Peccato: sarebbe stato un bel segnale a Cosa Nostra, proprio mentre si scoprono ogni giorno nuovi particolari sul patto Stato-mafia siglato nel 1992-’93 sulla pelle dei morti ammazzati. Una stonatura dopo 15 anni di leggi spaventosamente somiglianti a quelle richieste da Riina nel “papello”. Una mossa che avrebbe tappato la bocca ai soliti malfidati che sospettano una trattativa tuttora in pieno corso. Già quest’estate i magistrati che indagano sul papello e dintorni avevano sollecitato la riapertura di Pianosa e Asinara. Dal 1998, quando il centrosinistra d’accordo col centrodestra chiuse i due carceri di massima sicurezza che isolavano i boss delle stragi, inducendone molti a collaborare, non si ricorda una legge che abbia davvero scontentato la mafia.
La stabilizzazione del 41-bis, fiore all’occhiello dell’antimafia berlusconiana, è fumo negli occhi: ha reso addirittura più facile per i mafiosi ottenere la revoca del carcere duro rispetto a quando la misura veniva rinnovata dal governo ogni sei mesi. Intanto le confische dei beni si fanno sempre più complicate e l’isolamento in cella sempre più perforabile. Fra il 1999 e il 2000, poi, due capolavori che devono aver sorpreso persino Riina. Prima, per alcuni mesi, fu abrogato l’ergastolo per le stragi, con l’estensione del rito abbreviato a tutti i reati (le pene a vita si riducevano a 30 anni, che poi in Italia significano 20). Poi la “riforma dei pentiti” ridusse i benefici a tal punto da scoraggiare i mafiosi dal collaborare ancora con la giustizia.
Intanto al ministero c’era chi si adoperava - fortunatamente invano - per esaudire un altro desiderio dei boss detenuti, già contenuto nel papello: la “dissociazione” modello Br. I mafiosi avrebbero ammesso il proprio status e i propri reati per cui erano già stati condannati, senz’aggiungere una parola utile a nuove indagini, ottenendo la revoca dell’ergastolo e del 41-bis, oltre ai benefìci della Gozzini, a costo zero. Tutta manna per l’intoccabile Provenzano, padre cofondatore della Seconda Repubblica, e per i politici amici assediati come lui dagli stragisti in cella. Nel 2001 Bagarella protestò per le “promesse non mantenute”, poi alcuni mafiosi sventolarono allo stadio di Palermo un minaccioso striscione: “Uniti contro il 41bis. Berlusconi dimentica la Sicilia”. Chissà che avrebbero scritto questa volta, se il governo avesse riaperto Pianosa e l’Asinara. Meglio evitare.
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