Il presidente della Camera non si capacita di come «il Pdl abbia perso una grande occasione per mostrarsi come una forza moderata, responsabile, disposta al confronto». Fini è sicuro che «assumendo un atteggiamento diverso si sarebbe potuto mettere in difficoltà l'opposizione. Invece siamo stati proprio noi ad accendere senza ragione i toni , ad alzare ulteriormente gli steccati. Fosse una strategia... Ma non lo è. È un modo di procedere alla cieca. Solo Berlusconi può evitare che il tentativo di aprire una fase di confronto fallisca. Il nodo di fondo è questo».
Nonostante il parere negativo del presidente della Camera, il governo si appresta a porre la fiducia sulla Finanziaria. Pdl, Lega e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ritengono questa scelta «fisiologica e naturale». Fini ieri, in aula, ha parlato di decisione «deprecabile» che «di fatto impedisce alla Camera di pronunciarsi sulla manovra». Una scelta, ha aggiunto, che «attiene ai rapporti tra maggioranza e governo» più che a quelli con le opposizioni.
Sergio D'Antoni, del Pd, sostiene che «l'ennesimo ricorso al voto di fiducia da parte del governo è un fatto gravissimo, che svuota il Parlamento delle sue prerogative, mette in evidenza la distanza che separa l'esecutivo dalla sua stessa maggioranza e penalizza ancora una volta i ceti più deboli del paese». Il parlamentare del Pd sottolinea le mancanze di una finanziaria, in cui «non c'è nulla per disoccupati, precari, pensionati e parasubordinati, che continuano a pagare più degli altri gli effetti della crisi. Non un rigo per la fiscalità di sviluppo e per quei piccoli e medi imprenditori che si trovano schiacciati da una stretta creditizia senza precedenti. Non un rigo è dedicato a un piano infrastrutturale degno di questo nome. Nulla sull'urgenza di ridurre il carico fiscale al lavoro dipendente, ai pensionati, alle famiglie e ai redditi medio bassi». Il paese, per D'Antoni, ha bisogno di una politica che punti alla redistribuzione della ricchezza tra ceti e zone geografiche attraverso una proficua concertazione di tutte le forze politiche e sociali».
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