Daniel Perugia, uno degli organizzatori, sa che il rapporto coi partiti non sarà una passeggiata. «Alla manifestazione avevamo chiesto di portare solo bandiere viola. Stava all'intelligenza di ciascuno sapersi regolare...». E qualcuno non si è regolato. In ogni caso, nessuna rivalità con i partiti e confronto aperto. «Vogliamo discutere di temi reali insieme ai giovani del Pd, di Idv, di Rifondazione, dei movimenti... Io stesso sarò alle mobilitazioni del Pd, la settimana prossima». Gianfranco Mascia non teme che qualche partito possa tentare di “normalizzarli”: «Saremo noi a mettere un cappello sui partiti, un cappello viola».
Davanti a una manifestazione energica ma dalla ragione sociale certamente semplicistica, i ragazzi del No B. Day sanno di essere attesi dal delicato passaggio dalla protesta alla proposta. «Abbiamo dimostrato di avere capacità e risorse: vogliamo metterle a frutto per migliorare il paese», dice Daniel. I temi sono concreti e parlano della vita di chi era in piazza: la scuola, il precariato, la lotta alla criminalità organizzata, la difesa della Costituzione. Sulle modalità di lavoro nessuno ha dubbi. «La strada fatta finora ci dice che le caratteristiche leggere e partecipative della rete sono la nostra forza. Abbiamo dimostrato di essere in grado di cambiare non solo le modalità della politica, ma anche e soprattutto la sua agenda».
Puntare sulla rete renderà superflua la creazione di una struttura ingombrante. C'è già un'associazione, creata per chiedere i permessi alla questura. Il suo presidente è Alessandro Toffu, tecnico informatico 31enne, del No B. Day è stato anche responsabile organizzativo: «La manifestazione è un punto di partenza, non un punto di arrivo». Un'opinione condivisa dallo stesso Mascia. «In piazza tutti ci dicevano la stessa cosa: non molliamo. Quando pensammo alla manifestazione, il nostro obiettivo era far sì che per un giorno si parlasse di noi. Avete visto tutti cosa abbiamo combinato».
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