Contro la linea morbida che qualche sindaco in Friuli Venezia Giulia ha già adottato o potrebbe adottare per favorire le fasce deboli (residenti e non) con bonus bebè, carte famiglie e alloggi popolari, il capogruppo leghista Danilo Narduzzi che fa? Lancia un servizio telefonico che diventerà uno sfogo in materia razziale e, nel migliore dei casi, consentirà ai cittadini di fare la spia. Basta comporre un numero di telefono (che poi è quello del gruppo consiliare della Lega) e chiedere, a una persona incaricata, di fare delle indagini su questo o quell’altro non-residente che, forse, usufruisce di alcuni servizi. A scapito di persone nate e cresciute in regione, che magari parlano anche il dialetto e hanno un cognome Dop, denominazio origine protetta.
Nulla possono, secondo la Lega, le sentenze della magistratura ordinaria, le bocciature del governo, gli avvertimenti della Ue contro i paletti troppo rigidi delle leggi regionali sulla distribuzione del welfare. “Su affitti, case popolari, carta famiglia, bonus bebè e altri servizi ci sono delle regole precise che danno priorità ai friulani e giuliani che tutti sono tenuti a rispettare. È la democrazia – sostiene Narduzzi –. È giusto che chi rema contro gli interessi di friulani e giuliani abbia un nome e un cognome”.
Per il consigliere regionale democratico Franco Codega questo tipo di democrazia significa “irresponsabilità”. Non riesce a dare un’altra definizione, quasi scoraggiato da un atteggiamento ai limiti della xenofobia. “Quello della Lega è il segno di un atteggiamento culturale che denota prepotenza e scarso senso della legalità. Tante disposizioni regionali che normano l’accesso al welfare sono state censurate o dal governo nazionale o da sentenze del tribunale di Udine perché contrarie alla Costituzione. Il principio della legalità dovrebbe prevalere al di là della propria posizione politica. E invece si fa il contrario: si incita ad applicare norme di dubbia legalità, giungendo addirittura alla minaccia”.
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Fonte: Il FQ
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