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L'Aquila, perizia shock Alla casa dello studente mancava un pilastro

Errori umani gravi, quasi inimmaginabili, hanno causato il crollo della casa dello studente dell’Aquila. Mancava un pilastro in quella maledetta ala nord sotto le cui macerie sono morti Marco Alviani, Luana Capuano, Davide Centofanti, Alessia Cruciano, Francesco Esposito, Hussein Hamade, Luca Lunari. E dove altri 17 ragazzi e ragazze hanno subito lesioni gravi fisiche e psichiche. Mancava un pilastro, è l’incredibile scoperta dei periti della Procura del capoluogo abruzzese, guidati da Francesco Benedettini e Antonello Salvatori. Pilastri sostenevano invece le altre parti dell’edificio , che hanno retto alla forza sismica della scossa delle 3 e 32 del 6 aprile scorso. Una forza giudicata dalle 160 pagine della perizia depositata ieri di «magnitudo moderata». Una tragedia, dunque, evitabile, quella che ha visto cancellare l’esistenza di giovani che erano rimasti a l’Aquila, nonostante la paura, per l’imminenza degli esami.

E nessuno, da quando le scosse facevano tremare la vita, si era peritato di sottoporre a controlli quell’edificio destinato a loro. La convinzione dei periti «è avvalorata dal fatto che sono rimaste in piedi le altre due ali e dalle condizioni degli edifici adiacenti dopo il sisma». Né allora né mai. Nessuno, denunciano i periti, nei numerosi passaggi di proprietà dell’edificio costruito nel 1965, si era preoccupato di chiedere o effettuare controlli. Nemmeno quando l'edificio fu destinato alla funzione di ospitare gli studenti. Gli adeguamenti funzionali sono stati fatti senza che si valutasse l’impatto sulla struttura di nuovi pesi, come nel caso dei pannelli solari, 400 chilogrammi collocati proprio sull’ala nord, quella crollata.

La struttura
Si è badato soltanto a miglioramenti di tipo estetico, senza che nessuno rilevasse i difetti strutturali che l’edificio aveva sin dall’inizio. La costruzione, notano i periti, non era antisismica. Il progettista non ha previsto un sistema resistente a movimenti orizzontali provenienti da tutte le direzioni, l’impresa costruttrice non ha eseguito, ciò che invece il progetto prevedeva, staffe di rafforzamento dei pilastri. Il calcestruzzo disomogeneo e di scarsa qualità. Anche gli impianti idrici, elettrici e termici sono stati messi in posa male, causando danni alle strutture. I periti, inoltre, sembrano escludere che, in quell’area, possa aver influito sugli effetti disastrosi del terremoto i sedimenti alluvionali del fiume Aterno che, altrove, hanno amplificato gli effetti del sisma. Anche in questo caso è il raffronto con gli edifici circostanti a far pendere il giudizio verso l’insieme di errori e negligenze degli ex titolari, del costruttore Claudio Bova, dei restauratori (Giorgio Gaudiano, Walter Navarra, Bernardino Pace,Carlo Giovani, Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone, Massimiliano Andreassi) e degli amministratori Pietro Sebastiani, Luca Valente e Luca D'Innocenzo. Le imputazioni sono di omicidio colposo e lesioni gravi

Fonte: Unita.it
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