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Copyright, un provider può essere obbligato a chiudere un sito pirata
BRUXELLES - Un internet provider può essere obbligato a bloccare ai suoi clienti l'accesso a un sito internet che viola il diritto d'autore: è quanto afferma l'avvocato generale Cruz Villalon nelle conclusioni della causa tra l'internet provider austriaco UPC Telekabel Wien e società Constantin Film Verleih e Wega Filmproduktionsgesellschaft. Le conclusioni dell'avvocato generale delle Corte Ue in genere sono riprese nelle sentenze dei giudici dei paesi europei. In base al diritto dell'Unione, spiega l'avvocato generale, gli Stati membri devono assicurare che i titolari dei diritti d'autore possano chiedere un provvedimento inibitorio nei confronti di intermediari i cui servizi siano utilizzati da un terzo per violare i loro diritti. I fornitori di accesso a internet (gli internet provider) vanno considerati come intermediari.
Nella prassi i gestori di un sito internet illegale o tali internet provider di siti online operano di frequente al di fuori dei confini europei oppure occultano la loro identità, così da non poter essere perseguiti. La suprema Corte austriaca "ha chiesto quindi alla Corte se anche il provider, che si limiti a procurare agli utenti l'accesso a internet di un sito internet illegale, debba essere considerato un intermediario da prendere in considerazione nel caso in cui i suoi servizi siano utilizzati da un terzo - quale il gestore di un sito internet illegittimo - per la violazione di un diritto d'autore, di modo che anch'esso possa essere assoggettato ad un provvedimento inibitorio".
Su domanda della Constantin Film e della Wega i giudici dei precedenti gradi di giudizio hanno proibito all'UPC di fornire un accesso ai suoi clienti al sito internet kino.to. Tale sito internet permette agli utenti l'accesso a film i cui diritti ricadono nella titolarità della Constantin e della Wega, che possono essere visti in streaming oppure scaricati. L'UPC non ha alcun rapporto giuridico con i gestori del sito internet e non metteva a loro disposizione né un accesso a internet né uno spazio per la memorizzazione. Secondo la suprema Corte austriaca, si può però ritenere con quasi assoluta certezza che alcuni clienti dell'UPC abbiano fruito dell'offerta di kino.to.
Perciò l'avvocato è del parere che anche l'internet provider dell'utente di un sito internet che viola il diritto d'autore debba essere considerato come un intermediario i cui servizi sono utilizzati da un terzo per violare il diritto d'autore e di conseguenza deve essere preso in considerazione quale destinatario del provvedimento inibitorio.
Nella prassi i gestori di un sito internet illegale o tali internet provider di siti online operano di frequente al di fuori dei confini europei oppure occultano la loro identità, così da non poter essere perseguiti. La suprema Corte austriaca "ha chiesto quindi alla Corte se anche il provider, che si limiti a procurare agli utenti l'accesso a internet di un sito internet illegale, debba essere considerato un intermediario da prendere in considerazione nel caso in cui i suoi servizi siano utilizzati da un terzo - quale il gestore di un sito internet illegittimo - per la violazione di un diritto d'autore, di modo che anch'esso possa essere assoggettato ad un provvedimento inibitorio".
Su domanda della Constantin Film e della Wega i giudici dei precedenti gradi di giudizio hanno proibito all'UPC di fornire un accesso ai suoi clienti al sito internet kino.to. Tale sito internet permette agli utenti l'accesso a film i cui diritti ricadono nella titolarità della Constantin e della Wega, che possono essere visti in streaming oppure scaricati. L'UPC non ha alcun rapporto giuridico con i gestori del sito internet e non metteva a loro disposizione né un accesso a internet né uno spazio per la memorizzazione. Secondo la suprema Corte austriaca, si può però ritenere con quasi assoluta certezza che alcuni clienti dell'UPC abbiano fruito dell'offerta di kino.to.
Perciò l'avvocato è del parere che anche l'internet provider dell'utente di un sito internet che viola il diritto d'autore debba essere considerato come un intermediario i cui servizi sono utilizzati da un terzo per violare il diritto d'autore e di conseguenza deve essere preso in considerazione quale destinatario del provvedimento inibitorio.
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Siti escort, un gestore: “Guadagno 50mila euro al mese. Esentasse”
La pubblicità è l’anima del commercio. Ed è vero anche quando si tratta di vendere servizi particolari come quelli offerti dalle prostitute. Così, nelle ampie zone grigie della Rete, negli ultimi anni sono nati e continuano a crescere siti specializzati in annunci erotici.
A90club.com, dbakeca.com, itescort.com, pizzonero.com, torchemada.com sono solo alcuni esempi tra le decine di siti che propongono questo tipo di servizio. Su ogni sito ci sono tra cento e mille annunci, ciascuno con foto più o meno ‘ginecologiche’, descrizioni del tipo di prestazione offerta e numero di telefono della prostituta. Ce ne sono per tutte le tasche e per tutti i gusti, si va dai 30 euro fino a oltre i 500 per un singolo rapporto e sono ovunque, in ogni cittadina dello stivale, senza eccezioni. Ma cosa si cela dietro a questi siti, che spesso sembrano dei veri e propri bordelli virtuali? Quale giro d’affari? Non si rischia di cadere nel favoreggiamento?
Mario (il nome è di fantasia) è un giovane imprenditore, gestisce siti internet per lavoro, nella sua carriera ne ha già aperti e fatti crescere diversi, alcuni anche a contenuto erotico. La sua ultima creatura in questo settore è www.itescort.com fresco di lancio. Mario ha accettato di parlarci in forma anonima e di rispondere alle domande che gli abbiamo posto: “Si guadagna molto – conferma – ogni ragazza paga circa 100 euro al mese per pubblicare l’annuncio, a regime con un sito di escort si possono guadagnare anche più di 50 mila euro al mese”. Ed è tutto sommerso. Soldi di cui il fisco italiano non vedrà mai nemmeno l’ombra: “Il gioco è semplice – spiega – Il dominio è intestato ad un prestanome in un paese straniero, magari in Romania, dove le tasse sono molto basse. Tutti i pagamenti avvengono su un conto virtuale aperto all’estero , uno di quelli che si possono ricaricare con carta di credito e il gioco è fatto”. In questo modo il vero proprietario italiano, quello che ha in mano le chiavi del sito, non fa altro che incassare i ricchi assegni e gestire la pubblicazione degli annunci, comodamente seduto sulla poltrona di casa.
Lo spostamento sulla piattaforma straniera rende difficilmente individuabile il reale amministratore, in questo modo si elimina anche il rischio di venire coinvolti in indagini per sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione: “La Cassazione ha stabilito che la semplice pubblicazione di annunci non costituisce favoreggiamento – spiega ancora Mario -. Io ci sto molto attento, non offro nessun servizio aggiuntivo e non ho rapporti diretti con le ragazze che si pubblicizzano. Altri hanno varcato questo confine, magari facendo da intermediari tra il cliente e la prostituta, ma sono stati processati e qualcuno è anche finito in galera”.
In Italia ci sono un centinaio di questi siti, la maggior parte funzionano proprio secondo il meccanismo spiegato da Mario. Si stima un giro d’affari, per i siti, prossimo ai 50 milioni di euro l’anno. Non male, soprattutto se si pensa che quello dei siti di annunci è un piccolo indotto di un gigantesco settore che sfugge completamente al controllo dello Stato.
Fonte: Il FQ
A90club.com, dbakeca.com, itescort.com, pizzonero.com, torchemada.com sono solo alcuni esempi tra le decine di siti che propongono questo tipo di servizio. Su ogni sito ci sono tra cento e mille annunci, ciascuno con foto più o meno ‘ginecologiche’, descrizioni del tipo di prestazione offerta e numero di telefono della prostituta. Ce ne sono per tutte le tasche e per tutti i gusti, si va dai 30 euro fino a oltre i 500 per un singolo rapporto e sono ovunque, in ogni cittadina dello stivale, senza eccezioni. Ma cosa si cela dietro a questi siti, che spesso sembrano dei veri e propri bordelli virtuali? Quale giro d’affari? Non si rischia di cadere nel favoreggiamento?
Mario (il nome è di fantasia) è un giovane imprenditore, gestisce siti internet per lavoro, nella sua carriera ne ha già aperti e fatti crescere diversi, alcuni anche a contenuto erotico. La sua ultima creatura in questo settore è www.itescort.com fresco di lancio. Mario ha accettato di parlarci in forma anonima e di rispondere alle domande che gli abbiamo posto: “Si guadagna molto – conferma – ogni ragazza paga circa 100 euro al mese per pubblicare l’annuncio, a regime con un sito di escort si possono guadagnare anche più di 50 mila euro al mese”. Ed è tutto sommerso. Soldi di cui il fisco italiano non vedrà mai nemmeno l’ombra: “Il gioco è semplice – spiega – Il dominio è intestato ad un prestanome in un paese straniero, magari in Romania, dove le tasse sono molto basse. Tutti i pagamenti avvengono su un conto virtuale aperto all’estero , uno di quelli che si possono ricaricare con carta di credito e il gioco è fatto”. In questo modo il vero proprietario italiano, quello che ha in mano le chiavi del sito, non fa altro che incassare i ricchi assegni e gestire la pubblicazione degli annunci, comodamente seduto sulla poltrona di casa.
Lo spostamento sulla piattaforma straniera rende difficilmente individuabile il reale amministratore, in questo modo si elimina anche il rischio di venire coinvolti in indagini per sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione: “La Cassazione ha stabilito che la semplice pubblicazione di annunci non costituisce favoreggiamento – spiega ancora Mario -. Io ci sto molto attento, non offro nessun servizio aggiuntivo e non ho rapporti diretti con le ragazze che si pubblicizzano. Altri hanno varcato questo confine, magari facendo da intermediari tra il cliente e la prostituta, ma sono stati processati e qualcuno è anche finito in galera”.
In Italia ci sono un centinaio di questi siti, la maggior parte funzionano proprio secondo il meccanismo spiegato da Mario. Si stima un giro d’affari, per i siti, prossimo ai 50 milioni di euro l’anno. Non male, soprattutto se si pensa che quello dei siti di annunci è un piccolo indotto di un gigantesco settore che sfugge completamente al controllo dello Stato.
Fonte: Il FQ
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Il bar rinuncia alle slot e a 25 mila euro "Troppa gente disperata"
mattina alle 6 all'apertura. C'è chi ha perso tutto''. (Intervista di Giulia Santerini)
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Quando Emma Bonino praticava aborti illegali con la pompa delle biciclette
IN QUESTI GIORNI, DINANZI ALLA POSSIBILE CANDIDATURA DELLA BONINO A PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, DIVERSI GIORNALI E BLOG HANNO RISPOLVERATO QUESTO ARTICOLO CON LA FOTO DELLA BONINO ALLA PRESE CON UN ABORTO CLANDESTINO.
FORSE PERO' E' OPPORTUNO RICORDARE CHE IN TANTE COME LEI PRATICAVANO ABORTI ILLEGALI MA DOPO ACCETTAVANO DI SUBIRNE LE CONSEGUENZE, ANCHE DI ANDARE IN GALERA. IN PRATICA, FACEVANO DISOBBEDIENZA CIVILE. POI, L'ABORTO ANCHE GRAZIE ALLE SUE BATTAGLIE È DIVENTATO LEGGE DELLO STATO, CIOÈ È DIVENTATO LECITO.
Negli anni ‘74-75, quelli in cui infiamma la battaglia che poterà alla legge 194, la Bonino diviene con Adele Faccio una leader della lotta a favore dell'aborto: fonda il Cisa e si fa promotrice dell’aborto “per aspirazione”, alternativa pratica ed economica ai “cucchiai d’oro”, cioè agli infami interventi compiuti – fuorilegge ma dietro prezzolatissima parcella – da alcuni medici o praticanti nostrani. Quello mostrato dalla foto è proprio un intervento di quel tipo, eseguito con la pompa di bicicletta davanti al fotografo. Il metodo è chiamato Karman e normalmente viene eseguito con un aspiratore elettrico, che però costa “un mucchio di quattrini e poi pesa a trasportarlo nelle case per fare aborti nelle case”. Così spiega la deputata radicale alla giornalista del settimanale Oggi, mostrando gli oggetti accanto a lei (a sinistra nella foto), bastano una pompa da bicicletta, un dilatatore di plastica e un vaso
dentro cui si fa il vuoto e in cui finisce “il contenuto dell’utero”. Un kit per il fai-da-te, come oggi usano fare le iper-femministe per ingravidarsi da sole. “Io – spiega Emma – uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto della marmellata. Alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari, anzi è un buon motivo per farsi quattro risate”. Un’allegra scampagnata: “L’essenziale per le donne è fare l’aborto senza pericolo e senza soffrire, non sentirsi sole e angosciate”. Già perché mai? “Entro il secondo mese non ci sono problemi: si può fare il self-help, l’auto assistenza, un discorso rivoluzionario delle femministe francesi e italiane. Dopo il secondo mese mandiamo le donne a Londra"
Fonte: I segreti della casta
Negli anni ‘74-75, quelli in cui infiamma la battaglia che poterà alla legge 194, la Bonino diviene con Adele Faccio una leader della lotta a favore dell'aborto: fonda il Cisa e si fa promotrice dell’aborto “per aspirazione”, alternativa pratica ed economica ai “cucchiai d’oro”, cioè agli infami interventi compiuti – fuorilegge ma dietro prezzolatissima parcella – da alcuni medici o praticanti nostrani. Quello mostrato dalla foto è proprio un intervento di quel tipo, eseguito con la pompa di bicicletta davanti al fotografo. Il metodo è chiamato Karman e normalmente viene eseguito con un aspiratore elettrico, che però costa “un mucchio di quattrini e poi pesa a trasportarlo nelle case per fare aborti nelle case”. Così spiega la deputata radicale alla giornalista del settimanale Oggi, mostrando gli oggetti accanto a lei (a sinistra nella foto), bastano una pompa da bicicletta, un dilatatore di plastica e un vasodentro cui si fa il vuoto e in cui finisce “il contenuto dell’utero”. Un kit per il fai-da-te, come oggi usano fare le iper-femministe per ingravidarsi da sole. “Io – spiega Emma – uso un barattolo da un chilo che aveva contenuto della marmellata. Alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari, anzi è un buon motivo per farsi quattro risate”. Un’allegra scampagnata: “L’essenziale per le donne è fare l’aborto senza pericolo e senza soffrire, non sentirsi sole e angosciate”. Già perché mai? “Entro il secondo mese non ci sono problemi: si può fare il self-help, l’auto assistenza, un discorso rivoluzionario delle femministe francesi e italiane. Dopo il secondo mese mandiamo le donne a Londra"
Fonte: I segreti della casta
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Crisi, esibizionismo e la potenza del web.Siamo diventati un popolo di pornoattori
In pochi anni è crollato il mercato dei film hard. Le ricche
produzioni dei tempi di Moana Pozzi hanno lasciato spazio ai film da
duemila euro con attori non professionisti che lo fanno per il piacere
di farsi vedere. Di dvd non se ne vendono quasi più, il business è tutto
in Rete e si basa su abbonamenti e video chat. E diverse attrici a luci
rosse sono passate a fare le escort.
Adam e Mary lavorano in coppia, vivono in Brianza e sono
sposati. Stanno sul mercato da "quasi dieci anni" e fanno tutto, ma solo
in mascherina. Il compenso è secondario: quando va bene prendono 200
euro, altrimenti si accontentano di un rimborso spese. A muoverli,
dicono, "non è il denaro, ma l'esibizionismo e la ricerca di emozioni
forti". Adam e Mary sono l'avanguardia di un esercito che ogni anno
ingrossa le sue fila, sono i militanti del porno low cost: diecimila
italiani alle prese con telecamere, reggicalze, mascherine e frustini.
Dimenticate le grandi produzioni internazionali, le star alla Moana o
Selen, i mega-compensi a cinque zero. Qui siamo nel regno di internet e
dell'amatoriale, dei 2mila euro a film, delle pornostar che fanno le
escort, degli annunci on-line di aspiranti attori hard. Perché oggi
l'industria del porno si reinventa su web. E chi sono i nuovi padroni di
questo mercato? Qual è il giro d' affari?
AAA Cercasi attori hard. A sfogliare i portali di annunci on line, l'italiano pare un popolo di aspiranti porno-attori. Su Annunci. net, una "coppia milanese di giovani ragazzi si propone come attori per film hard e soft hard a volto coperto, ma non intendiamo condividere il nostro partner con altri". Su Bakeca. it, la casa produttrice "Film Hard XXX" ricerca "attrice professionista, ma anche donna o ragazza maggiorenne senza esperienza, che voglia intraprendere una carriera lavorativa in questo mercato. Il nostro staff è molto pulito igienicamente e con analisi del sangue molto frequenti". Qual è l'offerta? "Contratto come figurante speciale, ore lavorative dalle 10 alle 22, retribuzione 40 euro nette l'ora, cioè 400 euro puliti al giorno". Va detto che Bakeca. it è una gigantesca vetrina on line gratuita. Dentro c'è di tutto, "abbiamo un traffico di 13 milioni di visite mensili e 2 milioni di annunci attivi - spiega Simone Cornelio, marketing manager del sito - e attualmente nella sezione "offerte di lavoro" ci sono 90mila annunci. Ebbene, tra questi 1.500 sono ricerche nel settore pornografico e i profili più cercati sono di attori o attrici per film amatoriali". Non è tutto: "Nel corso dell'ultimo anno - aggiunge Cornelio - il numero di questi annunci è cresciuto del 30%". Ce n'è per tutti: la "Film Millenium" per esempio seleziona "attrici per scene hard con mascherina dai 18 ai 50 anni e garantisce elevatissimi compensi". Del resto, lavorare nel porno viene sempre più visto come un impiego "normale": in un sondaggio on line del portale Studenti. it emerge come solo il 33% dei ragazzi lo definisce un'attività degradante, mentre per il 59% è un'occasione come un'altra e il 5% afferma addirittura di aver già risposto a un annuncio a luci rosse.
Il porno fai-da-te. Marzio Tangeri viene considerato l'inventore dell'amatoriale italiano, il "talent scout delle casalinghe": "Ho cominciato trenta anni fa - ricorda - perché nei film porno super8 che andavo a comprare all'estero tutto mi sembrava finto, di plastica. Nel 1982 ho messo un annuncio per attori e attrici hard non professionisti e ho ricevuto centinaia di lettere. Così mi sono messo a viaggiare per l'Italia, a riprendere coppie che facevano sesso. Quasi nessuno chiedeva denaro o regali, lo facevano per esibizionismo. Ora tutto è cambiato, c'è un boom di annunci su internet, il web ha ucciso la qualità, migliaia di persone fanno il porno, ma il livello si è molto abbassato. E io ho mollato tutto". Anche il mercato è un altro, tutto oggi è on line. "Negli anni '90 - conferma Tangeri - si vendevano dalle duemila alle tremila videocassette amatoriali a 68mila lire l'una. Oggi va bene se vendi 300 dvd a venti euro, più qualche dvd in nero nelle edicole". È un "porno per tutti": secondo gli esperti del settore, oggi in Italia ci sarebbero oltre diecimila persone coinvolte nel porno professionale e fai-da-te, tra registi improvvisati, attori, tecnici, produttori. Un porno diffuso e low budget. Uno dei re del mercato è stato a lungo il regista Silvio Bandinelli, fondatore del gruppo Showtime, che oggi produce in Spagna: "Fino a qualche tempo fa - racconta - il budget medio di una pellicola hard professionale andava dai 20mila ai 50mila euro. Oggi l'amatoriale si fa a un massimo di duemila euro a film. Le coppie lavorano gratis o costano al più 200 euro. Questo ha allargato la platea dei soggetti coinvolti, anche tra i giovanissimi". La "colpa" è del "porno gratuito su internet, tanto che il crollo del mercato hard professionale si può far risalire al 2008-2009 in concomitanza con la vera esplosione del web in Italia". E così chi fa soldi oggi è solo chi si è prontamente buttato sul porno 2.0. "Io invece non faccio amatoriale, anche se sono passato alla presa diretta e sono rimasto fedele ai dvd - spiega Bandinelli - ma se prima vendevo facilmente duemila pezzi, oggi mi fermo a 200. Campo grazie alla vendita dei diritti tv ai canali satellitari a pagamento. E non mi ritiro. Il mio prossimo film? Ad aprile esco con "Giochi pericolosi di un senatore della Repubblica", con espliciti richiami all'attualità". Insomma internet batte tutti e l'amatoriale surclassa le produzioni tradizionali. Ma come funziona il mercato virtuale? E qual è la fetta per l'Italia?
I nuovi padroni del mercato. Da più di cinque anni i padroni del porno sono tutti su internet. Non è un caso che oltre un quarto degli utenti italiani sbircia con frequenza siti hard. "Il mercato homevideo è finito - conferma Mario Salieri, nome d'arte di un celebre regista e produttore nel mercato dell'hard dal 1984 - solo se ti butti sul web guadagni". Per Salieri il problema non è internet, che "semmai ha ingigantito il mercato. Io stesso sono oggi sul web con siti a pagamento, come salierixxx. com, che vanno molto bene. Il nemico è il porno gratuito dei torrent (cioè i siti pear to pear di condivisione dei filmati tra privati, ndr) e dei vari tube e lì i padroni sono quasi tutti americani". Per capire di che giganti parliamo, basta pensare che Youporn nel 2012 ha ricevuto oltre 4,85 miliardi di visite, con gli italiani al quarto posto tra gli ospiti più assidui (dopo Usa, Germania e Francia), ma con ben due città del Bel paese piazzate in testa alla classifica: Milano e Roma. E a inizio marzo è bastato che circolasse l'idea che il Parlamento europeo volesse vietare il porno on-line, per scatenare una valanga di 600mila mail di protesta. Ma se sui tube i filmati sono gratis, come si guadagna? "Questi siti - risponde Salieri - mettono sul web i film porno gratis, spesso in barba al diritto d'autore, solo come esche per attirare traffico on line. I video hard infatti sono la vetrina, il vero business sono le video chat a pagamento che si aprono mentre il visitatore guarda i filmati. E tra le chat line una delle più potenti è oggi livejasmine. com". Lo conferma anche Bandinelli: "Il vero boom oggi è delle webcam a pagamento che uniscono il gusto voyeuristico all'amatoriale. I re del mercato porno sono tutti negli Usa, con l'eccezione di Dorcel in Francia. In Italia, invece, per colpa di leggi poco chiare che lasciano il confine tra lecito e illecito confuso, non sono nati giganti del settore". Se il mercato è in mano agli Usa, da dove viene quel miliardo di euro (fonte: Eurispes) prodotto in Italia dal mercato del porno? Dai diritti delle tv a pagamento, dagli spettacoli live, dal merchandising erotico, dai pochi dvd in circolazione e dai siti internet a pagamento. Ma se le grandi produzioni sono ricordo del passato, che ne è dei compensi degli attori? E quali truffe si celano dietro l'esplosione delle pellicole amatoriali?
Crollo dei cachet e boom delle truffe. "Ai tempi d' oro di Selen e Moana - racconta Bandinelli - i compensi a film variavano dai 25 ai 50 milioni di lire ad attrice. Ma il ritorno era garantito: il film "Cuore di pietra" con Selen l'ho venduto a 40mila marchi alla tv tedesca. Ora un'attrice hard prende dai 400 ai 500 euro a scena. Non di più". Un po' diversa la posizione di Salieri: "A Moana Pozzi nel 1988 ho dato 100 milioni di lire per un film, un ottimo investimento. Ma va detto che Moana era l'eccezione, la star del porno italiano più pagata della storia. I cachet di una star media oggi come ieri stanno tra i 300 e i mille euro. Insomma le produzioni importanti resistono, non sono scomparse, ma certo i budget sono rivisti al ribasso". Lo conferma anche Sofia Gucci (che recentemente ha cambiato il nome d'arte in Sofia Cucci), passata dal professionale all'amatoriale: "Oggi per sopravvivere nel mercato del porno bisogna reinventarsi. Io stessa mi sono buttata nell'hard on line con un mio sito internet, livesofia. com, dove faccio chat dal vivo". Sul web Sofia cerca anche aspiranti attori hard: "Ora a tirare è l'amatoriale e allora mi sono messa a fare anch' io la talent scout". Non è tutto. Il porno diffuso e accessibile a tutti ha moltiplicato i furbi: sedicenti produzioni hard che chiedono soldi per girare le scene. L'ultimo caso a Roma, dove in un locale vicino Campo dè Fiori due agenti penitenziari gestivano set a luci rosse, chiedendo agli aspiranti attori un tributo di 120 euro.
Il crollo dei compensi ha spinto poi molte attrici a ripiegare sulla prostituzione. "Con la crisi - conferma Bandinelli - quasi tutte le attrici hard fanno oggi anche le escort. Con un vantaggio: l'aver girato film porno le consente di chiedere compensi più elevati della media, puntando al mercato dei fan". Basta un viaggio su internet per trovare conferma: molte le star a luci rosse nei siti di escort. Come Milly D' Abbraccio, celebre protagonista di oltre 30 pellicole hard, che oggi chiede dagli 800 ai mille euro per un'ora: "Sono una star - scrive - e quindi sono molto pretenziosa e costosa".
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Adam e Mary lavorano in coppia, vivono in Brianza e sono
sposati. Stanno sul mercato da "quasi dieci anni" e fanno tutto, ma solo
in mascherina. Il compenso è secondario: quando va bene prendono 200
euro, altrimenti si accontentano di un rimborso spese. A muoverli,
dicono, "non è il denaro, ma l'esibizionismo e la ricerca di emozioni
forti". Adam e Mary sono l'avanguardia di un esercito che ogni anno
ingrossa le sue fila, sono i militanti del porno low cost: diecimila
italiani alle prese con telecamere, reggicalze, mascherine e frustini.
Dimenticate le grandi produzioni internazionali, le star alla Moana o
Selen, i mega-compensi a cinque zero. Qui siamo nel regno di internet e
dell'amatoriale, dei 2mila euro a film, delle pornostar che fanno le
escort, degli annunci on-line di aspiranti attori hard. Perché oggi
l'industria del porno si reinventa su web. E chi sono i nuovi padroni di
questo mercato? Qual è il giro d' affari?AAA Cercasi attori hard. A sfogliare i portali di annunci on line, l'italiano pare un popolo di aspiranti porno-attori. Su Annunci. net, una "coppia milanese di giovani ragazzi si propone come attori per film hard e soft hard a volto coperto, ma non intendiamo condividere il nostro partner con altri". Su Bakeca. it, la casa produttrice "Film Hard XXX" ricerca "attrice professionista, ma anche donna o ragazza maggiorenne senza esperienza, che voglia intraprendere una carriera lavorativa in questo mercato. Il nostro staff è molto pulito igienicamente e con analisi del sangue molto frequenti". Qual è l'offerta? "Contratto come figurante speciale, ore lavorative dalle 10 alle 22, retribuzione 40 euro nette l'ora, cioè 400 euro puliti al giorno". Va detto che Bakeca. it è una gigantesca vetrina on line gratuita. Dentro c'è di tutto, "abbiamo un traffico di 13 milioni di visite mensili e 2 milioni di annunci attivi - spiega Simone Cornelio, marketing manager del sito - e attualmente nella sezione "offerte di lavoro" ci sono 90mila annunci. Ebbene, tra questi 1.500 sono ricerche nel settore pornografico e i profili più cercati sono di attori o attrici per film amatoriali". Non è tutto: "Nel corso dell'ultimo anno - aggiunge Cornelio - il numero di questi annunci è cresciuto del 30%". Ce n'è per tutti: la "Film Millenium" per esempio seleziona "attrici per scene hard con mascherina dai 18 ai 50 anni e garantisce elevatissimi compensi". Del resto, lavorare nel porno viene sempre più visto come un impiego "normale": in un sondaggio on line del portale Studenti. it emerge come solo il 33% dei ragazzi lo definisce un'attività degradante, mentre per il 59% è un'occasione come un'altra e il 5% afferma addirittura di aver già risposto a un annuncio a luci rosse.
Il porno fai-da-te. Marzio Tangeri viene considerato l'inventore dell'amatoriale italiano, il "talent scout delle casalinghe": "Ho cominciato trenta anni fa - ricorda - perché nei film porno super8 che andavo a comprare all'estero tutto mi sembrava finto, di plastica. Nel 1982 ho messo un annuncio per attori e attrici hard non professionisti e ho ricevuto centinaia di lettere. Così mi sono messo a viaggiare per l'Italia, a riprendere coppie che facevano sesso. Quasi nessuno chiedeva denaro o regali, lo facevano per esibizionismo. Ora tutto è cambiato, c'è un boom di annunci su internet, il web ha ucciso la qualità, migliaia di persone fanno il porno, ma il livello si è molto abbassato. E io ho mollato tutto". Anche il mercato è un altro, tutto oggi è on line. "Negli anni '90 - conferma Tangeri - si vendevano dalle duemila alle tremila videocassette amatoriali a 68mila lire l'una. Oggi va bene se vendi 300 dvd a venti euro, più qualche dvd in nero nelle edicole". È un "porno per tutti": secondo gli esperti del settore, oggi in Italia ci sarebbero oltre diecimila persone coinvolte nel porno professionale e fai-da-te, tra registi improvvisati, attori, tecnici, produttori. Un porno diffuso e low budget. Uno dei re del mercato è stato a lungo il regista Silvio Bandinelli, fondatore del gruppo Showtime, che oggi produce in Spagna: "Fino a qualche tempo fa - racconta - il budget medio di una pellicola hard professionale andava dai 20mila ai 50mila euro. Oggi l'amatoriale si fa a un massimo di duemila euro a film. Le coppie lavorano gratis o costano al più 200 euro. Questo ha allargato la platea dei soggetti coinvolti, anche tra i giovanissimi". La "colpa" è del "porno gratuito su internet, tanto che il crollo del mercato hard professionale si può far risalire al 2008-2009 in concomitanza con la vera esplosione del web in Italia". E così chi fa soldi oggi è solo chi si è prontamente buttato sul porno 2.0. "Io invece non faccio amatoriale, anche se sono passato alla presa diretta e sono rimasto fedele ai dvd - spiega Bandinelli - ma se prima vendevo facilmente duemila pezzi, oggi mi fermo a 200. Campo grazie alla vendita dei diritti tv ai canali satellitari a pagamento. E non mi ritiro. Il mio prossimo film? Ad aprile esco con "Giochi pericolosi di un senatore della Repubblica", con espliciti richiami all'attualità". Insomma internet batte tutti e l'amatoriale surclassa le produzioni tradizionali. Ma come funziona il mercato virtuale? E qual è la fetta per l'Italia?
I nuovi padroni del mercato. Da più di cinque anni i padroni del porno sono tutti su internet. Non è un caso che oltre un quarto degli utenti italiani sbircia con frequenza siti hard. "Il mercato homevideo è finito - conferma Mario Salieri, nome d'arte di un celebre regista e produttore nel mercato dell'hard dal 1984 - solo se ti butti sul web guadagni". Per Salieri il problema non è internet, che "semmai ha ingigantito il mercato. Io stesso sono oggi sul web con siti a pagamento, come salierixxx. com, che vanno molto bene. Il nemico è il porno gratuito dei torrent (cioè i siti pear to pear di condivisione dei filmati tra privati, ndr) e dei vari tube e lì i padroni sono quasi tutti americani". Per capire di che giganti parliamo, basta pensare che Youporn nel 2012 ha ricevuto oltre 4,85 miliardi di visite, con gli italiani al quarto posto tra gli ospiti più assidui (dopo Usa, Germania e Francia), ma con ben due città del Bel paese piazzate in testa alla classifica: Milano e Roma. E a inizio marzo è bastato che circolasse l'idea che il Parlamento europeo volesse vietare il porno on-line, per scatenare una valanga di 600mila mail di protesta. Ma se sui tube i filmati sono gratis, come si guadagna? "Questi siti - risponde Salieri - mettono sul web i film porno gratis, spesso in barba al diritto d'autore, solo come esche per attirare traffico on line. I video hard infatti sono la vetrina, il vero business sono le video chat a pagamento che si aprono mentre il visitatore guarda i filmati. E tra le chat line una delle più potenti è oggi livejasmine. com". Lo conferma anche Bandinelli: "Il vero boom oggi è delle webcam a pagamento che uniscono il gusto voyeuristico all'amatoriale. I re del mercato porno sono tutti negli Usa, con l'eccezione di Dorcel in Francia. In Italia, invece, per colpa di leggi poco chiare che lasciano il confine tra lecito e illecito confuso, non sono nati giganti del settore". Se il mercato è in mano agli Usa, da dove viene quel miliardo di euro (fonte: Eurispes) prodotto in Italia dal mercato del porno? Dai diritti delle tv a pagamento, dagli spettacoli live, dal merchandising erotico, dai pochi dvd in circolazione e dai siti internet a pagamento. Ma se le grandi produzioni sono ricordo del passato, che ne è dei compensi degli attori? E quali truffe si celano dietro l'esplosione delle pellicole amatoriali?
Crollo dei cachet e boom delle truffe. "Ai tempi d' oro di Selen e Moana - racconta Bandinelli - i compensi a film variavano dai 25 ai 50 milioni di lire ad attrice. Ma il ritorno era garantito: il film "Cuore di pietra" con Selen l'ho venduto a 40mila marchi alla tv tedesca. Ora un'attrice hard prende dai 400 ai 500 euro a scena. Non di più". Un po' diversa la posizione di Salieri: "A Moana Pozzi nel 1988 ho dato 100 milioni di lire per un film, un ottimo investimento. Ma va detto che Moana era l'eccezione, la star del porno italiano più pagata della storia. I cachet di una star media oggi come ieri stanno tra i 300 e i mille euro. Insomma le produzioni importanti resistono, non sono scomparse, ma certo i budget sono rivisti al ribasso". Lo conferma anche Sofia Gucci (che recentemente ha cambiato il nome d'arte in Sofia Cucci), passata dal professionale all'amatoriale: "Oggi per sopravvivere nel mercato del porno bisogna reinventarsi. Io stessa mi sono buttata nell'hard on line con un mio sito internet, livesofia. com, dove faccio chat dal vivo". Sul web Sofia cerca anche aspiranti attori hard: "Ora a tirare è l'amatoriale e allora mi sono messa a fare anch' io la talent scout". Non è tutto. Il porno diffuso e accessibile a tutti ha moltiplicato i furbi: sedicenti produzioni hard che chiedono soldi per girare le scene. L'ultimo caso a Roma, dove in un locale vicino Campo dè Fiori due agenti penitenziari gestivano set a luci rosse, chiedendo agli aspiranti attori un tributo di 120 euro.
Il crollo dei compensi ha spinto poi molte attrici a ripiegare sulla prostituzione. "Con la crisi - conferma Bandinelli - quasi tutte le attrici hard fanno oggi anche le escort. Con un vantaggio: l'aver girato film porno le consente di chiedere compensi più elevati della media, puntando al mercato dei fan". Basta un viaggio su internet per trovare conferma: molte le star a luci rosse nei siti di escort. Come Milly D' Abbraccio, celebre protagonista di oltre 30 pellicole hard, che oggi chiede dagli 800 ai mille euro per un'ora: "Sono una star - scrive - e quindi sono molto pretenziosa e costosa".
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Scuola, ricerca shock dell'Ocse sui voti "I prof favoriscono ragazze e ceti alti"
Il ventiseiesimo approfondimento condotto dall'Ocse sui test Pisa - in Lettura, Matematica e Scienze - del 2009 danno ragioni in più a una lamentela classica di genitori e alunni. Il focus pubblicato qualche giorno fa mette sul banco degli imputati i docenti e la loro imparzialità nell'attribuire i voti agli alunni. Da sempre, le valutazioni attribuite dai professori agli studenti rappresentano uno dei punti fermi della scuola, ma anche uno dei più controversi. Tanto che la maggior parte dei ricorsi dei genitori a fine anno riguardano appunto le valutazioni finali degli insegnanti.
E, tra le nazioni europee in cui è stata condotto l'approfondimento di ricerca, l'Italia sembra essere uno dei paesi dove c'è più sperequazione tra voti attribuiti dagli insegnanti e saperi reali. Il titolo della ricerca è tutto un programma: "le aspettative legate ai voti", in inglese, "le grandi speranze: come i voti e le politiche educative influiscono sulle aspirazioni degli alunni", in francese. Sta di fatto che i voti, e lo sanno bene i prof, rappresentano nella scuola uno dei motivi del contendere più sentiti per studenti e genitori.
"Gli insegnanti - si legge nella ricerca - tendono ad attribuire alle ragazze ed agli studenti provenienti da ambiti socio-economici più favorevoli migliori voti a scuola, anche se non hanno una migliore performance, rispetto ai ragazzi e agli studenti provenienti da ambiti socio-economici svantaggiati". Gli esperti dell'Ocse non esitano a definire questo trend "preoccupante" perché può penalizzare gli studenti anche nelle scelte future. Le ricadute negative possono essere di due tipi con conseguenze a lungo termine per i meno fortunati.
Ecco quali. "Da una parte, gli studenti - spiegano dall'Ocse - fondano sovente le loro aspirazioni, in termini di studi e di carriera, sui voti che ottengono a scuola; da un'altra parte, i sistemi educativi utilizzano i voti nella selezione degli studenti per l'accesso ad un indirizzo di studi e, successivamente, per l'accesso all'università". Per valutare l'attendibilità dei voti espressi dagli insegnanti in Lettura, l'Ocse ha consegnato ai quindicenni una scheda in cui dovevano segnare il voto in Italiano - o nella lingua del paese in cui si svolgeva il test - loro attribuito dai professori. E, successivamente, ha determinato la correlazione tra il voto attribuito ai quindicenni dai propri prof con la performance in Lettura nel test Ocse-Pisa.
Scoprendo che a parità di risultati nel test Pisa le ragazze e gli studenti più abbienti riescono a strappare ai propri insegnanti voti più alti. "Lo scopo principale dei voti - spiegano da Parigi - è quello di promuovere l'apprendimento degli studenti, informandoli dei loro progressi, attirando l'attenzione degli insegnanti sui bisogni educativi dei loro studenti e, infine, attestando il livello di competenza valutata dagli insegnanti e dalle scuole". Ma i docenti sembrano "anche basare le loro valutazioni su altri criteri". Il test Pisa "ha dimostrato che le istituzioni educative e gli insegnanti ricompensano costantemente caratteristiche degli studenti che non hanno relazione con l'apprendimento".
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Ingroia apre un blog per difendere la Costituzione
Da “partigiano della Costituzione” quale si autodefinisce, il
procuratore Antonio Ingroia ha inaugurato oggi dal Guatemala dove lavora
ora un blog (denominato appunto ‘Partigiani della Costituzione’) sul
sito della rivista ‘Micromega’, ovvero ‘Micromega.net’, con un articolo
dal titolo “Povera Italia” in cui, fra l’altro sottolinea come «in
democrazia è legittimo criticare anche la Consulta» la cui sentenze sul
conflitto di attribuzioni fra Quirinale e Procura di Palermo di cui
Ingroia era il numero due fino a un mese rappresenta «un pasticcio
politico», a vantaggio del Capo dello Stato.
«Apro oggi un blog da quaggiù, in Guatemala, terra difficile ed assai lontana dal Paese cui ho dedicato la mia vita, per una semplice ragione. Sento l’esigenza di far sentire la mia voce. Anche per non darla vinta a quelli che pensavano di essersi liberati di me col mio trasferimento in America Centrale…», ha spiegato Ingroia in qualcosa di molto simile a un manifesto politico.
Nel suo primo post l’ex pm illustra perché si sente un partigiano: «Io sono stato ed ancora mi sento, anche se nel diverso ruolo di funzionario dell’Onu, magistrato indipendente, ma rispetto ai valori non sono neutrale. Sarò sempre dalla parte dei principi di giustizia e di eguaglianza. Partigiano in nome del diritto. Ed il diritto è il regno del giusto, non dell’opportuno». Infine, «in terzo luogo, perché mi sento partigiano della Costituzione, come ho più volte rivendicato pubblicamente. Dalla parte della Costituzione, dei suoi principi fondamentali e dei suoi valori fondanti».
Quanto alla sentenza della Consulta, «quale miglior modo – ha sottolineato Ingroia – per aprire questa mia rubrica da ‘partigiano della Costituzione’, quale miglior modo per ricordare la mia fedeltà alla Costituzione, che spiegando la mia critica, anche aspra, nei confronti della recente decisione con la quale la Corte Costituzionale, custode della Costituzione, ha dato ragione al Presidente Napolitano nel conflitto di attribuzione contro la Procura di Palermo? C’è chi si meraviglia, autorevoli esponenti delle istituzioni e perfino la magistratura associata. Perché – dicono – la Corte Costituzionale non si tocca, non può essere criticata. Mi chiedo dove sta scritto».
«Il diritto di critica deve poter essere liberamente esercitato nei confronti di chiunque e di qualunque istituzione. Guai – ha sottolineato Ingroia- se non si consentisse il legittimo diritto di critica nei confronti di qualsivoglia provvedimento giudiziario, compresi quelli della Corte Costituzionale. Altra cosa, ovviamente, sono le invettive e gli insulti delegittimanti spesso piovuti addosso alle magistrature di ogni ordine e grado. Ma non confondiamo le due cose. Perché, altrimenti, si corre il rischio che il cliché dell’invettiva berlusconiana contro i provvedimenti giudiziari a lui non congeniali venga equiparato con ogni forma legittima di esercizio del diritto di critica, a discapito della libertà di espressione. Guai a trarre dall’abuso del diritto argomenti per limitare l’esercizio legittimo del diritto».
«E poi: non cambiamo le carte in tavola. Chi è stato (ingiustamente) accusato di avere violato la legge, addirittura ledendo le prerogative della più alta carica dello Stato, sono i magistrati della Procura di Palermo, non i giudici della Consulta. E chi ha sollevato il conflitto fra poteri, accendendo il fuoco delle polemiche che ne è conseguito e si è propagato, non è stata certamente la Procura di Palermo…», ha denunciato Ingroia.
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«Apro oggi un blog da quaggiù, in Guatemala, terra difficile ed assai lontana dal Paese cui ho dedicato la mia vita, per una semplice ragione. Sento l’esigenza di far sentire la mia voce. Anche per non darla vinta a quelli che pensavano di essersi liberati di me col mio trasferimento in America Centrale…», ha spiegato Ingroia in qualcosa di molto simile a un manifesto politico.
Nel suo primo post l’ex pm illustra perché si sente un partigiano: «Io sono stato ed ancora mi sento, anche se nel diverso ruolo di funzionario dell’Onu, magistrato indipendente, ma rispetto ai valori non sono neutrale. Sarò sempre dalla parte dei principi di giustizia e di eguaglianza. Partigiano in nome del diritto. Ed il diritto è il regno del giusto, non dell’opportuno». Infine, «in terzo luogo, perché mi sento partigiano della Costituzione, come ho più volte rivendicato pubblicamente. Dalla parte della Costituzione, dei suoi principi fondamentali e dei suoi valori fondanti».
Quanto alla sentenza della Consulta, «quale miglior modo – ha sottolineato Ingroia – per aprire questa mia rubrica da ‘partigiano della Costituzione’, quale miglior modo per ricordare la mia fedeltà alla Costituzione, che spiegando la mia critica, anche aspra, nei confronti della recente decisione con la quale la Corte Costituzionale, custode della Costituzione, ha dato ragione al Presidente Napolitano nel conflitto di attribuzione contro la Procura di Palermo? C’è chi si meraviglia, autorevoli esponenti delle istituzioni e perfino la magistratura associata. Perché – dicono – la Corte Costituzionale non si tocca, non può essere criticata. Mi chiedo dove sta scritto».
«Il diritto di critica deve poter essere liberamente esercitato nei confronti di chiunque e di qualunque istituzione. Guai – ha sottolineato Ingroia- se non si consentisse il legittimo diritto di critica nei confronti di qualsivoglia provvedimento giudiziario, compresi quelli della Corte Costituzionale. Altra cosa, ovviamente, sono le invettive e gli insulti delegittimanti spesso piovuti addosso alle magistrature di ogni ordine e grado. Ma non confondiamo le due cose. Perché, altrimenti, si corre il rischio che il cliché dell’invettiva berlusconiana contro i provvedimenti giudiziari a lui non congeniali venga equiparato con ogni forma legittima di esercizio del diritto di critica, a discapito della libertà di espressione. Guai a trarre dall’abuso del diritto argomenti per limitare l’esercizio legittimo del diritto».
«E poi: non cambiamo le carte in tavola. Chi è stato (ingiustamente) accusato di avere violato la legge, addirittura ledendo le prerogative della più alta carica dello Stato, sono i magistrati della Procura di Palermo, non i giudici della Consulta. E chi ha sollevato il conflitto fra poteri, accendendo il fuoco delle polemiche che ne è conseguito e si è propagato, non è stata certamente la Procura di Palermo…», ha denunciato Ingroia.
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"Droghe, basta aumenti del prezzo" manifesti shock a Roma
No agli aumenti delle droghe, noi la crisi non la paghiamo". Uno scherzo
o una protesta vera, decisamente sui generis, dei rincari imposti dagli
spacciatori? Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri del
colonnello Giuseppe La Gala, comandante del gruppo di Roma e gli agenti
della questura ma, per adesso, i manifesti che stanno tappezzando i muri
del Pigneto sono un'incognita, un oggetto misterioso che ricorda i
tempi del "Male", il feroce e vagamente eversivo periodico satirico
degli anni 70.
I manifesti non sono i soliti "daze bao" scritti a mano, ma escono da una tipografia, ben stampati in quattro diversi colori: bianco, giallo, nero e rosso. "Basta con gli aumenti" si legge all'inizio. Poi quattro simboli grafici, anche questi estremamente professionali con la lista degli aumenti: cocaina, 80 euro al grammo, più 12 per cento, marijiuana, 12 euro, più 20 per cento, mdma (ecstasy n. d. r.) 40 euro, più 25 per cento, eroina 30 euro, più 16 per cento. Sotto le illustrazioni, la protesta che ha qualcosa di delirante: "Le sostanze stupefacenti sono uno strumento di sintonizzazione e di sincronizzazione dei tempi di vita del lavoro, precario e intermittente. L'aumento del prezzo di tali sostanze è un attacco indiscriminato alla nuda vita della classe operaia. Noi la crisi non la paghiamo". Firmato: "Dipendenti a tempo indeterminato",
con un gioco di parole tra lavoratori dipendenti e dipendenza dalle droghe.
Centinaia i manifesti che spiccano tra réclame di locali, pub e concerti a via del Pigneto, sui muri che fiancheggiano il mercato, al Ponte di Ferro. Gli abitanti della zona li notano appena e tirano dritto. Avvisati dal nostro giornale, carabinieri e polizia sono andati sul posto e, probabilmente, chiederanno al comune di rimuovere i manifesti. L'unico reato possibile, se pure chi li ha fatti stampare venisse individuato, è quello previsto dall'articolo 663 del codice penale che punisce l'affissione clandestina di scritti o disegni senza l'autorizzazione delle autorità amministrative: una semplice multa. Difficile, infatti, ipotizzare un'accusa per apologia di reato (articolo 414) perché il testo non è un invito a sniffare cocaina o iniettarsi eroina. Per le forze dell'ordine, comunque, la storia dei manifesti ha il sapore di una beffa.
Ma il prezzo delle droghe, in effetti, è aumentato? "Qualche ritocco c'è stato ma non nelle proporzioni di cui si parla - risponde un investigatore - anche perché le cifre variano da zona a zona e soprattutto, da spacciatore a spacciatore, a seconda del grado di purezza e della quantità che si acquista". Con tutti i problemi della crisi, ci mancava solo questo.
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I manifesti non sono i soliti "daze bao" scritti a mano, ma escono da una tipografia, ben stampati in quattro diversi colori: bianco, giallo, nero e rosso. "Basta con gli aumenti" si legge all'inizio. Poi quattro simboli grafici, anche questi estremamente professionali con la lista degli aumenti: cocaina, 80 euro al grammo, più 12 per cento, marijiuana, 12 euro, più 20 per cento, mdma (ecstasy n. d. r.) 40 euro, più 25 per cento, eroina 30 euro, più 16 per cento. Sotto le illustrazioni, la protesta che ha qualcosa di delirante: "Le sostanze stupefacenti sono uno strumento di sintonizzazione e di sincronizzazione dei tempi di vita del lavoro, precario e intermittente. L'aumento del prezzo di tali sostanze è un attacco indiscriminato alla nuda vita della classe operaia. Noi la crisi non la paghiamo". Firmato: "Dipendenti a tempo indeterminato",
Centinaia i manifesti che spiccano tra réclame di locali, pub e concerti a via del Pigneto, sui muri che fiancheggiano il mercato, al Ponte di Ferro. Gli abitanti della zona li notano appena e tirano dritto. Avvisati dal nostro giornale, carabinieri e polizia sono andati sul posto e, probabilmente, chiederanno al comune di rimuovere i manifesti. L'unico reato possibile, se pure chi li ha fatti stampare venisse individuato, è quello previsto dall'articolo 663 del codice penale che punisce l'affissione clandestina di scritti o disegni senza l'autorizzazione delle autorità amministrative: una semplice multa. Difficile, infatti, ipotizzare un'accusa per apologia di reato (articolo 414) perché il testo non è un invito a sniffare cocaina o iniettarsi eroina. Per le forze dell'ordine, comunque, la storia dei manifesti ha il sapore di una beffa.
Ma il prezzo delle droghe, in effetti, è aumentato? "Qualche ritocco c'è stato ma non nelle proporzioni di cui si parla - risponde un investigatore - anche perché le cifre variano da zona a zona e soprattutto, da spacciatore a spacciatore, a seconda del grado di purezza e della quantità che si acquista". Con tutti i problemi della crisi, ci mancava solo questo.
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Milano, dopo le coppie di fatto arrivano i testamenti biologici
Dalle coppie di fatto al testamento biologico, fino alle discriminazioni di genere e al voto (ai referendum cittadini) per gli stranieri. Palazzo Marino apre l’autunno dei diritti civili. «Perché Milano deve essere sempre di più la città che indica la direzione su questo terreno», dice l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino. Che sulla nascita del registro per conservare le volontà di fine vita spera in un passo in avanti anche del consiglio comunale. È dall’aula che dovrebbe nascere la rivoluzione. Anche se Majorino crede che possa essere arrivato il momento: «Noi collochiamo l’obiettivo nel Piano. Poi ovviamente dovrà essere il consiglio a deliberare l’introduzione del registro. Come ha già fatto con coraggio per le unioni civili».
Il settembre caldo dei diritti inizierà tra poco più di due settimane. Quando, negli uffici dell’Anagrafe, l’assessore Daniela Benelli inaugurerà fisicamente il registro dove potranno iscriversi tutti coloro che — eterosessuali e non — vorranno ufficializzare il loro rapporto e la loro convivenza. Ai primi di ottobre, poi, ci sarà un’altra inaugurazione: è lo
sportello che nascerà negli spazi dell’assessorato al Welfare in largo Treves e che dovrà occuparsi delle «discriminazioni legate all’orientamento sessuale, all’identità e appartenenza di genere». Un punto di riferimento, insomma, per quanti potranno denunciare abusi o ricevere informazioni. Un altro atto non solo simbolico.
Ma a scaldare la ripresa dell’attività dell’amministrazione sarà il dibattito sul testamento biologico. Il riferimento politico alla volontà della giunta di aprire il percorso fa parte di un’altra novità: la Carta dei diritti del malato allegata a quel corposo “Piano di zona” con cui Majorino ha tradotto, dopo un lungo confronto con la città, il futuro del welfare ai tempi del centrosinistra. Documenti che ai primi di settembre saranno approvati dalla giunta e che poi diventeranno argomento di discussione in aula. «È importante che il Comune — spiega l’assessore — si faccia garante di una concezione della salute che rimetta al centro i cittadini».
E allora, ecco che vengono sanciti diritti come quello all’informazione, al rispetto dei tempi del paziente, a evitare sofferenze e il dolore non necessario. Fino al punto 13: «Ogni individuo ha il diritto di esprimere le proprie volontà rispetto al rifiuto dell’”accanimento terapeutico” e del prolungamento forzato della “vita” in condizioni di coma irreversibile o di disagio estremo». Una strada che in Comuni come Torino o Modena si è tradotta in un registro. Questo lo strumento che dovrebbe essere il consiglio, successivamente, a istituire con una delibera. «Ma siamo aperti al massimo confronto — dice Majorino — noi vogliamo aprire non chiudere il dibattito». Nel Piano c’è anche un accenno a un altro diritto, quello degli stranieri alla partecipazione. Tradotto: la possibilità — in attesa di una legge nazionale — per gli immigrati che risiedono da almeno un anno a Milano di recarsi alle urne per votare i referendum cittadini. E, ancora una volta, la palla dovrà passare all’aula.
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Il settembre caldo dei diritti inizierà tra poco più di due settimane. Quando, negli uffici dell’Anagrafe, l’assessore Daniela Benelli inaugurerà fisicamente il registro dove potranno iscriversi tutti coloro che — eterosessuali e non — vorranno ufficializzare il loro rapporto e la loro convivenza. Ai primi di ottobre, poi, ci sarà un’altra inaugurazione: è lo
sportello che nascerà negli spazi dell’assessorato al Welfare in largo Treves e che dovrà occuparsi delle «discriminazioni legate all’orientamento sessuale, all’identità e appartenenza di genere». Un punto di riferimento, insomma, per quanti potranno denunciare abusi o ricevere informazioni. Un altro atto non solo simbolico.
Ma a scaldare la ripresa dell’attività dell’amministrazione sarà il dibattito sul testamento biologico. Il riferimento politico alla volontà della giunta di aprire il percorso fa parte di un’altra novità: la Carta dei diritti del malato allegata a quel corposo “Piano di zona” con cui Majorino ha tradotto, dopo un lungo confronto con la città, il futuro del welfare ai tempi del centrosinistra. Documenti che ai primi di settembre saranno approvati dalla giunta e che poi diventeranno argomento di discussione in aula. «È importante che il Comune — spiega l’assessore — si faccia garante di una concezione della salute che rimetta al centro i cittadini».
E allora, ecco che vengono sanciti diritti come quello all’informazione, al rispetto dei tempi del paziente, a evitare sofferenze e il dolore non necessario. Fino al punto 13: «Ogni individuo ha il diritto di esprimere le proprie volontà rispetto al rifiuto dell’”accanimento terapeutico” e del prolungamento forzato della “vita” in condizioni di coma irreversibile o di disagio estremo». Una strada che in Comuni come Torino o Modena si è tradotta in un registro. Questo lo strumento che dovrebbe essere il consiglio, successivamente, a istituire con una delibera. «Ma siamo aperti al massimo confronto — dice Majorino — noi vogliamo aprire non chiudere il dibattito». Nel Piano c’è anche un accenno a un altro diritto, quello degli stranieri alla partecipazione. Tradotto: la possibilità — in attesa di una legge nazionale — per gli immigrati che risiedono da almeno un anno a Milano di recarsi alle urne per votare i referendum cittadini. E, ancora una volta, la palla dovrà passare all’aula.
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VOCE AL MIO SILENZIO (sciopero della voce per protesta)
Buongiorno, mi rivolgo a lei per chiedere di dare “VOCE AL MIO SILENZIO”.
Dal giorno 8 marzo ho intrapreso una particolare protesta: quella dello “Sciopero della Voce” ed è più di una settimana che la porto avanti, con grosse difficoltà e sacrifici.
Non mi consideri un pazzo, non lo sono: ho intrapreso questo modo di protestare in quanto non sono una persona violenta, ma neanche una persona che subisce passivamente i tanti soprusi di questa “malsana” società ed ecco il perché di questo mio totale mutismo che continua ininterrottamente (salvo i casi indicati nella lettera di protesta sottostante).
Inoltre questo vivere un simul-Handicap mi permette di essere più vicino a coloro che presentano realmente disabilità e devo dire che, dopo un primo periodo in cui tutto sembrava strano e ridicolo, ora, dopo giorni da quanto ho iniziato, mi sento più consapevole di cosa sia l’essere umano e ho notato che la mia empatia ha avuto un miglioramento.
Sono un Biopsicologo è questa mia “strana” esperienza può risultare per me anche una forma di studio sui meccanismi celebrali che sono alla base dell’ Afasia di Broca.
Per poter comunicare uso una tavoletta di formica con un pennarello facilmente cancellabile.
Molte volte mi sento uno stupido e inizialmente con mia moglie è stato difficile, lei però sa bene il motivo della mia protesta, vivendolo direttamente, ed è per questo che mi appoggia totalmente.
La mia protesta deve arrivare però alle orecchie di chi governa, altrimenti non avrà effetto e per me sarà solo una brutta esperienza, ecco perché le chiedevo di dare: “VOCE AL MIO SILENZIO”.
il mio lavoro è di quelli in cui per poterlo svolgere sei costretto ad aprire partita IVA.
Faccio l'Insegnante d'informatica, ma ho fatto anche quello di Genetica, Matematica, Scienze e Chimica per scuole private (qualche supplenza anche nelle scuole medie statali).
A maggio 2011 una scuola privata a livello internazionale mi ha chiuso dopo 11 anni di costante lavoro, senza nessun preavviso, il contratto Co Co Co di responsabile didattico per il Lazio e Campania anche se non potevano tenermi con tale tipo di assunzione (almeno fino al 2004) ed a oggi devono ancora pagarmi 2 fatture (circa 800 euro).
Nel 2010 ho fatto i corsi di formazione nel carcere di Cassino per conto della Regione Lazio e ancora oggi devo essere pagato.
Da settembre ho trovato un’altra scuola privata che in parte mi ha affidato lo stesso compito, ma solo per la zona del Lazio sud dove la stessa opera da alcuni anni, ma purtroppo con questa, nonostante ho estremo bisogno di lavorare, peggio di essere licenziato, dovrò essere io a dover chiudere, per fine mese, il rapporto di lavoro “Auto licenziarmi” in quanto, dopo 7 mesi, anticipando costi di carburante, materiale didattico e altro, ho avuto solo alcuni piccoli acconti che non mi ripagano neanche delle spese sostenute e adesso sono creditore di una rilevante somma di denaro per cui mi trovo costretto a interrompere il lavoro per non aumentare ancora di più il credito (tra l’altro sono arrivato a una situazione economica in cui non ho più la possibilità di anticipare nulla) e ritrovarmi senza essere pagato e quindi aver lavorato gratuitamente a mie spese.
La mia protesta è semplice non parlo più a parte le eccezioni scritte nella lettera sottostante, forse è una stupidaggine, ma non sono violento e penso che questo modo di protestare possa servire a cambiare qualcosa e non solo per la mia situazione, ma per quella di tutti coloro che si trovano come me a lavorare in condizioni di forte precarietà e poi a non essere neanche retribuiti. Chiedo a voi del giornale (ho inviato questa E. mail a tutti voi) di darne risalto a livello nazionale come è stato fatto già a livello locale (vedi allegato).
In attesa di ricevere una vostra risposta cordialmente saluto
Dr. Bruno Di Bari
VOGLIO UN MONDO CHE RISPETTA IL LAVORO DELLE PERSONE
*** INIZIA LO SCIOPERO ***
Fare lavorare una persona senza pagarla è come trattarlo da schiavo, gli si toglie l’onore e la dignità.
Il giorno 8/marzo/2012 ore 10,00. per la mia situazione e per le tante persone che si trovano nella mia stessa posizione, visto l’inefficienza delle istituzioni, ho deciso di mettermi in sciopero e andrò avanti ad oltranza, anche per chi come me sta soffrendo per questa INUMANA situazione di precariato.
La mia forma di protesta sarà educata e non prevede violenza o disagi ad altri; per scioperare mi TOGLIERÒ LA VOCE fino a quando non ci sarà una legge seria che tutela chi lavora nei tempi di pagamenti.
Parlerò solo durante i corsi di lezione, durante i colloqui con le persone che assisto volontariamente e (se vorrà ascoltarmi) davanti al presidente della Repubblica l'unico che potrà interrompere la mia protesta.
Mi auguro che, come più volte detto da vari esponenti pubblici, si dia ascolto a chi non alza la voce ma fa l’esatto contrario per far valere i propri diritti.
Diffondere la notizia per poterla rendere pubblica è essenziale per sperare di ottenere qualcosa, la vostra partecipazione è quindi molto importante e chiedo pertanto a tutti voi di girare ad altri questa lettera e mi scuso se per strada non risponderò al vostro saluto.
BRUNO DI BARISe trovi i nostri articoli interessanti, Clicca su "MI PIACE""
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La Cassazione sulle coppie gay "Hanno diritto a una vita familiare"
ROMA - Le coppie omosessuali, se con l'attuale legislazione "non possono far valere il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio celebrato all'estero", tuttavia hanno il "diritto alla 'vita familiare'" e a "vivere liberamente una condizione di coppia" con la possibilità, in presenza di "specifiche situazioni", di un "trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata". Lo afferma la Cassazione, in una sentenza depositata oggi.
Il verdetto è arrivato a conclusione di un iter giudiziario avviato da una coppia gay della provincia di Roma che si era sposata all'Aja, in Olanda, e chiedeva la trascrizione dell'atto di nozze in Italia. Richiesta che la prima sezione civile della Cassazione ha respinto, stabiliendo però che anche per le coppie gay devono valere gli stessi diritti assicurati dalla legge a qualsiasi coppia etero e pertanto "possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata".
Il pronunciamento della Suprema corte viene definito storico dall'Arcigay. La sentenza, sottolinea presidente nazionale Paolo Patanè, "ha segnato un altro importante passo avanti sulla strada di una sempre più efficace protezione delle coppie omosessuali". "Sono almeno tre i punti che - spiega - ci sembrano configurare un'autentica rivoluzione copernicana.
Da una parte la Corte afferma che le coppie omosessuali godono pienamente di un 'diritto alla vita familiare', recependo quindi l'orientamento già espresso dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nel 2010. In secondo luogo la Cassazione riecheggia quasi testualmente la decisione già adottata dalla nostra Corte costituzionale sempre nel 2010, riconoscendo alle persone omosessuali 'il diritto a vivere liberamente una condizione di coppia' con la possibilità di ricorrere ai giudici 'a prescindere dall'intervento del legislatore in materià. Ma soprattutto - osserva Patanè - la Corte formula importanti affermazioni di principio che sembrano smentire le posizioni recentemente espresse da alcuni politici circa la natura necessariamente eterosessuale del matrimonio".
Per il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo, "la sentenza di oggi è importantissima: fa una fotografia della realtà delle coppie lesbiche e gay, stabilendo che anche per le coppie gay devono valere gli stessi diritti assicurati dalla legge a qualsiasi coppia eterosessuale. Sono parole chiare e nette di fronte alle quali il Parlamento e il Governo sono chiamati a dare una risposta".
Reazioni positive alla sentenza anche dal mondo politico. "Le coppie di fatto per la Cassazione hanno diritto a un 'trattamento omogeneo alle coppie coniugate'. W la Cassazione abbasso, su questo, Alfano", scrive su twitter il capogruppo di Fli alla Camera, Benedetto Della Vedova. Massimo Donadi, presidente del gruppo Idv alla Camera, si chiede come "è possibile che in questo paese, quando si parla di temi etici e di diritti civili, la politica arrivi sempre in ritardo? E' accaduto nel recente passato con la vicenda di Eluana Englaro. Stavolta, sul tema della coppie gay, è la Cassazione a prendere atto dei cambiamenti sociali e ad esprimersi in base al diritto"
"Non posso che ringraziare la Cassazione per la sentenza emessa oggi perché, come la coppia omosessuale che si è sposata all'Aja, anche a me e a mia moglie Ricarda è stata rifiutata la registrazione del matrimonio dal Comune di Roma e avevamo già deciso di fare esattamente quello che la Cassazione propone", dichiara Anna Paola Concia, deputata del Partito democratico. Soddisfazione per il verdetto è espressa anche dal senatore Pd Roberto Della Seta, componente della commissione straordinaria per i diritti umani. "L'auspicio - afferma - è che ora questo principio di elementare buon senso trovi piena applicazione nelle leggi". "Il nostro paese - continua - è uno dei più arretrati quanto a diritti delle persone omosessuali, e questo alimenta e legittima persistenti atteggiamenti omofobi e discriminatori, che talvolta non risparmiano anche esponenti politici".
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Il verdetto è arrivato a conclusione di un iter giudiziario avviato da una coppia gay della provincia di Roma che si era sposata all'Aja, in Olanda, e chiedeva la trascrizione dell'atto di nozze in Italia. Richiesta che la prima sezione civile della Cassazione ha respinto, stabiliendo però che anche per le coppie gay devono valere gli stessi diritti assicurati dalla legge a qualsiasi coppia etero e pertanto "possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata".
Il pronunciamento della Suprema corte viene definito storico dall'Arcigay. La sentenza, sottolinea presidente nazionale Paolo Patanè, "ha segnato un altro importante passo avanti sulla strada di una sempre più efficace protezione delle coppie omosessuali". "Sono almeno tre i punti che - spiega - ci sembrano configurare un'autentica rivoluzione copernicana.
Da una parte la Corte afferma che le coppie omosessuali godono pienamente di un 'diritto alla vita familiare', recependo quindi l'orientamento già espresso dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nel 2010. In secondo luogo la Cassazione riecheggia quasi testualmente la decisione già adottata dalla nostra Corte costituzionale sempre nel 2010, riconoscendo alle persone omosessuali 'il diritto a vivere liberamente una condizione di coppia' con la possibilità di ricorrere ai giudici 'a prescindere dall'intervento del legislatore in materià. Ma soprattutto - osserva Patanè - la Corte formula importanti affermazioni di principio che sembrano smentire le posizioni recentemente espresse da alcuni politici circa la natura necessariamente eterosessuale del matrimonio".
Per il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo, "la sentenza di oggi è importantissima: fa una fotografia della realtà delle coppie lesbiche e gay, stabilendo che anche per le coppie gay devono valere gli stessi diritti assicurati dalla legge a qualsiasi coppia eterosessuale. Sono parole chiare e nette di fronte alle quali il Parlamento e il Governo sono chiamati a dare una risposta".
Reazioni positive alla sentenza anche dal mondo politico. "Le coppie di fatto per la Cassazione hanno diritto a un 'trattamento omogeneo alle coppie coniugate'. W la Cassazione abbasso, su questo, Alfano", scrive su twitter il capogruppo di Fli alla Camera, Benedetto Della Vedova. Massimo Donadi, presidente del gruppo Idv alla Camera, si chiede come "è possibile che in questo paese, quando si parla di temi etici e di diritti civili, la politica arrivi sempre in ritardo? E' accaduto nel recente passato con la vicenda di Eluana Englaro. Stavolta, sul tema della coppie gay, è la Cassazione a prendere atto dei cambiamenti sociali e ad esprimersi in base al diritto"
"Non posso che ringraziare la Cassazione per la sentenza emessa oggi perché, come la coppia omosessuale che si è sposata all'Aja, anche a me e a mia moglie Ricarda è stata rifiutata la registrazione del matrimonio dal Comune di Roma e avevamo già deciso di fare esattamente quello che la Cassazione propone", dichiara Anna Paola Concia, deputata del Partito democratico. Soddisfazione per il verdetto è espressa anche dal senatore Pd Roberto Della Seta, componente della commissione straordinaria per i diritti umani. "L'auspicio - afferma - è che ora questo principio di elementare buon senso trovi piena applicazione nelle leggi". "Il nostro paese - continua - è uno dei più arretrati quanto a diritti delle persone omosessuali, e questo alimenta e legittima persistenti atteggiamenti omofobi e discriminatori, che talvolta non risparmiano anche esponenti politici".
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costume e società
«A.A.A. cercasi magazziniere Incline alla subordinazione»
LIVORNO - «Ditta ingrosso componenti meccaniche cerca tirocinante per gestione magazzino». È un annuncio pubblicato dal Centro per l'impiego di Livorno, mansioni di logistica e di amministrazione per 8 ore al giorno. Offerta uguale a tante, se tra i requisiti non vi fosse una condizione: il lavoratore deve sentirsi «incline alla subordinazione, al rispetto dei regolamenti aziendali e delle disposizioni impartite». Precisazione che ha mandato su tutte le furie, con un tam tam di 5 giorni, gli utenti di internet. La prima ad accorgersene è stata una sceneggiatrice di fumetti livornese, Francesca Santi, 33 anni, che ha ritagliato la pagina del «Cercalavoro» di un giornale locale, ha scannerizzato quelle righe e le ha postate sul suo blog «Spremuta d'inchiostro».
«È agghiacciante - scrive - mi sono venuti i brividi quando l'ho letta e ho pensato che non abbiamo tutti i torti a essere così pessimisti per il futuro». Tra gli amici c'è chi commenta mescolando pragmatismo e vernacolo: «Io c'andrei a quel colloquio. Ma solo per il gusto di dirgli "Io lavoro, ma non subordino proprio una s...".». La segnalazione di Francesca è un sasso nello stagno: tramite blog, twitter, social network, la celebrità dell'annuncio diventa definitiva. E oggi l'offerta di lavoro è di nuovo sui giornali livornesi, ma per altri motivi. «Siamo vincolati al rispetto della riservatezza chiesta dall'azienda - spiegano dagli uffici del Centro per l'impiego -. È uno spazio che offriamo, se i requisiti non sono in contrasto con la legge come possiamo respingerli?». Livorno, ricorda il quotidiano, è al secondo posto nel centro nord per tasso di ragazzi tra 15 e 29 anni che non studiano nè lavorano (uno su 5).
«L'impressione - risponde l'assessore provinciale al lavoro Ringo Anselmi, ex segretario regionale Fiom in Toscana e Emilia - è che non ci siano più regole nel mercato del lavoro. I rapporti di lavoro hanno sempre più bisogno di normative serie, altrimenti il rischio è che l'azienda chieda ciò che le pare e nessuno controlli. In questo caso si trattava di un tirocinio, che servirebbe ad aiutare a trovare lavoro, non a sfruttare le persone». La crisi rischia insomma di spingere ad accettare l'inaccettabile, ad abbassare le difese: «In un periodo normale le persone forse reagirebbero in modo più energico, ma c'è paura di non avere un lavoro», riflette Enrico Sassano, direttore della Caritas di Livorno. «Vale per tutto il mondo, come dimostrano le proteste di questi mesi. Il lavoro è sinonimo di casa e a Livorno è un problema che sentiamo sempre di più. È una questione che deve essere presa di petto e per quello che possiamo diamo una mano. Resta che le persone sono persone, non individui. Non si possono negare ai lavoratori diritti essenziali».
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Fonte: Corriere.it
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«È agghiacciante - scrive - mi sono venuti i brividi quando l'ho letta e ho pensato che non abbiamo tutti i torti a essere così pessimisti per il futuro». Tra gli amici c'è chi commenta mescolando pragmatismo e vernacolo: «Io c'andrei a quel colloquio. Ma solo per il gusto di dirgli "Io lavoro, ma non subordino proprio una s...".». La segnalazione di Francesca è un sasso nello stagno: tramite blog, twitter, social network, la celebrità dell'annuncio diventa definitiva. E oggi l'offerta di lavoro è di nuovo sui giornali livornesi, ma per altri motivi. «Siamo vincolati al rispetto della riservatezza chiesta dall'azienda - spiegano dagli uffici del Centro per l'impiego -. È uno spazio che offriamo, se i requisiti non sono in contrasto con la legge come possiamo respingerli?». Livorno, ricorda il quotidiano, è al secondo posto nel centro nord per tasso di ragazzi tra 15 e 29 anni che non studiano nè lavorano (uno su 5).
«L'impressione - risponde l'assessore provinciale al lavoro Ringo Anselmi, ex segretario regionale Fiom in Toscana e Emilia - è che non ci siano più regole nel mercato del lavoro. I rapporti di lavoro hanno sempre più bisogno di normative serie, altrimenti il rischio è che l'azienda chieda ciò che le pare e nessuno controlli. In questo caso si trattava di un tirocinio, che servirebbe ad aiutare a trovare lavoro, non a sfruttare le persone». La crisi rischia insomma di spingere ad accettare l'inaccettabile, ad abbassare le difese: «In un periodo normale le persone forse reagirebbero in modo più energico, ma c'è paura di non avere un lavoro», riflette Enrico Sassano, direttore della Caritas di Livorno. «Vale per tutto il mondo, come dimostrano le proteste di questi mesi. Il lavoro è sinonimo di casa e a Livorno è un problema che sentiamo sempre di più. È una questione che deve essere presa di petto e per quello che possiamo diamo una mano. Resta che le persone sono persone, non individui. Non si possono negare ai lavoratori diritti essenziali».
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Fonte: Corriere.it
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costume e società
Da Torino a Napoli a Roma Tutte le piazze dell’indignazione
Per le migliaia di cittadini che domani raggiungeranno Roma, il corteo partirà alle 14.00 da piazza della Repubblica. Poi attraverserà via Cavour, Largo Corrado Ricci, via Dei Fori Imperiali, piazza del Colosseo, via Labicana, via Manzoni, via Emanuele Filiberto e raggiungerà piazza San Giovanni. Andreina Albano del Coordinamento del 15 ottobre, che si occupa dell’appuntamento romano, specifica che non si conoscono nel dettaglio i sit-in organizzati nelle altre città, che troviamo però in Rete.
Anche a Milano il ritrovo è fissato nel centro storico della città e l’appuntamento, per un presidio spontaneo e apolitico, è per le 15 in Piazza Duomo. A Genova invece il presidio cittadino per chi non ha trovato spazio sul pullman per Roma è fissato a partire dalle 15 davanti alla sede della Banca d’Italia, in Via Dante 3.
A Torino invece, come spiega una pagina su facebook, l’appuntamento è fissato a partire dalle 15 in Piazza Castello fino alle 23 “per far valere la dichiarazione universale dei diritti umani”. E gli organizzatori chiedono di portare “pentole per fare rumore, palloncini per fare colore e persone per fare calore”.
A Napoli gli Indignati hanno deciso infine di incontrarsi a Torre del Greco alle 16 in Piazza Santa Croce dove verrà simulata anche una seduta di consiglio comunale in cui i cittadini, incluso chi fa parte di associazioni e comitati, sono invitati a raccontare i problemi della città e a proporre eventuali soluzioni.
Fonte: Il FQ
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costume e società
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"Faremo i nomi dei politici gay ma omofobi" L'ora X è il 23 settembre. Sul web
"Quando venne bocciata la legge sull'omofobia mi sono davvero arrabbiato e ho pensato di fare una cosa che all'estero avviene spesso
- spiega Mancuso -, cioè far arrivare ai giornali tramite il web i nominativi di politici non dichiarati". E' il fenomeno cosiddetto dell'outing (diverso dal coming out, che avviene quando è la persona stessa a decidere di rendere noto il proprio orientamento sessuale). Un'idea che è stata "sposata" da un gruppo anonimo di ragazzi. Come rivela l'ex presidente di Arcigay: "Mi hanno scritto un'e-mail, da un account palesemente falso. Mi spiegavano di essere interessati a portare avanti l'operazione e di volerla gestire dal punto di vista informatico". A quel punto, il presidente di Equality non nasconde di essersi sentito sollevato, fondamentalmente perché le conseguenze della pubblicazione di una lista del genere preoccuperebbero il migliore degli studi legali. Nelle scorse settimane, Mancuso si era consultato con avvocati e anche con gli esperti americani della Milk Foundation (dedicata all'opera di Stuart Milk), fino a quando non si sono fatti avanti gli anonimi internauti. Dal primo contatto via e-mail, le comunicazioni tra Mancuso e il gruppo sono avvenute tramite reti protette e adottando una serie di espedienti informatici. Nessun incontro dal vivo. Anche se gli scambi sono avvenuti in lingua italiana, non si esclude che questi anonimi "giustizieri" antiomofobia possano essere italiani residenti all'estero. Il 23 settembre, nelle prime ore della mattina, sarà inviata un'e-mail ad alcuni giornalisti, nella quale saranno riportati i primi dieci nominativi. Una lista che farà tremare più di un politico, che in passato si è segnalato per le sue posizioni anti-gay. "Ora non seguo più l'operazione in prima persona - precisa però Mancuso - e sono grato a questo gruppo di aver preso il testimone di questa iniziativa, sicuramente non facile".
La data del secondo invio - salvo "terremoti" legali, oltre che interventi della polizia postale - non è stata ancora decisa. Quel che è certo, è che nelle settimane passate il cellulare di Mancuso ha ricevuto non poche chiamate di "curiosità" da parte di parlamentari interessati a quella lista. Inizialmente si era parlato di cento nomi, adesso quel dato è lievitato, grazie anche a segnalazioni esterne, provenienti dallo stesso gruppo di attivisti anonimi. Che, in queste ore, si sono fatti vivi tramite il sito che ospiterà la lista: "Abbiamo deciso di iniziare con questi primi dieci nomi per far comprendere chiaramente come nel Parlamento italiano viga la regola dell'ipocrisia e della discriminazione. I politici di cui conosciamo le vere identità sessuali sono molti altri, presenti in tutti i partiti, per ora ci limitiamo a pubblicare un estratto di quelli appartenenti ai partiti che hanno votato contro la legge sull'omofobia", scrivono. E promettono: "Da ora in poi quando avverranno attacchi nei confronti della comunità lgbt da parte della gerarchia cattolica, del mondo dell'informazione, della politica, ci riserveremo la facoltà di rispondere adeguatamente".
Un'iniziativa che, ci tiene a precisare Mancuso, era stata da lui concepita per portare alla luce l'ipocrisi di certi politici: "Attuare l'outing non è una vendetta emotiva, né riguarda un giudizio sulla sessualità occultata di politici, preti, giornalisti. E' invece la proclamazione di un pensiero politico che intende smascherare quell'area politica culturale che accredita ogni giorno il fatto che l'omosessualità sia una scelta di persone con scarsi valori morali. Non ci interessa, né sarebbe moralmente concepibile scivolare nel gossip, quello che vogliamo fare è colpire tutte quelle persone che ricoprendo attualmente incarichi pubblici, utilizzando il proprio potere, offendono, discriminano le persone lgbt, alimentano scientificamente l'odio", spiegò Mancuso quando presentò la sua iniziativa.
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Fonte: Repubblica.it
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Manovra finanziaria, primi effettti."L'accademia della crusca rischia seriamente la chiusura"
Già nel 2010 si parlò dell'abolizione della storica accademia fiorentina che sembrava dover rientrare tra gli enti inutili: "ci salvò un parere del Consiglio di Stato, che ci riconobbe come Ente pubblico - ricorda Maraschio - e un decreto dei ministri Brunetta e Calderoli". Ora le nuove ombre. "Nella legge per la quale ci stiamo battendo, oltre alla natura giuridica dovrebbe esserci anche una dotazione economica, ma soprattutto il riconoscimento della nostra funzione nazionale, ossia della tutela della lingua italiana. Funzione che ci è riconosciuta da secoli".
"Il solo pensiero che l'Accademia della Crusca possa chiudere i battenti mi fa rabbrividire", sottolinea il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro (Pdl). "Come è stato detto nel corso di una conferenza nazionale sulla lingua italiana fortemente voluta dal presidente Napolitano al Quirinale, l'unità
d'Italia è stata innanzitutto linguistica. Chiudere l'istituzione che ha nella sua missione la sua difesa sarebbe illogico. Ma a questo punto non dobbiamo solo limitarci a scongiurare la chiusura dell'Accademia per l'ennesima volta, ma garantirle un profilo giuridico preciso e definitivo con i relativi finanziamenti".
"L'Accademia della Crusca non chiuderà". E' quanto assicura all'Adnkronos il ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan. "Troveremo la soluzione per non far morire questa istituzione storica che è l'unico baluardo a salvaguardia delle radici della lingua italiana".
La presidente dell'Accademia ha annunciato una lettera-appello al Capo dello Stato, alla quale si potrebbe aggiungere a breve quella dell'Agenzia per il terzo settore, anche lei minacciata della scure del governo. In questo caso si tratta di un'isituzione che fa capo alla Presidenza del Consiglio, e che conta 15 dipendenti con un budget di 725 mila euro l'anno, che si occupa dell'uniformità legislativa delle Onlus, le organizzazioni non lucrative come fondazioni, cooperative, comitati. Un settore che interessa fra i sei e i sette milioni di italiani che resterebbero senza alcun punto di riferimento: "Sarebbe un dramma, un disastro. La comunità italiana ci rimetterebbe di brutto", commenta il suo presidente, Stefano Zamagni.
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Fonte: Repubblica.it
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In terra padana arriva la “Festa popolare antileghista”
L’appuntamento è per domenica 3 luglio a Brenta, un comune in provincia di Varese a un chilometro in linea d’aria dalla villa di Gemonio, residenza del Senatur in persona. Non un raduno verde Padania, ma una festa in chiave anti-Carroccio, organizzata da “varesotti di nascita o di adozione”, come si apprende sulla pagina Facebook dell’evento a cui sono invitate tremila persone. I manifesti sono pronti e inequivocabili: una vecchietta sculaccia Alberto da Giussano, simbolo della Lega Nord. “Viviamo questa provincia e la vediamo cambiare sotto i nostri occhi – spiegano gli organizzatori – E’ una terra ammalata di leghismo, un male triste fatto di egoismo, qualunquismo, discriminazione e paura”.
A organizzare l’iniziativa è l’ associazione locale Comitato per la solidarietà contro le discriminazioni: “La Lega reinventa le tradizioni locali trasformandole in una specie di folklore farsesco – si legge sulla pagina Facebook -. Sventola lo spauracchio del “diverso”, dello straniero, deviando l’attenzione delle persone dai reali problemi. Noi però non ci riconosciamo in questa immagine della provincia di Varese, e ricordiamo che la sua tradizione è quella di una terra di passaggio, di incrocio di genti, di fermento, di solidarietà, di ricerca di una vita migliore”.
Ma che cosa si fa esattamente a una “festa antileghista”? “Sarà un’occasione per incontrarsi e stringere legami di solidarietà”. Prima un pranzo a base di prodotti locali; nel pomeriggio musica popolare e giochi a tema per grandi e piccoli; in serata l’ospite d’onore, Alessio Lega, vincitore della Targa Tenco. E non mancheranno spazi informativi – con la presentazione del libro “Lega, se la conosci la eviti” -, espositivi – con una mostra di “Artisti antileghisti” a cura dei “disegnatori matti” di Bollate e Como. Nessuno, però, parli di incontro ‘politico’ perché “sarà una festa antileghista, ma non ci sarà spazio per i “nazionalismi” di alcun tipo, né per le bandiere politiche o di partito”.
La festa si terrà all’aperto, al “Thqu Musicandfood” e si terrà con “qualunque condizione meteo”. “Sì infatti, abbiamo messo a disposizione l’area all’aperto, ma se il tempo non dovesse tenere, possiamo aprire 300 metri quadri al coperto di cui disponiamo”, spiega il proprietario del locale Giuseppe Gestra al quotidiano online Varesenews sottolineando di non essere per nulla stupito dal tipo di manifestazione. “Abbiamo ospitato anche feste private di esponenti leghisti”.
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Fonte: Il FQ
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«Se vince de Magistris mi suicido» E ora la Rete prende in giro Mastella
Con la sua proverbiale ironia e un pizzico di simpatica strafottenza aveva dichiarato a fine aprile durante il programma Un giorno da Pecora di Radio2: «Se Luigi de Magistris va al ballottaggio mi suicido». Poi, per rassicurare soprattutto se stesso, Clemente Mastella, eterno rivale dell'ex pm della procura di Catanzaro, aveva precisato: «Ma non ci arriverà, non si è mai visto un magistrato che arriva a fare il sindaco di una grande città». Mal gliene incolse, e all'indomani della straordinaria vittoria dell'esponente dell'Italia dei Valori, gli elettori napoletani sembrano non aver dimenticato la promessa del politico di Ceppaloni. Tanto che su Facebook la pagina web «Ricordiamo a Clemente Mastella che ha promesso di suicidarsi» ha già raggiunto quota 27 mila fan.
GLI SBERLEFFI - La pagina online era stata creata già lo scorso 17 maggio, il giorno successivo al primo turno delle elezioni amministrative, ma ha ottenuto un successo notevole solo lunedì, quando cioè de Magistris ha conquistato Palazzo San Giacomo quasi con un plebiscito. Migliaia di utenti, al grido di «Ricordiamoglielo», hanno invaso il social network per prendere in giro Mastella. Sono pochi quelli che usano toni truci o rancorosi, mentre la maggior parte si diverte a sbeffeggiare il politico campano e si accontenta di rilevare come per l’ennesima volta il leader dell'Udeur non manterrà una promessa fatta agli elettori: «Non vorrei facessi l'estremo gesto fisico - scrive ironicamente Alberto De Francisci dando del tu all'ex Guardasigilli - non credo nemmeno che penserai di ritirarti dalla politica ... troviamo un compromesso». «Lo sai che sei un uomo di parola», commenta caustico Gianluca Cirielli. Più sottile un altro utente che ricorda a Mastella la caducità delle cose terrene postando la scena di «Non ci resta che piangere» nella quale un monaco del Quattrocento sorprende Massimo Troisi e con fare austero e minaccioso gli rivela: «Ricordati che devi morire».
PORTAFORTUNA - Il navigato politico Mastella sicuramente accoglierà con il sorriso lo sberleffo degli utenti del social network. Al massimo, da buon campano, si affiderà a qualche rito scaramantico toccando ferro o qualche altro portafortuna per difendersi dagli inviti più minacciosi. Cosa che risulterà più difficile a Umberto Bossi. Il Senatùr, infatti, prima delle ultime amministrative aveva dichiarato: «Se Pisapia vince a Milano mi taglio le balle». Anche per lui è stata creata su Facebook una pagina: i fan sono più di diecimila e molti di loro assicurano che ancora una volta il leader della Lega si mostrerà coerente e non tradirà la fiducia degli elettori.
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Fonte: Corriere.it
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GLI SBERLEFFI - La pagina online era stata creata già lo scorso 17 maggio, il giorno successivo al primo turno delle elezioni amministrative, ma ha ottenuto un successo notevole solo lunedì, quando cioè de Magistris ha conquistato Palazzo San Giacomo quasi con un plebiscito. Migliaia di utenti, al grido di «Ricordiamoglielo», hanno invaso il social network per prendere in giro Mastella. Sono pochi quelli che usano toni truci o rancorosi, mentre la maggior parte si diverte a sbeffeggiare il politico campano e si accontenta di rilevare come per l’ennesima volta il leader dell'Udeur non manterrà una promessa fatta agli elettori: «Non vorrei facessi l'estremo gesto fisico - scrive ironicamente Alberto De Francisci dando del tu all'ex Guardasigilli - non credo nemmeno che penserai di ritirarti dalla politica ... troviamo un compromesso». «Lo sai che sei un uomo di parola», commenta caustico Gianluca Cirielli. Più sottile un altro utente che ricorda a Mastella la caducità delle cose terrene postando la scena di «Non ci resta che piangere» nella quale un monaco del Quattrocento sorprende Massimo Troisi e con fare austero e minaccioso gli rivela: «Ricordati che devi morire».
PORTAFORTUNA - Il navigato politico Mastella sicuramente accoglierà con il sorriso lo sberleffo degli utenti del social network. Al massimo, da buon campano, si affiderà a qualche rito scaramantico toccando ferro o qualche altro portafortuna per difendersi dagli inviti più minacciosi. Cosa che risulterà più difficile a Umberto Bossi. Il Senatùr, infatti, prima delle ultime amministrative aveva dichiarato: «Se Pisapia vince a Milano mi taglio le balle». Anche per lui è stata creata su Facebook una pagina: i fan sono più di diecimila e molti di loro assicurano che ancora una volta il leader della Lega si mostrerà coerente e non tradirà la fiducia degli elettori.
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Fonte: Corriere.it
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costume e società
Bocconi, nuove scritte omofobe "Il gas di Auschwitz contro i gay"
Sembrava un episodio, peraltro subito condannato dal rettore con una lettera inviata a studenti e docenti. L’aggressione verbale subita, circa dieci giorni fa, da uno studente che aveva cercato di evitare che si strappassero alcuni manifesti sulla giornata contro l’omofobia, a firma dell’associazione Bocconi Equal Students (Best), doveva essere una brutta parentesi da archiviare in fretta. Ma non è stato così: mani omofobe hanno imbrattato alcuni poster con insulti e un volgare riferimento alla Shoah. A finire nel mirino sono stati i manifesti che pubblicizzavano un convegno, organizzato dalla stessa Best, che si è tenuto lunedì scorso. Il blitz ha avuto luogo al quarto piano dello storico edificio di via Sarfatti, lo stesso dove era stato aggredito verbalmente lo studente. A incastrare l’autore (o gli autori) del gesto, ci potrebbero però essere alcune telecamere.
“Uomini che amano le donne” era il titolo del convegno sul talento femminile in ambito lavorativo, e al quale ha preso parte, fra gli altri, Ivan Scalfarotto, vicepresidente del Pd e militante Glbt. Gli insulti sono stati scritti con penna e pennarello blu: “I froci si curano a Zyklon b” (usato nei campi di sterminio nazisti) e “L’hiv la vostra punizione”, sopra ad una freccia che punta diritto al nome dell’associazione bocconiana che si batte per i diritti delle persone Glbt. Tra gli studenti c’è il timore che i rigurgiti omofobi possano presto trovare altri fanatici sostenitori.
I tecnici dell’università stanno già visionando le immagini catturate dalle telecamere a circuito chiuso. Dal rettorato viene fatto sapere che, qualora si dovesse risalire ai responsabili delle scritte, questi saranno immediatamente deferiti alla commissione disciplinare. «Ora bisogna tutelare e incoraggiare i ragazzi dell’associazione — dice Scalfarotto — anche perché bisogna evitare che si verifichi un’escalation di casi del genere. Purtroppo, la legge Mancino non è stata mai estesa alle tesi omofobiche. Mi chiedo però se scritte del genere, in un Paese civile, non creino sufficiente allarme sociale da poter essere deferite alla magistratura».
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Fonte: Repubblica.it
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“Uomini che amano le donne” era il titolo del convegno sul talento femminile in ambito lavorativo, e al quale ha preso parte, fra gli altri, Ivan Scalfarotto, vicepresidente del Pd e militante Glbt. Gli insulti sono stati scritti con penna e pennarello blu: “I froci si curano a Zyklon b” (usato nei campi di sterminio nazisti) e “L’hiv la vostra punizione”, sopra ad una freccia che punta diritto al nome dell’associazione bocconiana che si batte per i diritti delle persone Glbt. Tra gli studenti c’è il timore che i rigurgiti omofobi possano presto trovare altri fanatici sostenitori.
I tecnici dell’università stanno già visionando le immagini catturate dalle telecamere a circuito chiuso. Dal rettorato viene fatto sapere che, qualora si dovesse risalire ai responsabili delle scritte, questi saranno immediatamente deferiti alla commissione disciplinare. «Ora bisogna tutelare e incoraggiare i ragazzi dell’associazione — dice Scalfarotto — anche perché bisogna evitare che si verifichi un’escalation di casi del genere. Purtroppo, la legge Mancino non è stata mai estesa alle tesi omofobiche. Mi chiedo però se scritte del genere, in un Paese civile, non creino sufficiente allarme sociale da poter essere deferite alla magistratura».
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