento». Il ministro dell'Ambiente, Norbert Röttgen, ha chiesto una nuova valutazione del rischio sulle centrali tedesche. E già sabato scorso la cancelliera Angela Merkel ha convocato un vertice di emergenza con i principali ministri per discutere delle conseguenze della crisi della centrale nucleare giapponese di Fukushima 1, nello stesso giorno in cui 60 mila persone hanno formato una catena umana di 45 chilometri da Stoccarda a una centrale nucleare che resterà aperta per la nuova politica tedesca.
SVIZZERA - La Svizzera ha sospeso le domande di autorizzazione per tre nuove centrali nucleari. Il ministro dell'Ambiente, Doris Leuthard, «ha deciso di sospendere le procedure di autorizzazione per le nuove centrali nucleari finché non sarà stata fatta un'analisi approfondita degli standard di sicurezza e non si sarà proceduto a un loro eventuale adeguamento». Il ministro ha incaricato l'Ispettorato federale della sicurezza nucleare di analizzare le cause dell'incidente in Giappone e di definire eventualmente nuovi o più severi standard di sicurezza, in particolare in relazione alla protezione contro i terremoti e ai sistemi di raffreddamento. La Svizzera ha cinque centrali nucleari costruite tra il 1969 e il 1984. Gli impianti più vecchi dovranno essere disattivati a partire dal 2020.
AUSTRIA - Il ministro austriaco dell'Ambiente, Nikolaus Berlakovich, è tornato a chiedere a Bruxelles la verifica della sicurezza delle centrali nucleari europee. L'Austria si oppone fermamente all'energia atomica e ha più volte chiesto la chiusura degli impianti in Slovenia e in Slovacchia.
INDIA - Il primo ministro indiano, Manmohan Singh, ha annunciato che sarà verificata la sicurezza di tutti i reattori nucleari in India.
FRANCIA - In Francia i Verdi hanno proposto al governo un referendum sul nucleare. L'eurodeputato Daniel Cohn-Bendit dice che la Francia «deve porsi la questione della necessità dell'energia nucleare».
FINLANDIA - Il governo finlandese ha commissionato all'Agenzia di sicurezza un nuovo studio sui piani di emergenza degli impianti nucleari.
BELGIO - L'incidente nucleare in Giappone «influenzerà» il dibattito in Belgio sul nucleare: lo ha dichiarato il ministro dell'Interno, Annemie Turtelboom. «Ciò che accade in Giappone influenzerà la nostra riflessione sull'estensione o meno» della vita dei sette reattori del Belgio.
BIELORUSSIA - Ciò che sta avvenendo a Fukushima non avrà invece ripercussioni sulle scelte bielorusse. Il presidente Alexandr Lukahsneko non intende rinunciare al battesimo della prima centrale e proprio martedì a Minsk ci sarà la firma con la Russia di un accordo per la costruzione di un impianto atomico da mettere in funzione entro il 2017.
ITALIA - Nel nostro Paese, le commissioni Ambiente e Industria della Camera martedì riprendono l'esame del decreto legislativo sulla localizzazione degli impianti nucleari e dei siti di stoccaggio delle scorie radioattive in Italia. Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, ha chiesto al governo di ritirare «l'opzione nuclearista», mentre Legambiente ha dato il via a una campagna per portare al referendum del prossimo 12-13 giugno almeno 25 milioni di cittadini. La Cgil «non condivide il piano del governo» sul nucleare, ha detto il segretario generale, Susanna Camusso, ma «non darà indicazioni di voto» al referendum.
FRATTINI - Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, l'allarme nucleae giapponese ha «riaperto il dibattito in Italia in modo sbagliato, che nasce dall'emozione senza riflettere su cose evidenti e che non giustifica una rimessa in discussione del piano italiano. Il Giappone ha rischio sismico elevatissimo e centrali non dell'ultima generazione, e che malgrado un sisma di 9 gradi non sono esplose. L'Italia», dice il titolare della Farnesina, «non è paragonabile al Giappone per intensità sismica. Nessuno ha mai immaginato di fare una centrale nucleare in Italia in zona sismica. In Francia ci sono decine di centrali atomiche a pochi chilometri delle nostre frontiere. Tutti si strappano i capelli quando succede un incidente. Noi dobbiamo pensare a che cosa succederà se non ci attrezziamo con un'energia di ultima generazione nucleare e quindi di energia pulita». A Frattini ha indirettamente replicato la radicale Emma Bonino, vice presidente del Senato: «Investire 30 miliardi di euro per ottenere il 4% di energia tra vent'anni non ha senso economico». «Alla luce di quanto sta accadendo in Giappone, un punto interrogativo enorme si proietta sul programma nucleare italiano», ha detto il leader di Alleanza per l'Italia, Francesco Rutelli. Greenpeace, Legambiente e Wwf in un comunicato congiunto chiedono le dimissioni dell'Agenzia per la sicurezza nucleare. «Mentre l'Istituto francese di radioprotezione ha ammesso fin da subito la gravità della situazione in Giappone, l'agenzia italiana si è preoccupata solo di fare propaganda politica, negando addirittura la gravità dell'incidente. Il presidente Veronesi dichiarato "sicure" le centrali e attribuito le critiche all'atomo "a un'ideologia antinuclearista che si basa su dati falsi", e per il commissario Ricotti "non è successo niente e questo incidente non è una nuova Chernobyl"». Per Nichi Vendola e Umberto Guidoni, presidente e responsabile ricerca di Sinistra Ecologia Libertà, dopo quello che è successo in Giappone è più che mai necessario che l'Italia abbandoni una volta per tutte il nucleare e Sel terrà martedì un sit-in davanti a Montecitorio proprio su questo tema.
TURCHIA - La posizione del governo della Turchia è simile a quello italiano. «Siamo determinati a continuare la costruzione degli impianti nucleari», ha comunicato il ministro dell'Energia, Taner Yildiz. La Turchia prevede di costruire e rendere operativi due-tre impianti nucleari entro il 2023.
TITOLI - Intanto alla Borsa di Parigi il titolo del colosso nucleare francese Areva perde il 9,5%, ed Edf (Energie de France) scivola del 4,6%. A Piazza Affari l'Enel cede lo 0,82% sui timori di uno stop ai programmi nucleari in Italia. A Francoforte E-on e Rwe, che controllano la maggior parte delle centrali nucleari in Germania, scendono di oltre il 3%.
Se trovi i nostri articoli interessanti, Clicca sul "Pollice Ok"
Fonte: Corriere.it
--- Se hai trovato interessante l'articolo iscriviti ai feed via mail per rimanere sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog
Tags:
ambiente
