Siamo al 10 dicembre. L’iter di cui sopra è in altissimo mare. Tra poco più di dieci giorni chiudono le scuole e anche la politica andrà in vacanza. Bene che va la cosiddetta riforma della scuola superiore sarà varata in gennaio. Ai genitori viene dato un mese, fine febbraio, per scegliere. Famiglie che, se dovesse andare così, avranno avuto un trattamento differenziato in peggio rispetto a tutti gli altri, perché non hanno potuto avere informazioni vere dalle scuole: non c’è stato l’orientamento, previsto per novembre. Non solo. Non è chiaro se la cosiddetta riforma riguarderà soltanto coloro che si iscrivono alle prime classi o quelli che alle superiori ci sono già: nel primo caso, comunque, verrebbe meno il progettato taglio ai docenti voluto da Tremonti e difficilmente il ministero dell’Economia approverà il rinvio di natura finanziaria. Sicché chi nel 2009 ha iniziato un certo tipo di scuola se la troverà stravolta. Il Consiglio nazionale per la pubblica istruzione ha espresso parere negativo ad una partenza per l’anno scolastico 2010, così le regioni: pareri non vincolanti.
Lo spiegheremo nelle pagine successive. Quel che è utile sapere sin da ora è che la riforma non ha alcun architrave didattico-culturale, bensì semplicemente e pedissequamente contabile. Parleremo oggi diffusamente dei licei (in seguito di quel che accadrà nei tecnici). Dimenticate tutte le sperimentazioni, dimenticate le due lingue così come prevede una precisa direttiva comunitaria. Dimenticate, se qualcuno ve ne ha parlato, del piano nazionale informatico (che viene disatteso dal governo della burla delle tre “i”). La scuola, quella che dovrebbe preparare, formare, che dovrebbe introdurre all’università darà sempre meno.
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