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Lite fra medici, nuovo caso a Messina Neonato in coma.


Il diverbio fra un ginecologo e il primario del reparto di ostetricia dell'ospedale Papardo ritarda il parto procurando al piccolo una mancanza di ossigenazione. Ora è in terapia intensiva, ma in "netto miglioramento", al Policlinico. La federazione dei medici dirigenti chiede un incontro al ministro Fazio. "Si rischia la psicosi collettiva". Marino: "Ho inviato i Nas"

MESSINA - Un neonato è ricoverato in coma farmacalogico nel reparto di terapia intensiva neonatale del Policlinico di Messina, dove è stato trasferito d'urgenza subito dopo essere nato, una settimana fa, all'ospedale "Papardo" dove prima del parto avrebbe avuto luogo una lite tra il primario di ginecologia, Francesco Abate, e il ginecologo Rosario Pino.

Le condizioni del piccolo sono in via di miglioramento, come spiega il professor Ignazio Barberi, direttore dell'unità di terapia intensiva neonatale: "Il bambino ha avuto una sofferenza post ischemica. Abbiamo proceduto con la ventilazione, l'abbiamo sedato e intubato, ora è in coma farmacologico. Il piccolo ha sofferto perché gli è mancato l'ossigeno ed è andato in asfissia. Al momento le condizioni sono serie ma in netto miglioramento, qualcosa di più preciso si potra dire tra una settimana".

Dopo un colloquio telefonico con il primario, il presidente dell'Ordine dei medici di Messina nega che al "Papardo" vi sia mai stata una lite tra Abate e Pino. "Il collega - spiega Caudo - smentisce qualunque lite e aggiunge che i parenti della partoriente hanno aggredito i medici". Ma sulla vicenda farà luce l'inchiesta aperta dal sostituto procuratore Anna Maria Arena, al momento contro ignoti.

I carabinieri hanno acquisito le cartelle cliniche e stanno cercando di capire se effettivamente ci sia stata una correlazione fra il presunto diverbio sorto tra i medici e il ritardo con cui il bimbo è venuto alla luce. Quattro ore che potrebbero aver determinato una mancata ossigenazione del cervello. Due giorni fa la neomamma, Ivana Rigano, 24 anni, e il marito di 34 anni, Nicola Mangraviti, hanno deciso di presentare una denuncia-querela ai carabinieri.

Il diverbio - come avvenuto lo scorso 26 agosto per il caso del piccolo Antonio Molonia al Policlinico 1 - è legato a diversità di vedute sulla scelta tra parto naturale e taglio cesareo per la puerpera, già in avanzata fase di travaglio. La signora Rigano, alla sua prima gravidanza, era in attesa del taglio cesareo, scelto dal ginecologo Rosario Pino, quando sarebbe intervenuto il primario Francesco Abate e il suo aiuto Saverio Esposito, che avrebbero addiritura strappato i moduli del consenso già firmato dai genitori ordinando che si procedesse invece col parto naturale. I familiari di Ivana Rigano hanno reagito aggredendo il primario. La donna ha potuto partorire soltanto 4 ore dopo.

Il neonato è nato del peso di oltre 4 chili. Proprio per le sue dimensioni il piccolo sarebbe rimasto incastrato, al momento di venire al mondo, e quei secondi privi di ossigenazione avrebbero creato lesioni cerebrali, ma anche agli arti. Quando i familiari si sono resi conto delle sue gravi condizioni si sarebbero scagliati contro ginecologo Rosario Pino, accusandolo di aver ritardato il parto.

Il 4 ottobre a Messina Commissione parlamentare d'inchiesta. Una delegazione della Commissione
parlamentare d'inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari regionali si recherà il prossimo 4 ottobre a Messina al Policlinico e all'ospedale ''Papardo'', ''al fine di verificare il contesto in cui sono maturati una serie di sospetti casi di malasanità in poche settimane''.

Marino: "Allibito, ho inviato i Nas". "In un mese due liti tra medici, due vite compromesse e due madri traumatizzate e sofferenti nella stessa città. Le notizie che arrivano dall'ospedale 'Papardo' di Messina mi lasciano allibito e scioccato". Così Ignazio Marino senatore del Pd e Presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, che annuncia di aver "avviato un'ulteriore istruttoria attraverso i Nas dei carabinieri. I documenti che ne deriveranno andranno ad aggiungersi agli atti acquisiti". "Chi parla di errori umani e minimizza dovrebbe - aggiunge Marino - cambiare idea definitivamente. E' un'emergenza, una falla del sistema che sta diventando letale per il nostro Paese. C'è bisogno di azioni concrete".

Fesmed chiede incontro a Fazio. Alla luce di quanto accaduto, la Fesmed, federazione dei medici dirigenti, ha chiesto un incontro urgente al ministro della Salute Ferruccio Fazio. Per la federazione, "gli avvenimenti che hanno turbato nelle ultime settimane la sanità italiana" rischiano di creare "una psicosi collettiva". "Il recente episodio di aggressione fisica nei confronti del ginecologo di Messina - sottolinea la nota - rappresenta la spia di una situazione che richiede degli interventi immediati, al fine di ristabilire una corretta dinamina nei rapporti fra medico e paziente". Al ministro, Fesmed intende proporre le "possibili azioni che consentano di ridurre lo stato di apprensione delle donne in gravidanza e delle loro famiglie, nonché di restituire serenità ai medici ed a tutti i professionisti che operano nei punti nascita e nei consultori".

Il papà del piccolo Antonio Molonia: "Dolore che si rinnova". "E' un dolore che si rinnova, un'esperienza che si ripete e sulla quale occorre che l'informazione resti con i riflettori accesi". Così Matteo Molonia, padre del piccolo Antonio, nato al Policlinico di Messina mentre due medici litigavano in sala parto. "E' come vivere nuovamente quella drammatica esperienza, come se quello che è accaduto fosse stato già dimenticato. Per questo continuo la mia battaglia per ottenere giustizia e affinché il mondo dell'informazione continui a fare luce su quello che accade: non è per me o mia moglie, ma per le madri e i bambini di Messina".

Fonte: Repubblica.it

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