Caro Ministro, n
Dinanzi a tutto ciò, dinanzi a quella piazza, lei crede veramente che Paolo Borsellino si sarebbe trovato a suo agio? Lei crede veramente che un giudice come lui avrebbe rinunciato a uno strumento fondamentale per la lotta alla mafia come lo è quello delle intercettazioni? Con tutta onestà, pensa sul serio che un grande uomo delle istituzioni come fu Borsellino avrebbe assistito in silenzio alle continue delegittimazioni della magistratura da parte della politica? Noi siamo sicuri che le risposte a queste domande siano tutte negative, così come siamo sicuri che Borsellino non si sarebbe trovato a suo agio in nessuna piazza colorata da ideologie politiche. Lui era un giudice, un servitore dello Stato. Oggi, per tutto il Paese, è un eroe, non certo un simbolo da sventolare, da usare strumentalmente. Chi lo fa, sbaglia di grosso, sia esso di sinistra o di destra. E proprio perché la figura di Borsellino, i suoi insegnamenti, appartengono a tutti, crediamo necessario che noi giovani, di qualsiasi fronte politico, cominciamo a ragionare su quei valori comuni da difendere insieme. Noi giovani rappresentiamo il futuro dell’Italia.
E se vogliamo che questo futuro sia realmente democratico, dobbiamo difendere insieme l’autonomia di un potere fondamentale per gli equilibri democratici come lo è la magistratura. Non dimentichiamoci che è merito dei giudici se oggi il Governo in cui lei siede può vantarsi di essere in prima linea nella lotta alla mafia. Non dimentichiamo che sono state proprio le intercettazioni a permettere ai giudici di infliggere quei successi contro la criminalità organizzata che, ci consenta, appartengono a tutti gli italiani onesti e non solo al Governo. Per tutte queste ragioni, avremmo preferito non vedere Paolo Borsellino raffigurato “strumentalmente” in un tarocco. Anche perché, ci consenta ancora, lo stesso Borsellino, cui in vita non mancarono gli attacchi da parte di alcuni politici, avrebbe rifiutato l’idea di essere l’unico eroe in mezzo a migliaia di “giudici malati di mente”. Oggi, ci sono tanti magistrati che fanno onestamente, con coraggio e professionalità, il loro lavoro. Lo fanno lontani da qualsiasi piazza e senza alcuna distinzione di sorta, perseguendo fedelmente quel principio per cui “la legge è uguale per tutti”. Un principio che noi giovani dovremmo difendere con forza se vogliamo realmente sperare in un futuro migliore
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