ROMA - "Ancora con questa storia del partito del Sud". Il presidente del Consiglio Berlusconi vola a Taormina ma prova a tenersi lontano dal "teatro dei pupi" siciliano che non smette di riservargli sorprese. Lì dove il governatore Lombardo sta per dare vita alla giunta-caponata, con moderati e terzopolisti dentro e tutti i pidiellini fuori, lì dove quel che resta dell'invincibile armata elettorale del Cavaliere va in frantumi, ad attenderlo al varco è adesso la novità del "Partito del popolo siciliano". Trovata del suo ex pupillo Gianfranco Micciché, intenzionato a lasciare il Pdl, dopo aver rotto con Lombardo, non senza aver accusato il coordinatore La Russa di essere "volgare e fascista".
Un pasticcio, insomma, l'ennesimo, alla siciliana. Che il premier sfiora appena, incontrando i maggiorenti del partito - il coordinatore Castiglione, i senatori Vizzini e Firrarello - in un hotel di Taormina, poco prima di partecipare alla kermesse della Destra di Storace. A loro racconta di non aver gradito modi, tempi e contenuti della sortita del sottosegretario, soprattutto l'insulto a La Russa, che in giornata incassa oltre alla telefonata di Berlusconi e del presidente del Senato Schifani, anche la solidarietà del ministro Gelmini e di Gasparri, tra gli altri. Micciché accorre pure a Taormina, ma per lui, raccontano, ci sarà solo una rapida stretta di mano. Tuttavia, nei suoi confronti non ci sarà da parte del presidente del Consiglio neanche una presa di distanza plateale. Nessuna stroncatura. E non poteva esservene, come spiega chi conosce le cose siciliane del Pdl e questa vicenda tra le altre: l'ex manager di Publitalia, l'artefice del 61-0 del 2001, nulla ha mai fatto e nulla mai farebbe senza l'assenso del suo mentore Marcello Dell'Utri. Regista, sembra, anche di questa operazione.
Berlusconi ha riservato una rapida stretta di mano e un saluto di cortesia anche al governatore Lombardo, che lo attendeva in serata in aeroporto a Catania. Niente più ha concesso a chi gli ha promesso la fiducia dei suoi cinque a Roma, ma a Palermo si è messo in testa di reggere Palazzo d'Orleans (sede della giunta) con il Pd, con i finiani, con gli uomini di Casini che hanno rotto con Cuffaro e i rutelliani. Prove generali in salsa siciliana del "terzo polo" dei moderati, peggio agli occhi del premier, di un governissimo con i berlusconiani fuori. L'unica preoccupazione del premier per ora è frenare l'operazione terzopolista a Roma, ragion per cui lavora da giorni d'intesa con i cuffariani.
Spiegava ancora ieri da Taormina: "Alcuni Udc rafforzeranno la maggioranza. Sono stato cercato, non ho esercitato alcuna pressione". Tutto torna, se è vero che il segretario siciliano Saverio Romano e il deputato Pisacane, con il ras nisseno Rudi Maira, avrebbero registrato giovedì scorso presso lo studio di un notaio a Roma una nuova associazione: sigla da trasformare presto in partito. Loro negano: "Ma quando mai, parliamo di cose serie". E prima di pronunciarsi attendono il discorso di Berlusconi in aula il 29. "Abbiamo una questione aperta nel nostro partito, Cesa e Casini stanno facendo di tutto per spingerci fuori" racconta Romano. Per ora restano nell'Udc, forse per poco. Dopo che Pier Ferdinando Casini ha affidato al nuovo plenipotenziario Gianpiero D'Alia il partito siciliano e lo scettro per trattare l'ingresso nella giunta Lombardo.
Già, Lombardo. Continua a giocare su più tavoli, il governatore. Venerdì sera ha colto l'occasione della festa del Pd a Palermo per stringere il patto di ferro coi democratici: "Siamo alleati e mi auguro che ci troviamo sul piano delle riforme - ha proclamato dal palco - Ci vorrà del tempo, ma se funzionano possiamo presentarci insieme per vincere le prossime elezioni". E giù applausi dalla platea pd. Col segretario Giuseppe Lupo che annuiva: "Si può aprire una nuova fase, per realizzare un'alternativa al berlusconismo". Anche se non tutti la pensano come lui e come Lumia, nel partito, da Rita Borsellino a Enzo Bianco: "Operazione spregiudicata".
Se non è spregiudicata, di certo l'operazione trasversale lo è. Ieri sera è arrivato il disco verde anche dei finiani Briguglio, Granata e Scalia, che daranno man forte coi loro cinque deputati regionali (e Nino Strano, quello della mortadella al Senato, in giunta). Come pure dai tre rutelliani all'Ars. Micciché invece dice di rompere per via "dell'accordo con il Pd". E' il momento di inventarsi qualcos'altro, ha annunciato dal suo blog: "Lascio il Pdl per dedicarmi interamente alla Sicilia e al Sud", ma non lascia né il centrodestra, né il posto al governo "né chiederò ad alcuno di lasciare i gruppi Pdl di Camera e Senato". Via di mezzo tra corrente e movimento. Nuova sigla per aprire altre trattative.
Fonte: Repubblica.it
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