Impiegato comunale sotto processo per falso e truffa, è imputato anche per una bancarotta fraudolenta. Ecco chi è Martino Morsello, il re dei Forconi.
Quella dei “forconi” è solo l’ultima invenzione. Prima c’era Scilipoti, l’Mpa di Lombardo, e prima ancora il socialismo rampante degli anni ‘80 che ha visto Morsello a Marsala più volte assessore e consigliere comunale.
Da alcuni anni a questa parte Morsello è difensore dei deboli e degli oppressi, degli imprenditori falliti e delle vittime della cattiva giustizia. Inonda le redazioni dei giornali di mail, raccoglie firme per l’abolizione della Serit come per la defiscalizzazione della benzina o la reintroduzione della leva obbligatoria. Minaccia chiunque gli sbarri il passo con un’arma letale: lo sciopero della fame. Prima di quello di questi giorni (“Vado avanti a flebo da giovedì” dice), l’ultimo lo fece nel 2008: era candidato alle elezioni regionali con Raffaele Lombardo, e faceva una rovina perchè gli coprivano i manifesti. La fame levò forse dei chili di troppo, ma non portò voti: ne raccolse appena 181.
Quante bugie. Primo: il Comune di Marsala non è mai stato sciolto per mafia. Se in questa criptica ricostruzione dei Morsello's ci si riferisce ai primi anni '90 ed alle dimissioni dei consiglieri comunali, queste furono fatte per favorire l'elezione del Sindaco con il sistema allora appena introdotto del maggioritario.
Secondo. Sull'amicizia tra Martino Morsello e Paolo Borsellino non possiamo avere elementi (e i morti, si sa, non possono replicare) ma sicuramente è da ignoranti scrivere che spetti ad un Procuratore della Repubblica lo scioglimento di un Comune per mafia, atto che spetta nel nostro ordinamento solo al Ministero dell'Interno.
Terzo. Quali vendette mafiose. L'azienda Ittica Mediterranea fallì perchè non pagava i fornitori e i dipendenti.
La famiglia di Morsello è molto unita soprattutto per contrastare l’opera del tribunale di Marsala nella vicenda che riguarda la bancarotta fraudolenta dell’azienda di Martino Morsello, l’Ittica Mediterranea. La vicenda l'abbiamo raccontata in un'inchiesta di tre anni fa. Potete leggerla per intero cliccando qui.
Per farla breve, Morsello mette su la sua azienda di allevamento di pesci grazie a copiosi contributi comunitari. Nel 1999 un virus colpisce i pesci e blocca la produzione. “Ci siamo indebitati con le banche a dismisura - racconta lui in ogni intervista - e poi il tribunale di Marsala ci ha fatto fallire”.
L’azienda, con sede a Petrosino, viene dichiarata fallita il 6 Giugno del 2003.
Ingigantisce una vicenda che è molto semplice, e neanche tanto originale. Un’impresa, Itttica Mediterranea è fallita. Creditori sono le aziende fornitrici, ma anche tantissimi lavoratori. Sul fallimento c’è in corso un giudizio di bancarotta fraudolenta. Acquacoltura Mediterranea, la seconda azienda della famiglia Morsello, che ha “ereditato” dalla prima azienda la custodia dei pesci, è fallita anch’essa. Per inciso, l’azienda è stata messa due volte in vendita, e due volte tutto si è risolto in un nulla di fatto. Anche perchè, negli anni, puntualmente, alla vigilia di ogni tentativo di vendita, è stata danneggiata da una serie di incendi di chiara natura dolosa.
Ma, al di là della bancarotta, in tribunale Morsello rischia di tornarci spesso. Perchè è stato rinviato a giudizio anche per un’altra vicenda: il suo lavoro di impiegato al Comune di Petrosino. Morsello è imputato di truffa continuata e falso. Anche qui non si tratta di una vicenda originale: assenteismo. Nel 2008 avrebbe finto più volte di essere in ufficio, quando in realtà era altrove. Ai giudici che alla prossima udienza, il 10 Aprile nel 2012, lo ascolteranno, magari potrà raccontare che era in giro. Ad appuntire i forconi, per preparare la rivoluzione.
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Fonte: Marsala.it
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