L'amministratore delegato lascia con una lettera ai consiglieri per evitare di spaccare il consiglio. La sua posizione era in bilico da tempo, a causa delle polemiche in seguito all'incremento della partecipazione dei soci libici al capitale della banca. Titolo in ribasso a Piazza Affari.
MILANO - L'ammin
istratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo si è dimesso, senza aspettare la discussione e le votazioni del consiglio di amministrazione, previsto per oggi alle 18. L'ad ha inviato una lettera ai consiglieri. La decisione di Profumo, che ha lasciato poco dopo le 15 la sede dell'istituto, senza parlare con i giornalisti, è stata assunta dopo aver verificato l'inesistenza di spazi per restare al vertice dell'istituto. E soprattutto preferendo non andare alla conta in consiglio, rischiando di spaccarlo.
Il Cda a questo punto non sarà più l'occasione per la resa dei conti tra il manager e gli azionisti che lo contestano, in particolare per l'incremento della partecipazione dei soci libici nel capitale della banca, ma piuttosto la sede per la ratifica della decisione di Profumo e per disporre sul dopo.
La vicenda Unicredit si interseca con la riunione del cda e l'assemblea del patto di Mediobanca. E infatti il presidente del gruppo bancario Dieter Rampl non è andato stamattina nella vicina Piazzetta Cuccia, e si è trattenuto a Piazza Cordusio. In sede sono rimasti i tre vicepresidenti Vincenzo Calandra Bonaura, Luigi Castelletti e Fabrizio Palenzona, che però è uscito in macchina a metà mattina per partecipare al Cda di Mediobanca ed è rientrato verso le 14. In Piazza Cordusio sono presenti dalla mattinata anche tre dei quattro vice amministratori delegati: Sergio Ermotti, Roberto Nicastro e Paolo Fiorentino. Tra i consiglieri è stato visto entrare Franz Zwickl.
Per la prima volta parteciperà a un consiglio di amministrazione di Unicredit anche Farhat Omar Bengdara, governatore della Banca centrale Libica azionista con il 4,98 per cento dell'istituto.
Le deleghe passeranno adesso probabilmente al presidente Dieter Rampl, in attesa della nomina di un sostituto, che potrebbe essere, sempre in base a indiscrezioni, un banchiere internazionale. Sarebbe già pronta una ristrettissima rosa di nomi per il possibile successore. Ma la scelta in questo senso non dovrebbe venire assunta già oggi.
Anche oggi il sindaco di Verona Flavio Tosi in un intervento a Radio24 ha mosso dure critiche oggi nei confronti di Profumo: "Se ti trovi dalla sera alla mattina qualcuno in casa e nessuno ti ha avvisato e qualcuno lo sapeva è come se tu avessi il custode di casa tua che ti fa entrare uno senza avvisarti: più o meno quello che è successo in Unicredit". Per Tosi, bisognava invece "fermare i libici al 5%": "Mi occupo di politica e non faccio il banchiere ma far entrare dei soci come Gheddafi ed i libici vuol dire far entrare dei soci che potrebbero non fare gli interessi di Verona e del Veneto", ha concluso il sindaco di Verona.
Ma il deputato del Pd Matteo Colaninno mette in guardia dalle intromissioni della politica nelle banche. "C'è una pesante regressione del mercato finanziario italiano a una decina d'anni fa, è in gioco l'indipendenza del sistema bancario dalla politica. Le fondazioni facciano i loro interessi e quelli del territorio, ma la governance di una banca deve presidiare l'indipendenza di una banca".
"Sono rientrato sabato scorso dall'America dove ero stato per un road show e nel pomeriggio una parte degli azionisti mi hanno detto che avevano deciso di sostituirmi", ha confessato ieri Profumo 1 ai suoi più stretti collaboratori. "La verità - ha detto ancora Profumo, secondo quanto riportato da fonti interne dell'istituto - è che sono un personaggio scomodo, non faccio parte del sistema, ho rifiutato la Telecom quando al governo c'era il centrosinistra, ho sbattuto la porta dal Cda Rcs".
Ha aperto in deciso ribasso questa mattina a Piazza Affari il titolo Unicredit, a -3,8%. Successivamente il titolo ha recuperato terreno: poco dopo le 10 le azioni cedevano il 2,42% a 1,893 euro, e dopo le 11 le perdite si riducevano ancora (-1,13%).
Fonte: Repubblica.it
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MILANO - L'ammin
Il Cda a questo punto non sarà più l'occasione per la resa dei conti tra il manager e gli azionisti che lo contestano, in particolare per l'incremento della partecipazione dei soci libici nel capitale della banca, ma piuttosto la sede per la ratifica della decisione di Profumo e per disporre sul dopo.
La vicenda Unicredit si interseca con la riunione del cda e l'assemblea del patto di Mediobanca. E infatti il presidente del gruppo bancario Dieter Rampl non è andato stamattina nella vicina Piazzetta Cuccia, e si è trattenuto a Piazza Cordusio. In sede sono rimasti i tre vicepresidenti Vincenzo Calandra Bonaura, Luigi Castelletti e Fabrizio Palenzona, che però è uscito in macchina a metà mattina per partecipare al Cda di Mediobanca ed è rientrato verso le 14. In Piazza Cordusio sono presenti dalla mattinata anche tre dei quattro vice amministratori delegati: Sergio Ermotti, Roberto Nicastro e Paolo Fiorentino. Tra i consiglieri è stato visto entrare Franz Zwickl.
Per la prima volta parteciperà a un consiglio di amministrazione di Unicredit anche Farhat Omar Bengdara, governatore della Banca centrale Libica azionista con il 4,98 per cento dell'istituto.
Le deleghe passeranno adesso probabilmente al presidente Dieter Rampl, in attesa della nomina di un sostituto, che potrebbe essere, sempre in base a indiscrezioni, un banchiere internazionale. Sarebbe già pronta una ristrettissima rosa di nomi per il possibile successore. Ma la scelta in questo senso non dovrebbe venire assunta già oggi.
Anche oggi il sindaco di Verona Flavio Tosi in un intervento a Radio24 ha mosso dure critiche oggi nei confronti di Profumo: "Se ti trovi dalla sera alla mattina qualcuno in casa e nessuno ti ha avvisato e qualcuno lo sapeva è come se tu avessi il custode di casa tua che ti fa entrare uno senza avvisarti: più o meno quello che è successo in Unicredit". Per Tosi, bisognava invece "fermare i libici al 5%": "Mi occupo di politica e non faccio il banchiere ma far entrare dei soci come Gheddafi ed i libici vuol dire far entrare dei soci che potrebbero non fare gli interessi di Verona e del Veneto", ha concluso il sindaco di Verona.
Ma il deputato del Pd Matteo Colaninno mette in guardia dalle intromissioni della politica nelle banche. "C'è una pesante regressione del mercato finanziario italiano a una decina d'anni fa, è in gioco l'indipendenza del sistema bancario dalla politica. Le fondazioni facciano i loro interessi e quelli del territorio, ma la governance di una banca deve presidiare l'indipendenza di una banca".
"Sono rientrato sabato scorso dall'America dove ero stato per un road show e nel pomeriggio una parte degli azionisti mi hanno detto che avevano deciso di sostituirmi", ha confessato ieri Profumo 1 ai suoi più stretti collaboratori. "La verità - ha detto ancora Profumo, secondo quanto riportato da fonti interne dell'istituto - è che sono un personaggio scomodo, non faccio parte del sistema, ho rifiutato la Telecom quando al governo c'era il centrosinistra, ho sbattuto la porta dal Cda Rcs".
Ha aperto in deciso ribasso questa mattina a Piazza Affari il titolo Unicredit, a -3,8%. Successivamente il titolo ha recuperato terreno: poco dopo le 10 le azioni cedevano il 2,42% a 1,893 euro, e dopo le 11 le perdite si riducevano ancora (-1,13%).
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