Leggevo con grande interesse, ieri, l’intervento della filosofa Roberta De Monticelli che risponde oggi dalle colonne di questo giornale a Vito Mancuso e a Marcello Veneziani sul tema del nesso fra etica, politica e diritto. Pensavo al titolo «la sindrome da bandiera bianca» riflettendo sul passaggio in cui scrive che «lo scetticismo divora la vita civile del nostro paese e corrode l’etica pubblica». Lo scetticismo, quel peculiare atteggiamento che nella vita di ogni giorno ci fa sentire in fondo estranei a quel che ci accade attorno, increduli diffidenti alla fine indifferenti rispetto a qualcosa che, appena fatto il gesto di voltare le spalle, sembra non riguardarci più. Quante volte, ancor più in queste ore, abbiamo sentito dire che non se ne può più dello spettacolo offerto dalla politica, che è sempre uguale è tutto uguale nulla può cambiare, che in fondo poi la vita è altrove dunque occupiamoci d’altro. Una sottile deriva qualunquista, che di quella scettica è la parente povera e meno avvertita. Leggevo questo quando ha fatto irruzione in video l’esibizione scomposta e francamente incomprensibile dell’onorevole Scilipoti, purtroppo ancora lui, che proprio nel giorno in cui arrivano dalla Sicilia carte che parlano di sospetti di suoi rapporti con la ‘ndrangheta decide di esibirsi in un monologo nella trasmissione «Un giorno da pecora». Gian Antonio Stella del Corriere prova a dirgli «non sta rendendo un buon servizio a se stesso» - non offre un bello spettacolo, appunto - ma Scilipoti ha le vene del collo gonfie e non ascolta.
Fin dal giorno in cui questo signore risultò essere il primo dei neo-reclutati dal miliardario oggi grazie anche a lui ancora alla guida del Paese ho osservato che il problema non è la corruttibilità nè la debolezza di personaggi di terz’ordine, evento ineluttabile del resto anche a livelli più elevati. Il problema è la responsabilità che si assume chi i personaggi di terz’ordine li sceglie per farli eleggere rappresentanti del popolo. È una questione che riguarda tutti i partiti, naturalmente, giacché la legge elettorale è la stessa per tutti, che fa molta più specie quando capita all’opposizione e che oggi sembra una vera emergenza nell’Idv - dopo De Gregorio, Razzi, Scilipoti - come del resto qualche esponente della stessa Italia dei Valori denuncia da tempo. La domanda che pongo, senza che nessuno fino ad ora abbia dato risposta, è la seguente: cosa ci garantisce che alle prossime elezioni le cose andranno meglio? Poiché sembra da escludere che da qui a marzo, quando probabilmente si voterà, cambino le regole di ingaggio: quali sono i correttivi che i partiti che si richiamano ai valori della legalità metteranno in atto per evitare nuovi altrettanto spiacevoli inconventienti, ammesso che di inconventienti si tratti? Questo giornale da molti mesi ha sommessamente proposto che siano gli elettori, naturalmente attraverso le strutture di partito, a indicare i candidati da cui si sentirebbero meglio rappresentati. La proposta delle primarie di collegio per definire i nomi dei parlamentari ha raccolto molte migliaia di adesioni. Può darsi che non sia l’idea migliore: abbiamo accolto e pubblicato sia i consensi che le critiche. Restiamo tuttavia in attesa di autorevoli risposte e riproponiamo la domanda. Cambieranno solo i nomi dei prossimi Scilipoti o proviamo a evitare che lo scetticismo diventi disinteresse, ulteriore astensionismo o, può succedere, rabbia ingovernabile?
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Fonte: Unita.it
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